Cosenza, presentato “Padrini e Padroni” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso. Il libro edito da Mondadori

gratteri-e-nicasoALLA PRESENZA di una folta platea, sul terrazzo Pellegrini Editore, è stato presentato “Padrini e Padroni” edito da Mondadori, l’ultimo libro in ordine di tempo scritto a quattro mani dalla collaudata coppia Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Catanzaro e Antonio Nicaso, scrittore e studioso dei fenomeni di mafia. Dopo i saluti di Antonietta Cozza, a dialogare con gli autori è stato il giornalista Arcangelo Badolati, le cui domande hanno stimolato gli autori del libro e ripercorso con il loro racconto la storia della ‘ndrangheta diventata classe dirigente. Un libro forte, incisivo, coraggioso, ma soprattutto di denuncia, che non fa sconti a nessuno e che rispetto ai suoi predecessori costituisce il tassello mancante per la ricostruzione storica dell’ascesa della mafia calabrese ai vertici del potere. Un testo avvincente che seduce il lettore e lo trasporta lungo un percorso di storia difficile della Calabria i cui contenuti mettono in risalto e raccontano come la ‘ndrangheta nel tempo è diventata classe dirigente grazie ai favori dei colletti bianchi, delle forze governative e delle logge massoniche. Gli autori, forti del loro lavoro minuzioso di ricerca storica–confronto e valutazione, offrono al lettore un quadro reale e desolante dei fatti accaduti toccando anche disastri ambientali, degrado del territorio, realizzazione di opere e servizi inefficienti ecc. di cui si registra una certa apatia e distrazione della società. In avvio, Gratteri ha espresso vivo ringraziamento all’amico Walter Pellegrini per l’ospitalità storica, e poi pubblicamente dei giornalisti Gregorio Corigliano e Riccardo Giacoia, presenti in sala ha apprezzato la professionalità. Antonio Nicaso esperto di ‘ndrangheta ha detto “il malaffare ha un rapporto antico col potere politico, i cui legami con la classe dirigente risalgono a prima degli anni sessanta”. Spiega che la ‘ndrangheta prima si appoggiava ai politici, oggi scegliere i suoi referenti “I ndranghetisti – dice Nicaso – hanno una nuova strategia territoriale, dettano l’agenda e scelgono in famiglia il politico da far eleggere, perfino all’estero”. Il soggiorno obbligato per i mafiosi spiega Nicaso “è stato un grosso errore pensare che potesse sradicare dal contesto territoriale la ‘ndrangheta, oggi ci accorgiamo che così invece è stata esportata”. A Reggio Calabria, bisognerebbe cambiare la toponomastica, dice l’esperto, costatato che alcuni politici collusi scrivevano ai mafiosi utilizzando la carta intestata del Parlamento. Con questo libro, spiega – “raccontiamo la storia di colpevole sottovalutazione che non ha riguardato soltanto i Prefetti, ma un po’ tutti noi che abbiamo fatto finta di non vedere e abbiamo sottovalutato certi atteggiamenti e oggi ci troviamo difronte ad una organizzazione potente, ricca, e con un fatturato di 55 miliardi che grazie ai faccendieri è riuscita a mettere radici in quasi tutti i continenti. Nicola Gratteri, dialogando in confidenza con la sala dice” mi piace ricordare il passato, più vado avanti più amo il passato, perché vedo sempre più falsità, ipocrisia e sempre meno valori”. Gratteri spiega, che questo libro è importante perché fin oggi mancava “l’anello di Darwin” per fissare la mafia con l’Unità d’Italia, affermazione detta spesso ma senza poggiare sul piano probatorio, scientifico, storico.” Con questo libro aggiunge, siamo riusciti a colmare questo anello. Per il Procuratore antimafia la norma che scioglie i Comuni per mafia oggi non funziona come dovrebbe, “sostanzialmente scioglie e si congela la gestione politico amministrativa, perché i commissari prefettizi a singhiozzo hanno difficoltà a gestire l’ordinario, pensate allo straordinario”. Spiega con dovizia di particolari come avviene spesso la gestione degli appalti e affidamento dei lavori di somma urgenza negli enti con la complicità dei funzionari, amministratori e politici. Poi accenna all’infiltrazione della ‘ndrangheta all’Expo e ricorda la sua segnalazione, e la risposta non si fece aspettare: al Nord non cera ‘ndrangheta. Gratteri, poi invita a stare attenti ai “falsi cultori della legalità” che vanno in giro nelle scuole. Sollecitato sulla proposta di legge “liberalizzazione delle droghe leggere” Gratteri forte della sua esperienza nella lotta al narcotraffico e della conoscenza e conseguenza dell’uso delle droghe, ha detto “non posso pensare ad uno Stato che legalizza ciò che crea dipendenza. Io sono contro” e spiegato con dovizia le motivazione e menzionato il fallimento prodotto di tale scelta in Olanda.

Pasquale Taverna

Data: 12 novembre 2016.

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