Gianluca Congi si racconta. A tu per tu con l’esperto di fauna e flora silana *

“Nella pace della Sila, se ci fermiamo ad ascoltare è possibile sentir parlare gli alberi …”

OSPITE di Savutoweb.it uno dei maggiori esperti calabresi di fauna e flora. Una passione quella di Gianluca Congi (nella foto) che inizia da giovanissimo, coltivata con sacrificio e tanto studio. Con la sua macchina fotografica ama inoltrarsi negli angoli più nascosti del Parco Nazionale della Sila/riserva della Biosfera MAB SILA dell’Unesco, dove cattura immagini emozionanti di una natura ancora incontaminata e ricca di fascino. Con numerose pubblicazioni alle spalle, anche su giornali a tiratura nazionale e periodici scientifici, è una sentinella attenta dei boschi silani e non solo. Dalle sue ricerche, certosine e dal livello culturale notevole emergono straordinarie scoperte e sorprendenti nozioni. Conosciamolo meglio con questa piacevole chiacchierata.

– Grazie Gianluca per questa intervista, tu sei uno dei maggiori esperti calabresi di fauna e flora, dove nasce la tua passione?

Intanto grazie a te, più che altro mi definisco un innamorato pazzo di tutto ciò che è natura (fauna e flora in primis). Avevo pressappoco 6-7 anni, a quei tempi non c’era la tecnologia di oggi, i bambini giocavano per strada o nelle campagne circostanti, nel mio paese, San Giovanni in Fiore, uno dei giochi più in voga era la cattura delle lucertole. Un giorno, come illuminato, feci quasi una lite con i miei amici, da quel momento nessuno catturò più lucertole e anzi, ci inventammo il gioco dei ranger a tutela di piante e animali della zona, non sto scherzando! Oggi, dopo oltre trent’anni di lotte e battaglie in difesa di boschi e animali, di osservazioni e studi sul campo, credo convinto che tra una minuscola formica e un lupo, per esempio, non si sia alcuna differenza, siamo noi che diamo le misure dell’importanza, il Creato non fa alcuna distinzione! Ogni essere merita il nostro più grande rispetto. Devo molto ai miei genitori, mio padre è un ex operaio idraulico forestale e mia madre una casalinga, persone molto modeste che mi hanno insegnato l’onestà come primo valore, mi hanno sempre assecondato nel mio cammino. Mia madre la vera fautrice dell’entrata nel Corpo di Polizia Provinciale, dove oggi lavoro anche e soprattutto per la difesa del territorio, fu lei a spedirmi la domanda per il concorso, che quasi quasi non volevo nemmeno presentare.

– Quali emozioni si provano tra i boschi?

Nella pace che in molti angoli della Sila, ancora regna sovrana, se ci fermiamo un attimo ad ascoltare è possibile sentir parlare gli alberi. Basta andare di sera tardi o di mattino presto in una foresta oppure vicino a un solo albero, basta restare in silenzio, concentrarsi e respirare profondamente, basta un piccolo soffio di vento per ascoltare i versi di una lingua sconosciuta ai tanti uomini. Fate la prova, nessuno vi prenderà per matti, sarà solo uno dei tanti modi per entrare in armonia con ciò che di bello ci circonda. Siamo capaci di ricambiare ciò che la natura ci offre quotidianamente senza chiedere niente in cambio? Credo di no! Le emozioni si provano se si ama la natura con l’anima e con il cuore, a me, ad esempio, basta anche solo ascoltare il cinguettio degli uccellini, una delle cose più belle che possano esistere a questo mondo!

– Vuoi raccontare ai lettori un aneddoto simpatico di qualche tua uscita?

Non saprei davvero da dove cominciare, gli incontri con gli animali più rari ed elusivi ti lasciano spesso un’immensa felicità. L’estate scorsa, nelle ore più calde di un giorno di luglio, mi trovavo a cavallo tra la Sila e il Marchesato crotonese, stavo seguendo il Lanario, uno dei rapaci più misteriosi e rari della nostra penisola. Dopo ore di attesa, ecco spuntare all’improvviso due adulti e due giovani dell’anno, mi passano a poche decine di metri sulla testa, pluff … mi arriva una scarica di cacca liquida e biancastra sul viso! La macchina fotografica, la maglia, le mani, sono praticamente invaso! In quel momento ho capito che mi aveva appena baciato la fortuna, non dimenticherò mai le scene cui avevo appena assistito, dopo una risata, ho cercato di pulirmi con mezzi di fortuna!

– Com’è la situazione dei nostri boschi e della fauna che in essi vive?

Certamente sono duri a morire alcuni comportamenti sbagliati della gente pur se la sensibilità è notevolmente aumentata in questi ultimi anni. L’istituzione del Parco della Sila ha rappresentato finalmente il passo verso la tutela di un largo comprensorio che richiedeva più attenzione, ma non abbassiamo la guardia, c’è ancora tantissimo da fare. Oggi più di ieri c’è bisogno di vigilanza, le istituzioni dovrebbero capirlo forse un po’ di più. Ho dedicato la mia vita alla tutela del territorio, ho perso il conto delle denunce e degli interventi fatti, ma credo che non sia mai abbastanza! La fauna selvatica, dopo le pesanti persecuzioni dei decenni scorsi, sta gradualmente riappropriandosi del territorio. Lupi, caprioli, cervi, lontre, gatti selvatici, picchi neri, regoli, lucherini, astori e tantissimi altri animali impreziosiscono quello che è un vero paradiso naturale, bisognoso però del più grande rispetto!

– Negli anni hai fatto tantissime osservazioni e scoperte, di cui alcune davvero eccezionali, cosa ci puoi dire al riguardo?

Ricordo con piacere il caso del serpente Cervone completamente albino, fece il giro dei più autorevoli ambienti scientifici internazionali, a quanto pare, a oggi, resta l’unico caso chiaramente documentato che si conosca. Mi piace rammentare che dopo dieci anni di sudori, ho finalmente trovato la Cutrettola ssp. capocenerino nidificante sulla Sila, c’era un bel punto interrogativo, attualmente questo dato risulta l’unico della regione, visto che non ci sono casi recenti oltre a quello silano. Poi il Gruccione, un variopinto uccello esotico che da qualche anno ha posto il nido sempre sulla Sila, ci troviamo alla quota più elevata d’Italia, per quanto riguarda la nidificazione di questa specie. Vi anticipo in anteprima, che quest’anno nel Parco Nazionale della Sila c’è stato un eccezionale caso di svernamento di una Cicogna nera, un fatto davvero straordinario, l’unico di tutto l’Appennino italiano, avrò modo di farne il rendiconto, su una rivista scientifica che si occupa di ornitologia. Ho sempre fatto educazione, informazione e divulgazione ambientale, continuo a farla gratuitamente per aumentare la conoscenza e la coscienza nella gente, non ho altri scopi e interessi!

Grazie. E buon lavoro!

Omar Falvo

Data: 07 marzo 2017.

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