“Amo l’odore del palcoscenico”. Il soprano Mariangela Sicilia al Rendano di Cosenza *

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*di Omar FALVO

ORIGINARIA di Marzi in provincia di Cosenza, Mariangela Sicilia (nelle foto), da anni conquista i teatri di tutto il mondo. Soprano dalla voce raffinata e possente, si diploma al conservatorio di musica di Cosenza. Si specializza con Carmela Remigio, Leone Magiera e Fernando Cordeiro Opa. Dopo lo studio di recitazione e dizione, ottiene numerosi riconoscimenti. Nel 2014 a Los Angeles consegue il terzo premio nel concorso Operalia organizzato dal grandissimo Placido Domingo. Calca i palcoscenici più importanti d’Europa, come: “L’opéra di Parigi, Amsterdam, Madrid e Montecarlo”. Porta con eleganza e preparazione il talento italiano fuori dal confine nazionale. Orgoglio marzese per eccellenza, caparbia, ostinata, ha raggiunto la vetta del successo con sacrificio e tanto amore per quest’arte. Il prossimo 5 dicembre si esibirà nel teatro Rendano di Cosenza, per festeggiare i dieci anni di lavoro dell’Associazione Ail, il cui ricavato sarà devoluto all’assistenza domiciliare. Sul palcoscenico anche il mezzosoprano Raffaella Lupinacci e il maestro Dario Tondelli.

-Dove e come nasce la sua passione per il canto?

E’ una passione innata. Non vengo da una famiglia di musicisti, anche se molti cantano per diletto. Mio nonno suonava il mandolino ed è con lui che ho ascoltato per la prima volta delle “arie d’opera”, da alcuni vinili che teneva in casa. In realtà amavo di più il genere pop a quei tempi. La mia vera passione per l’opera è nata durante gli anni in cui studiavo pianoforte in conservatorio.

-Che tipo di cantante è?

Allo studio della musica affiancavo quello della recitazione. Mi piaceva interpretare i personaggi, anche molto distanti da me. Ho sempre trovato affascinante la capacità che il nostro corpo ha di trasmettere emozioni anche senza l’uso della parola. Mi piace quindi pensare al cantante d’opera come a colui che recita cantando, ovvero all’idea primordiale dell’opera lirica. Per me lo studio del personaggio è importante quanto quello prettamente vocale. Mi piace portare in scena una storia, la storia della donna che interpreto.

-Quali emozioni si provano in teatro?

Amo l’odore del palcoscenico, il rumore dei passi sulle assi, il silenzio prima dell’apertura al pubblico: c’è un mondo dietro le quinte (sorride). Le emozioni sono svariate: dalla paura di sbagliare alla soddisfazione di avercela fatta.

-Presto in Calabria, vuole parlarci di questa iniziativa?

Una sera a cena con la collega Raffaella Lupinacci, mezzosoprano anche lei di origini calabrese, abbiamo parlato di quanto sarebbe stato bello cantare insieme per la nostra città, e che ci sarebbe piaciuto destinare il ricavato della serata a scopo benefico. Questa idea è rimasta chiusa nel cassetto fino a quando un giorno, per caso, ne parlai con amici che si occupano di ricerca, ho conosciuto il presidente dell’associazione “Ail- fondazione Amelia Scorza di Cosenza” che, insieme ai biologi nutrizionisti calabresi, hanno accolto con piacere la nostra iniziativa per finanziare l’assistenza domiciliare ematologica.

Grazie e buon lavoro.

Data: 21 novembre 2016.

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