La memoria della sciagura ferroviaria della Fiumarella e dei suoi 71 morti, 55 anni dopo *

*di Giovanni PETRONIO

SONO trascorsi 55 anni da quella piovosa mattina del 23 dicembre del 1961, da quando cioè si verificò uno dei più gravi, disastri ferroviari italiani dal dopoguerra ad oggi, quello della Fiumarella!(1) L’incidente avvenne sulla linea a scartamento ridotto gestito dalla Mediterranea Calabro-Lucana, Cosenza-Catanzaro, a meno di 3 km dalla stazione del capoluogo di regione.

Quel 23 dicembre era una ricorrenza speciale, era il giorno che precedeva la tanto attesa vigilia di Natale! Un momento che quella umile gente aspettava tutto l’anno, sia per poter assaporare il tipico clima di gioia natalizio in famiglia e per le strade e sia per poter imbandire le tavole in maniera più ricca e di conseguenza mangiare qualcosa in più rispetto al solito. Quel giorno, un rimorchio del treno, in cui vi erano 99 persone a bordo, si staccò dalla motrice, forse a causa dell’alta velocità, e precipitando da un ponte in curva alto 50 metri, portò via con sé le speranze e i sogni di 71 innocenti. “Nel silenzio del mattino, lo schianto, accresciuto dal fragore dei vetri infranti e dalle urla strazianti delle vittime e dei passeggeri del locomotore ancora in corsa, che avevano visto ogni cosa, è stato udito da due contadini. Essi si sono avvicinati al parapetto, hanno scorto la carcassa del vagone e atterriti sono corsi a una casa cantoniera”.(2) Il convoglio era occupato sia da ragazzi che si recavano a Catanzaro per andare a scuola a salutare i loro compagni e i loro professori per l’ultimo giorno di scuola e sia da gente comune che, si recava in città per fare acquisti, oppure, come spesso accadeva, da persone che andavano a vendere qualche prodotto tipico come le castagne o le patate e guadagnare qualche lira!

La Fiumarella fu un dramma di incalcolabile entità che ha avuto delle ripercussioni socio-culturali inimmaginabili, soprattutto su Decollatura, che nella vicenda perse 31 persone, l’80% studenti! Quei giovani si recavano in città dalla provincia per frequentare gli istituti superiori, grazie ai grandi sacrifici che le loro famiglie facevano e per poter conseguire poi un diploma che li avrebbe aiutati a migliorare sensibilmente il loro status e quindi consentirgli un futuro più dignitoso di quello dei loro genitori o nonni. La vicenda, per il paese fu una terza guerra mondiale senza sé e senza ma, tale da rappresentare uno spartiacque nella storia della Comunità: nulla è mai stato più come prima e quello che ne è seguito dopo fu un lascito di eterno dolore e annichilimento, una sorta di giorno dei morti perpetuo. Il sindaco Anna Maria Cardamone qualche anno fa disse: “così che nelle strade e nelle case sparì la musica; nelle scuole sparì il profumo delle grispelle e dappertutto si spense la fiamma ardente di una comunità: il lutto, inevitabilmente, divenne il tratto strutturale di una cultura; il lutto che è stato trasmesso alle nuove generazioni trasformato in una congenita disillusione che a sua volta provoca disgregazione e amarezza. Il lutto divenuto quotidiana compagnia; un ombra che, inconsapevolmente, impedisce di andare avanti con la spensieratezza che c’era un tempo, sostituita dal disagio e dal disincanto”.(3) Non c’è persona che nel comprensorio sopracitato non sappia, sia pur a grandi linee, cosa sia stata la Fiumarella, ma, man mano che ci si sposta da questo cerchio concentrico, ci si accorge che non esiste memoria dell’accaduto!

Oggi tutti noi, ma, soprattutto le istituzioni abbiamo il categorico dovere di ricordare; è necessario imprimere in memoriam alle generazioni future il ricordo e il lascito di quell’evento. Le Comunità del Reventino non hanno mai dimenticato, a differenza del nostro capoluogo di Regione che tentenna a ricordare, insieme alla nostra stessa Regione. Solo l’anno scorso a metà dicembre, dopo l’invito di un privato cittadino, il presidente Oliverio, in visita a Decollatura, si è recato nell’immenso Mausoleo nel Cimitero che ne ricorda, a imperitura memoria, le vittime. Non era mai accaduto che un governatore vi si recasse! Le Ferrovie della Calabria, invece, ricordano l’evento con una lastra marmorea poco più grande di una cartellina porta documenti, appesa nell’indifferenza generale in un angusto spazio nella stazione a Catanzaro! Dimenticare è divenuto uno sport tipico delle istituzioni, lo dimostra il fatto che a prescindere dal cinquantesimo anniversario, nulla è più stato detto o fatto, nulla che istituzionalizzi il 23 dicembre a data della memoria perpetua per i 71 morti di quella mattina. Forse la memoria di quello che è accaduto non si coltiva perché la vicenda si verificò in Calabria? E già … noi siamo la più bella e allo stesso tempo, l’ultima regione d’Italia! Siamo forse figli di un Dio minore?!

Con la Fiumarella non sono morte “solo” 71 persone, è morto un modo di essere, un modo di pensare, appunto, un modo di vivere. Quei ragazzi, pieni di vita e sete di sapere, sarebbero voluti diventare semplicemente “donne” e “uomini”, ma, un destino più grande decise per loro diversamente. Per questi motivi qui, chi vi scrive, da tempo, è impegnato a ricucire le file della memoria e sentendo particolarmente cara la tematica, posso qui dire che, in primavera, presenterò il primo lavoro sulla tragica vicenda, ritenendolo un dovere etico e morale per il mio paese!

Questo articolo è dedicato a tutti i ragazzi periti la mattina del 23 dicembre del 1961 e alle loro famiglie!

[1] Così chiamato per la zona in cui avvenne.

[2] Tratto dal quotidiano “La Stampa” del 24 dicembre 1961.

[3] Presente sul “Il Quotidiano” del 22 dicembre 2013.

Data: 21 dicembre 2016.

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