Referendum Costituzionale, le ragioni del SI e del NO in una iniziativa dal Rotary Club Presila Cosenza Est e Rogliano Valle del Savuto

unical-ref-1IL REFERENDUM Costituzionale (Riforma Renzi-Boschi) cui si è chiamati a votare il 4 dicembre prossimo è stato oggetto d’interesse dei rotariani della provincia di Cosenza, confluiti presso la sala convegni dell’hotel Europa per ascoltare le tesi del SI e del NO. Il compito di spiegare ed approfondire le motivazioni è stato affidato a Salvatore Curreri, docente di diritto costituzionale all’Università di Enna e a Silvio Gambino, ordinario di diritto pubblico all’Università della Calabria. L’interclub (nelle foto) è stato promosso dal Rotary club Presila Cosenza Est e Rogliano Valle del Savuto, i cui lavori sono stati coordinati dal giornalista Gregorio Corigliano che con le sue domande ha dato vita a un dibattito sereno e interessante, concluso con numerose domanda dalla platea. I presidenti Salvatore Le Pera e Marcello Perri nel portare i saluti alla numerosa platea, hanno spiegato il senso dell’incontro, promosso senza prendere posizione alcuna, ma col solo obiettivo di confronto e approfondimento sulle motivazioni del Sì e del No al Referendum Costituzionale, attraverso la voce di due autorevoli esperti Il professor Curreri, componente del comitato per il Si, con chiarezza ha spiegato che un motivo fondamentale è quello di avere una stabilità di Governo, visto che in 70 anni ci sono stati 63 governi e reso l’Italia ingovernabile e poco credibile agli occhi dell’Europa e del mondo. Ha parlato delle problematiche del bicameralismo perfetto che ritarda e blocca l’iter parlamentare delle leggi e ha ricordato le difficoltà e le sorti dei governi, Berlusconi e Prodi. Spiega inoltre il taglio dei parlamentari, la composizione e funzionalità del Senato regionale e la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V° della parte II^ della Costituzione. Il professor Gambino, ritiene che la riforma proposta, non garantisce né tagli agli sprechi, né una maggiore efficienza degli apparati di governo, bensì riduce la democrazia e paventa una possibile ritorno al passato di regime autoritario attraverso il partito unico. Aggiunge che limita anche la partecipazione dei cittadini (nomina senatori) e privilegia i nominati. E infine non si capisce perché una riforma così importante la fa solo il governo. Per il professor Curreri, la riforma non è il massimo, ma va approvata per dare forza e credibilità al Governo, poi si può pensare ad aggiustamenti alla legge elettorale.

Pasquale Taverna

Data: 02 novembre 2016.

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