“La vera libertà consiste nella scelta, nella consapevolezza di poter cambiare se stessi e il mondo”. Intervista a Letizia Cicchelli *

Letizia Cicchelli

*di Maria PARISE

LETIZIA Cicchelli (nella foto), giovane scrittrice alla sua prima opera con un racconto in gran parte autobiografico “Vi racconto Isabella” – narra la vicenda di una ragazza, identificabile in tutte le ragazze di oggi, che decide di intraprendere una carriera che per una donna comporta sacrifici e rinunce in nome di antichi retaggi e pregiudizi, che le darà, però, tante soddisfazioni. Il ricavato delle vendite del libro, andranno in beneficenza. Si tratta di una iniziativa lodevole e degna di ammirazione.

– Letizia Cicchelli, come mai ha deciso di prendere in mano carta e penna e scrivere? Cosa l’ha spinta a fare ciò?
In realtà tutto nasce dal fatto che soffro d’insonnia e quando la notte non si riesce a dormire se non si trova un diversivo che impegni la mente, le assicuro, ogni minuti diventa interminabile, per cui si come dice lei ho preso carta e penna, non computer o aggeggi infernali, ma carta e penna e ho messo giù ricordi, episodi di vita vissuta.

– Chi è Isabella?
Isabella prima di tutto è donna. Isabella rappresenta ognuna di noi che prova a farsi spazio in una società che non sempre accetta le donne come esseri “diversi” ma capaci. Viviamo in un mondo in cui tutti devono necessariamente essere uguali, omologati. Isabella ama la sua diversità, è fiera del suo modo di pensare o forse semplicemente è fiera perché ha la capacità di pensare.

– Il suo motto è “Scegliere rende liberi”. Ci può spiegare cosa significa per lei questo concetto?
“Scegliere rende liberi”. Si, è una mia filosofia di vita. A volte è più comodo subirla la vita che cambiarla, fa meno male, meno paura, ma la vera libertà consiste nella scelta, nella consapevolezza di poter cambiare se stessi e il mondo, in quella innata convinzione che tutti hanno diritto alla felicità. A volte si fanno scelte sbagliate, ma sei tu che hai scelto, non hai subito, ma hai vissuto e questa sensazione ti rende unico e speciale.

– Perché ha deciso di lasciare il suo paese natio per andare a lavorare a Roma?
La nostra terra sa essere madre e matrigna. Ama i suoi figli, li accoglie e poi li respinge. Da noi il lavoro manca e si è costretti con la morte nel cuore ad inseguire un sogno di libertà che ti permetta di vivere una vita se non altro dignitosa, ecco, questo ha pensato Isabella quando è partita la prima volta: voglio il diritto alla libertà!

– La figura di suo nonno è una figura centrale nel suo libro e nella sua vita; che cosa le ha insegnato?
Si, a tutti auguro un nonno speciale come lo avuto io. Credo che se davvero gli angeli esistano, bene lui è il mio angelo custode. Un uomo mite, fiero della sua famiglia, semplice nei pensieri, ma trasparente come acqua di ruscello. Non ci sono parole per descriverlo mi creda, solo chi ha avuto il piacere di conoscerlo può capire.

– All’inizio del suo racconto e alla fine lei racconta dell’incontro con un tassista. Cosa rappresenta per lei questo incontro?
Il mio tassista … lui rappresenta tutto ciò che vorrei essere. Semplicità, amore, passione, ecco lui credo abbia colto a pieno il senso della vita. Troppo spesso, presi da mille pensieri dimentichiamo la bellezza delle cose semplici, ecco quel tassista mi ha regalato l’emozione della semplicità.

– Ritiene che essere una donna in carriera comporti delle rinunce e dei sacrifici?
Essere donne è difficile, essere una donna che sceglie fa paura. Si, purtroppo ancora i tempi non sono maturi per questo, ma confido nella capacità delle persone, ho una smisurata fiducia negli esseri umani e credo che in un futuro non troppo lontano essere una donna che vive del suo lavoro rappresenti la normalità e non un caso isolato e da prendere ad esempio.

– Ha avvertito delle diffidenze o pregiudizi proprio per il fatto di essere donna?
Guardi ho vissuto sulla pelle il pregiudizio. Nemmeno immagina quanti colloqui ho fatto e nonostante il mio curriculum fosse in alcuni casi superiore ad altri. Il fatto di essere donna ha frenato la mia ascesa professionale. Essere donna può voler dire desiderare di essere madre e questo non sempre viene visto di buon occhio dalle aziende, ma Isabella non scende a compromessi, mai.

– Cosa risponderebbe adesso alla domanda che suo padre le poneva “Sei felice?”.
La felicità è fatta di attimi. Risponderei che a volte mi capita di essere felice, ma che sono serena e questo vale molto di più. La serenità è uno stato d’animo, è il modo in cui affronti la vita. A mio padre direi: papà, sono serena, perché ho scelto, proprio come mi hai insegnato tu.

– Che cosa significa “avere la vita chiusa in un borsone?”.
Quando vivevo a Roma ne ho viste di vite chiuse in un borsone. Sono le vite degli “ultimi” – di quelli senza nome e senza volto, degli invisibili che ti passano accanto e tu infastidito e con disprezzo eviti, ecco anche io mi sono sentita così. Ma il mio borsone è sempre li accanto al letto a ricordarmi chi sono e a non perdere mail di vista l’essenziale delle cose. C’è tanta solitudine al mondo, tanti occhi che aspettano un sorriso che quasi proviamo vergogna a regalare. Tutti almeno una volta nella vita dovremmo fare un viaggio con uno zaino sulle spalle e tornare con tanti più sogni di quando si è partiti.

– Lei una avuto una delusione d’amore ma definisce il suo “ un amore speciale, quello delle favole” ; a cosa attribuisce la fine del suo amore?
Tutti gli amori sono speciali. Quando una storia finisce ci si sente svuotati, è come l’elaborazione di un lutto, ma poi col tempo ti restano solo i bei ricordi e ringrazi Dio di averlo vissuto quell’amore speciale, proprio come quello delle canzoni. Non c’è un motivo per la fine del mio amore speciale, certo all’inizio ti fai mille domande, poi però il tempo ti aiuta a capire che si era speciale, ma forse non quello per la vita. Io quello lo sto ancora cercando e anche se non dovesse mai arrivare il solo pensiero che possa esistere mi rasserena l’animo e il cuore.

– Lei ha vissuto dei momenti molto difficili ma un “angelo” l’ha salvata. Ci può spiegare meglio?
Io sono cresciuta con i miei nonni paterni, persone semplice, di sentimenti puliti. Nonna mi leggeva la Bibbia da bambina al posto delle favole e io credo fermamente nella presenza di Dio. Ecco, penso che questo Dio che forse troppo spesso rinneghiamo ha lasciato che il mio nonnino speciale mi prendesse per mano ancora una volta e mi guidasse verso quella strada che per la troppa nebbia avevo smarrito.

– Si è mai pentita delle sue scelte?
No, mai. Lei non può capire cosa vuol dire aver sostituita la telefonata mattutina con mio padre col buongiorno guardandolo negli occhi.

– Come mai ha deciso di ritornare in Calabria?
Semplicemente ho deciso di tornare a casa. Tutti dopo un lungo viaggio hanno il desiderio di casa. La Calabria è la mia casa. Non c’è nulla di speciale nella mia vita, è la vita di tanti, ma forse io ho avuto un angelo in più.

Grazie e buon lavoro!

Data: 31 agosto 2016.

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