“Popolo in fuga, Sicilia terra d’accoglienza”. Presentato a Cerisano il libro curato dallo storico Fabio Lo Bono

*di Maria Simona GABRIELE

Lo storico Fabio Lo Bono, responsabile amministrativo del Museo Civico Baldassarre Romano di Termini Imerese (PA) nonché direttore culturale del Museo Etnoantropologico “Giovanna Bellomo” di Montemaggiore Belsito (PA), ha presentato il suo libro “Popolo in fuga, Sicilia terra d’accoglienza” presso l’Istituto Comprensivo Statale di Cerisano, rispondendo positivamente all’invito del consigliere comunale d’opposizione Rosario Belmonte e del gruppo politico-culturale “Rinnovamento e Futuro”. Il dottor Lo Bono, nel suo testo, ripercorre le vicissitudini degli esuli giuliano-dalmati al loro ritorno dall’Istria e dalla Dalmazia, le quali, prima della conclusione della seconda guerra mondiale, erano territori italiani. Territori italiani fin dai tempi di Giulio Cesare, fondatore di Trieste e di Augusto, il quale espanse i confini dell’Impero Romano fino all’attuale Croazia.

Il loro fu un ritorno amaro, difficile, ricco di episodi umilianti come quello poi definito “il treno della vergogna” – il quale ricorda gli eventi della stazione di Bologna dove vennero accolti da sputi e insulti da parte di un folto gruppo di ferrovieri e di attivisti politici di sinistra, in quanto rei di aver abbandonato il paradisiaco comunismo di matrice titina! Gli esuli non trovarono mai pace. Alloggi di fortuna e difficoltà nel trovare lavoro aggravarono notevolmente le loro difficoltà. Per fortuna anche in storie di questo tipo ci sono delle belle parentesi e l’accoglienza che ricevettero in Sicilia risultò essere, dopo una normale iniziale fase di diffidenza, uno straordinario esempio di integrazione sociale. La ricostruzione storica di Lo Bono è intellettualmente equilibrata, in quanto si attiene ai fatti condannando prima i già risaputi comportamenti violenti dei fascisti nei confronti degli slavi, che dividevano quei posti insieme agli slavi, poi gli infoibamenti e le altre violenze perpetrati da questi ultimi nei confronti dei civili italiani, non dei fascisti, tra le altre cose a guerra abbondantemente conclusa.

Lo Bono ha avuto l’opportunità di toccare con mano l’esperienza degli esuli grazie agli anni di insegnamento passati tra le Università di Trieste e di Udine e alle collaborazioni con l’Università Popolare di Trieste, la quale si occupa di aspetti culturali legati alle minoranze italiane in Slovenia e Croazia ma anche per via dei due campi profughi all’epoca dei fatti istituiti in Sicilia, cosa, quest’ultima che ha dato la possibilità allo storico di poter raccogliere varie testimonianze dirette. E’ fondamentale avere la possibilità di poter parlare con i giovani, donando una copia del suo libro nelle mani della dottoressa Rosa Grimaldi e del professor Fabrizio Zecca, i quali hanno fatto gli onori di casa. Quest’ultimo incontro è stato particolarmente significativo per l’attenzione e la partecipazione attiva dei ragazzi, ai quali Lo Bono ha lasciato un importante messaggio: “la violenza non giustifica altra violenza!”.

Data: 24 maggio 2017.

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com