Consigli utili per i cercatori di funghi. A tu per tu con Antonio Farina, medico e biologo *

farina

*di Maria PARISE

IL DOTTOR Antonio Farina (nella foto) è un esempio di impegno culturale; laureato in Medicina e Scienze Biologiche ha conseguito una terza laurea in viticoltura ed enologia; inoltre è in possesso dell’attestato di sommelier e ha fondato l’Associazione Micologica dell’Alto Jonio. E’ anche presidente della Fondazione Roberto Farina, ente culturale che ogni anno organizza un premio internazionale di poesia e tiene corsi micologici per raccoglitori amatoriali. La passione per il suo lavoro e la sua grande preparazione fanno di lui un uomo dalla straordinaria personalità. Lo abbiamo incontrato dopo la conferenza che ha tenuto per l’Associazione Culturale Donnicese, durante la quale ha spiegato in modo impeccabile le diverse tipologie di funghi commestibili e non commestibili che si posso trovare nei boschi e le conseguenze di un avvelenamento da funghi. Gli abbiamo chiesto anche come nasce e quali sono le attività della fondazione “Roberto Farina Onlus”. Leggiamo cosa ci ha detto.

-Antonio Farina, lei è medico e micologo, come nasce la sua passione per i funghi?
Frequentavo la quarta elementare quando mio padre, per la prima volta, mi condusse con sé nel bosco a cercare funghi. Mi innamorai subito di quel mondo tant’è che appena avevo un po’ di tempo libero, armato di bastone e cestino, mi inoltravo tra le pinete ed i querceti nei pressi di casa mia per cercare le specie fungine che mio padre mi aveva insegnato. Da adulto, poi, lo studio della micologia è diventato il naturale corollario della passione nata nell’infanzia.

-Qual è il migliore periodo per andare a funghi?
Si possono raccogliere funghi in qualsiasi periodo dell’anno. Ci sono infatti funghi che crescono solo in primavera, funghi che crescono nei periodi caldi, fine estate – inizio autunno, e funghi che crescono nel tardo autunno e in inverno.

-Qual è il posto migliore per andare a funghi?
I funghi crescono sia nei boschi che nei prati. Per quanto riguarda i boschi, ci sono specie che crescono solo nei boschi di latifoglie e specie che crescono solo nei boschi di aghifoglie.

-Come si raccoglie un fungo? A cosa bisogna prestare particolare attenzione?
I funghi vanno estirpati dal terreno interi e ripuliti del terriccio e/o delle foglie sul posto. Queste operazioni consentono di lasciare sul terreno eventuali spore e, nello stesso tempo, portare a casa funghi puliti che non si sono sporcati tra di loro.

-Quali sono le caratteristiche distintive che differenziano i funghi? I funghi velenosi hanno delle peculiarità?
Non ci sono regole generali per distinguere un fungo commestibile da uno tossico: occorre conoscere i caratteri differenziali delle singole specie.

-Come si nutre un fungo?
I funghi possono essere: simbionti, saprofiti o parassiti. I funghi simbionti istituiscono un contatto diretto, di mutuo soccorso, con le radichette terminali delle radici dell’albero: vi è tra l’albero e il fungo uno scambio reciproco di sostanze nutritive; i funghi saprofiti invece si nutrono degradando la sostanze organica presente nel suolo; i funghi parassiti si nutrono sfruttando la sostanza organica presente nelle cellule degli alberi fino a provocarne la morte oppure disgregando le ceppaie.

-Qualche consiglio basilare per un ricercatore di funghi ?
Innanzi tutto rispettare l’ambiente: raccogliere i funghi utilizzando cestini in vimini e non buste o secchi per evitare di impoverire il bosco delle spore che sono i semi da cui si sviluppano i funghi; evitare di usare rastrelli per non distruggere il micelio; evitare di distruggere i funghi che non si conoscono per non compromettere l’equilibrio naturale del bosco.

-Lei ha scritto il volume “Oltre 100 tipi di funghi commestibili e alcuni non commestibili dal Pollino alla Sila”. Come nasce l’idea di scrivere un libro sui funghi?
Ho scritto il volume “Oltre cento specie di funghi commestibili e alcuni non commestibili del Pollino e della Sila” per fornire agli appassionati cercatori di funghi del territorio una guida dettagliata delle specie tipiche della nostra zona.

-Nel suo libro, diviso in due sezioni si occupa dell’aspetto medico- scientifico dell’avvelenamento da funghi che ha una diagnosi differenziale: sindromi a breve incubazione e sindromi a lunga incubazione? Quali sono i sintomi e le cure per l’avvelenamento da funghi con sindome a breve incubazione? E per quello a lunga incubazione ?
Si, perché le due diagnosi hanno prognosi nettamente differenti: la sindrome a breve latenza di solito è benigna; la sindrome a lunga latenza può avere esiti nefasti. I sintomi più frequenti nelle sindromi a breve latenza sono generalmente di tipo gastrointestinali (vomito e diarrea) o neurotropiche ossia allucinazioni, obnubliamento del sensorio, delirio, euforia, sonnolenza etc. . Nelle sindromi a lunga latenza, invece, sono interessati organi importanti quali il fegato e il rene che vengono completamente distrutti se la diagnosi non è effettuata tempestivamente. In caso di sospetto di intossicazione da funghi è obbligatorio recarsi in un pronto soccorso per evitare eventuali prognosi nefaste.

-Lei ritiene che si potrebbero evitare rischi per la salute che possono essere in alcuni casi mortali, facendo prevenzione , come ad esempio, avere sul territorio un esperto micologo che offra il servizio di controllo sui funghi raccolti. Come dovrebbe funzionare questo servizio?
Si potrebbero certamente evitare rischi per la salute se venisse attivato sul territorio un servizio di Ispettorato Micologico con Centri di controllo micologici pubblici sparsi sul territorio che offrano servizi di consulenza micologica gratuita e corsi di formazione, con rilascio di attestati di idoneità alla identificazione delle specie fungine.

-Lei è anche sommelier e ha scritto un libro sui vini dal titolo “Principi basilari sulla vinificazione domestica delle uve nere”. Ci può dare in breve qualche informazione sul vino? Durante la conferenza che ha tenuto per l’Associazione Culturale Donnicese ha spiegato che il vino da abbinare ai piatti a base di funghi è quello bianco? Ci può spiegare il motivo?
Il vino, oltre ad essere un piacere per il palato, è un alimento e come tale dà apporti benefici al nostro organismo se se ne fa un uso appropriato: non bisogna infatti ingerirne più di 200ml al giorno. Il vino bianco è indicato con un piatto a base di funghi perché la sua acidità è adatta ad eliminare dal palato, dopo ogni boccone, le sensazioni aromatiche generate dai funghi permettendo quindi di gustare ogni nuovo boccone, senza che il vino copra il sapore del fungo.

-Ci può dare una ricetta veloce?
Certo. Una ricetta semplice e gustosa: “Porcini e seppie”. Ingredienti: 200 gr di porcini; 200 gr di pomodori pelati; 400 gr di seppie; 1 spicchio d’aglio; ½ cipolla di Tropea; prezzemolo; 50 gr di olio extravergine d’oliva; 1 bicchiere di vino bianco; 1/3 di dado da brodo; sale e pepe. Preparazione: versate l’olio in un tegame e fatevi soffriggere la cipolla tagliata a dadini e l’aglio tritato; a rosolatura avvenuta, aggiungete le seppie, sfumate con vino bianco e a metà cottura aggiungete i pomodori, il prezzemolo, il dado, il pepe ed il sale. Fate cuocere altri quindici minuti. Infine aggiungete i porcini; continuate la cottura per altri 10 minuti e servite.

-Lei è Presidente e fondatore della Fondazione “Roberto Farina” Onlus. Come nasce la sua fondazione? Di cosa vi occupate?
La Fondazione “Roberto Farina” nasce nel 2003 per ricordare mio figlio Roberto, morto suicida a 19 anni nel 2000, lanciandosi da una rupe. Dopo la sua morte si scoprì che Roberto scriveva versi, prose, racconti brevi. Riconosciuto poeta, i suoi scritti sono stati raccolti e pubblicati nel 2001. La raccolta, curata da Dante Maffia, s’intitola “Cenere in gola”.  La Fondazione R.F. è presente nel territorio dell’Alto Jonio Cosentino da tredici anni ed opera per la promozione culturale con importanti iniziative attraverso cui si concretizzano le attività e le manifestazioni culturali rivolte ad adulti e bambini. Le attività più importanti della Fondazione sono: il Premio Internazionale di Poesia, che ogni anno ospita illustri poeti di risonanza nazionale ed internazionale; l’Estemporanea di Pittura; il Premio Internazionale di Poesia “Dal Tirreno allo Ionio”; la Biblioteca, cuore operativo della Fondazione, che vanta più di 70.000 volumi e, l’ultimo nato in casa Fondazione R.F., il Museo delle Conchiglie – Children’s Museum. La Fondazione “R. Farina” crede fermamente nell’idea che “il prezzo del fare cultura è alto, ma il costo di una società che ne è priva lo è molto di più”.

-A Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza, è situato il Museo delle Conchiglie “Children’s Museum” e la sua Fondazione promuove alcune attività di laboratorio e ludico- scientifiche che si svolgono all’interno del museo. Ci può spiegare di cosa si tratta?
Il Museo delle Conchiglie – Children’s Museum è una realtà aperta a tutti, dagli appassionati di mare, biologia e scienza al visitatore curioso, ma che tratta con particolare riguardo i suoi piccoli visitatori. Ad essi sono rivolte le attività didattiche del museo, suddivise in laboratori biologici ed artistici; entrambi preceduti da una visita animata tra le sale del museo. I partecipanti hanno modo di conoscere, attraverso l’esperienza diretta, gli aspetti biologici delle conchiglie e di mettere in pratica quanto appreso in uno o più laboratori. Le attività sono adeguate alle età dei partecipanti e sono tenute da personale qualificato ed esperto del settore. Il Museo delle Conchiglie – Children’s Museum è, per tutti i visitatori, dai più grandi ai più piccini, vita che palpita, colori che si accendono, natura che svela segreti e invita al viaggio più meraviglioso… . Ventimila conchiglie sono una tentazione che spinge a un’avventura della conoscenza e la conoscenza è sempre approdo che svela verità e senso nuovo.

Grazie e buon lavoro!

Data: 02 novembre 2016.

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