Cosenza. I “Filosofi guerrieri” punto di partenza del MAB. Il significato della grande opera di Giuseppe Gallo

L’OPERA di Giuseppe Gallo Filosofi guerrieri ad ornamento di piazza Bilotti, a Cosenza, rappresenta il punto di partenza del Museo all’Aperto Bilotti nonché parte significativa del riqualificato centro cittadino.

La scultura è composta da dodici grandi figure in corten che riassumono l’archetipo della natura umana inteso come dualismo tra istinto e utopia/ragione, concetto che caratterizza da sempre il lavoro dell’artista. In ciascuna silhouette tale dualismo viene risolto mediante il dinamismo esercitato dalla posizione dei piedi in torsione che evoca l’istante che precede l’inizio della danza, contrapposto alla staticità del capo, chinato verso il petto, che richiama la figura del filosofo nell’atto di pensare. In questo modo, le sculture vibrano incessantemente tra la concentrazione massima dell’attesa e la potenzialità che precede l’azione.

Giuseppe Gallo inserisce ulteriori simboli di tale dualismo estrapolandoli dalla cultura calabrese, ad esempio il lupo della Sila e il toro sibaritide, rappresentato nell’atto di volgersi all’indietro. Questo toro, che nella cultura della Magna Grecia rappresentava la forza creatrice e la rinascita, per Gallo rappresenta la natura che si inchina all’uomo come esortazione a non abbandonare il proprio lato animale bensì ad abbracciarlo. Il lupo della Sila incarna le energie istintuali che l’artista associa al lato selvaggio e bellicoso dei Bruzi, in contrapposizione al toro retrospiciente quale simbolo della civiltà e raffinatezza dei Sibariti. Altro elemento legato alla natura presente nell’opera di Gallo è l’albero della vita archetipo ricorrente nelle varie religioni e culture. Secondo l’artista, solo osservando la natura l’uomo può riscoprire e liberare la propria energia vitale.

Gallo utilizza anche il linguaggio numerico: dodici sono le sculture, divise in gruppi di tre, tre (+ uno) e cinque. Il Dodici indica la ricomposizione della totalità originaria, la conclusione di un ciclo compiuto.

Sul cerchio sorretto da cinque filosofi sono incisi i nomi di alcune popolazioni che abitano e abitarono la Calabria per molti secoli a dimostrazione della diversità e la ricchezza culturale della regione: gli Arbëreshë (i cosiddetti Albanesi d’Italia), gli Occitani (provenienti dall’area franco-piemontese), i Valdesi (fedeli del Valdismo), i Grecanici (comunità ellenofona che vive a Bovesìa) e i Bruzi.

Data: 29 marzo 2017.

Fonte: Comune di Cosenza.

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