“I Caduti marzesi nella Grande Guerra” il libro-reportage di Fabrizio Perri sul dramma del primo conflitto mondiale *

*di Omar FALVO

UN VERO e proprio reportage, un viaggio nella Prima Guerra Mondiale per accendere i riflettori sui Caduti marzesi, questo l’argomento trattato nel nuovo libro dello storico Marzi, Fabrizio Perri. Un lavoro fatto di indagini serrate negli archivi e sui luoghi della Memoria, portato avanti con passione, professionalità e con un pizzico di orgoglio. Un modo per accendere i riflettori sui tanti giovani che hanno sacrificato la loro vita nel primo conflitto mondiale. S’intitola “I Caduti marzesi nella Grande Guerra” (Comet Editor Prsss – Prefazione di Flavio Nimpo). Un libro che dona giustizia ai tanti soldati marzesi, troppe volte dimenticati. Fabrizio Perri ha riportato alla luce una storia obliata, una pagina buia del nostro Paese, in occasione del Centenario.

-Vuole parlarmi del suo ultimo libro?

Quando nella primavera di due anni fa, cominciai ad interessarmi dei caduti marzesi durante la “Grande Guerra”, -non sapevo ancora come avrei sviluppato l’argomento. All’inizio pensai di pubblicare un saggio sulla rivista “Confluenze” – poi però quando cominciai a raccogliere il materiale d’archivio e a sviluppare la biografia, mi resi conto che il tutto non poteva più essere contenuto nell’ambito necessariamente ristretto di un articolo. A quel punto si trattava di vedere come strutturare il libro. Volevo evitare di pubblicare un elenco di nomi arricchito da quelle poche informazioni sulla vita civile e militare del soldati caduti. La distanza fra le loro brevi esistenze, consumatesi a più di mille chilometri dal paese natio, in posti a loro sconosciuti, e l’elenco dei loro nomi trascritti sul monumento di Marzi dedicato ai Caduti era troppo grande. Del resto dei Caduti in combattimento, solo uno di loro era sepolto nel cimitero di Marzi. I corpi degli altri erano sparsi nei sacrari militari del Carso, delle Prealpi vicentine e negli altri cimiteri di guerra. Si trattava quindi di colmare una distanza temporale, poiché erano ormai passati cento anni dalla loro morte, e una distanza geografica che riguardava i luoghi della memoria. Per questo motivo, dopo alcuni mesi passati a cercare di capire in che modo dare forma al materiale raccolto, nell’estate del 2016 decisi di recarmi sui luoghi della guerra e qui mi si è aperto un mondo di conoscenze e soprattutto di indescrivibile emozioni nelle visite ai sacrari militari, alle trincee, ai luoghi delle battaglie, all’Isonzo, al Piave, a Caporetto e tanti altri ancora.

-Perché ha deciso di trattare questi argomenti?

Ho affrontato questi argomenti dei Caduti di Marzi durante la “Grande Guerra” – stimolato certamente dalla celebrazioni del Centenario, ma anche dalla voglia di colmare l’insopportabile oblio calato su quei giovani, che sacrificarono la loro esistenza. Di quelle persone fino ad allora io non sapevo nulla, così come la maggior parte delle generazioni successive. Eppure erano dei miei compaesani (riflette ndr).

Una parola per definire il suo libro?

Direi che la definizione giusta sia reportage.

Data: 08 maggio 2017.

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com