“Il diritto alla Salute in Calabria”. Incontro con professor Enrico Caterini promosso dal Rotary Club Rogliano Valle del Savuto.

“NON STO a dirvi cosa non funziona nel sistema sanitario calabrese, chiunque ha avuto a che fare con ospedale o distretto sanitario ha vissuto sulla propria pelle che le cose non vanno bene”. Così ha esordito il professor Enrico Caterini, ordinario di diritto privato all’Unical, intervenuto nel dibattito “Il diritto alla salute in Calabria” (nelle foto) promosso dal Rotary Club Rogliano Valle del Savuto. A fare gli onori di casa, Roberto Maletta, vice presidente, che ha sottolineato l’importanza dell’argomento e quanto sta a cuore al Rotary. Il professor Caterini ha affrontato il tema con grande professionalità, passione e sottolineato che la Calabria da circa dieci anni è commissariata a causa di una esposizione debitoria di 2200 milioni di euro (2009), stima sottovalutata. Un ragionamento lucido e lineare che reputa il commissariamento utile se svolto in tempi contenuti, mentre in Calabria “c’è lo trasciniamo dietro come ordinarietà”. Dall’analisi del docente emerge una Italia divisa in due, con erogazione di servizi essenziali di eccellenza al Nord e frammentari al Sud come in Calabria, dove non sono garantiti i servizi essenziali. In questo contesto il professore, pone una domanda: “è ammissibile questo? È tollerabile in presenza di un ordinamento costituzionale (art. 32) che invece afferma in modo inequivocabile il principio di eguaglianza fra persone e cittadini?”. “Rimedio senza soluzioni, condizioni difficili, principio di eguaglianza, livelli essenziali, stato di emergenza e realtà straordinaria – si chiede il docente – tutte queste non pongono degli interrogativi anche sul piano della fondatezza e legittimità costituzionale?”. Per Caterini (direttore di master in diritto e direzione sanitaria) – il concetto di Azienda introdotto nella riforma sanitaria del 1992, l’idea di fondo non era sbagliata “E’ accaduto – spiega il docente – che il bisogno di Salute del Cittadino non è stato per niente applicato, al punto che l’atto aziendale “non tiene conto della regola domanda-offerta” in presenza di dati epidemiologici del territorio. Dalla discussione sono emerse responsabilità non solo politiche ma anche dei dirigenti di dipartimento sottomessi alla politica e dati epidemiologici raccolti attraverso medici di base, farmacie, non diffusi dal Dipartimento, che in assenza spingono a scelte politiche clientelari. “Un sistema sanitario – conclude il docente – molto regionale e poco nazionale, le cui decisione sono affidate alle singole regioni e i servizi sensibili, variano dall’una all’altra. Le eccellenze si costruiscono nel tempo e i medici devono essere messi nelle condizioni di poterlo fare”. Alla domanda che cosa si potrebbe fare? Si auspica un vero e proprio cambiamento di rotta, cosa non semplice, presa di coscienza, coordinare e fare sintesi, regole diverse, dirigenti non nominati (meritocrazia), professionisti preparati e competenti, coraggiosi e meno succubi della politica, responsabili e che vivono i problemi quotidiani della gente comune.

Pasquale Taverna

Data: 02 marzo 2017.

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