Rogliano, il vecchio “Ponte di Ischia Romana” rischia di crollare. La struttura (in disuso) del XVI° secolo presenta un forte stato di deterioramento

* di Gaspare STUMPO

IL VECCHIO Ponte della “Scaromana” (Ischia Romana) rischia di crollare. E’ ormai evidente, infatti, lo stato di alterazione del manufatto il cui lento deterioramento è stato più volte segnalato negli ultimi anni. Situata nella frazione “Balzata” – in territorio di Rogliano – l’opera (che non rientra nella tipologia architettonica degli antichi ponti sul fiume Savuto) non è collegata alla strada (Sp. 242), non è percorribile ma rappresenta, tuttavia, un punto di riferimento storico e sociale nella parte che riguarda la microeconomia, soprattutto rurale, tra il XVI° ed il XIX° secolo. Il ponte potrebbe collassare per cause naturali (condizioni climatiche, fenomeni idrogeologici, erosione fluviale) acuite dall’assenza di interventi di manutenzione anche di carattere ambientale nell’area dove è situato. La presenza di vegetazione infestante e persino parti in ferro (nella foto, sotto) del ponte (anch’esso in disuso) realizzato nella prima metà del Novecento dal Genio Militare, testimoniano lo stato di abbandono, quindi, il disinteresse per questa parte di zona fluviale peraltro molto soggetta a fenomeni di natura idrogeologica. Il “Ponte di Ischia Romana” – ricordiamo – è stato costruito tra il 1582 e il 1594 (sotto il Regno di Filippo II° di Spagna) da Mastro Sansonetto Belsito e utilizzato sino agli inizi del 1928. Il professor Giuseppe Egidio Sottile in “Luoghi di Rogliano tra etimologia e storia” ha scritto: “A pochi chilometri da Rogliano, sulla provinciale per Parenti, paese silano, vi è il vecchio ponte della “Scaromana” – italianizzato “Ischia romana” – la cui etimologia forse potrebbe derivare da una materia secca, usata nell’antichità, ricavata da un fungo ‘Fomes fomentarius’ – che, posta sulla pietra focaia, si accendeva con le scintille prodotte dall’acciarino (esca), oppure dal nome volgare dell’albero ‘Quercus robur’ – delle fagacee, dal latino ‘aesculus’ – alto quaranta metri. Questi alberi, anticamente, venivano usati dai romani per le loro diverse costruzioni, soprattutto perché resistenti al tempo”.

Data: 30 aprile 2017.

Il confronto

La struttura come si presenta oggi (sopra) e come si presentava nel 2013 (sotto)

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