Rogliano, suoni e melodie all’alba. Iniziativa con Daniel Cundari, Sandro e Giuseppe Sottile

“Santa Lucia nostra de Cuti statte vicinu a sti ‘mpasimati, porta luntanu sti terrimuti ca simu già belli sciollati”. L’inizio è perentorio, il banditore (‘u vannéri) legge il testo con voce alta e potente tra vicoli e piazze del centro storico, prima dell’alba in quello che un tempo era considerato il giorno più corto dell’anno. “A Santa Lucia ‘u jurnu pappicìa” recita un vecchio proverbio in dialetto; un granello di Memoria tramandato nel tempo tra saggezza popolare, leggende e tradizioni religiose legate al solstizio d’inverno. Un contesto affascinante, ricco di significato, in cui trovano spazio storia, arte e letteratura. E’ il caso di “Suoni e Voci” – manifestazione inclusa nel programma “Luci d’Inverno” promosso dall’associazione C’è quel Sud, che nelle scorse ore ha proposto testi di Daniel Cundari accompagnati da melodie a cura di Sandro e Giuseppe Sottile. Un suono meraviglioso, quello congiunto di zampogna e pipita, che ha spezzato l’enfasi oratoria lungo il cammino da un capo all’altro del quartiere “Cuti”. Le letture di Cundari in “repentismo cutise” – sono una raccolta di testi composta dal giovane autore roglianese con l’intenzione di portare il dialetto casalino alle stregua delle lingue nazionali. Una forma di poesia popolare che si basa su tecniche d’improvvisazione tipiche dei Paesi dell’America Latina e, di alcune regioni spagnole dove lo stesso Cundari ha vissuto e studiato. Il cartellone, curato anche dall’associazione Cuti On, è proseguito con altre iniziative rionali: tra di esse, un viale di luci con circa trecento “lumère” (antichi lumi) e, per quanto concerne l’aspetto religioso, il rito legato alla benedizione degli occhi e la processione della statua di Santa Lucia fuori dalla chiesa addirittura dopo cinquantotto anni.

Gaspare Stumpo

Nella foto (e nel video, sotto): Sandro e Giuseppe Sottile con Daniel Cundari, prima dell’alba, durante l’iniziativa nel quartiere Cuti di Rogliano.

Data: 24 dicembre 2016.

Fonte: ‘Cronache delle Calabrie’.

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