La Comunità parrocchiale di Rogliano ricorda Madre Cecilia Birulini ad un anno dalla scomparsa

di Gaspare STUMPO*

LA COMUNITÀ’ parrocchiale di Rogliano ha celebrato, nei giorni scorsi, il primo anniversario della scomparsa di Madre Cecilia Birolini (nelle foto), la religiosa di origine bergamasca la cui presenza, nella Città del Savuto, ha segnato un momento storico rilevante per impatto sociale ed educativo. La suora ha lasciato un ricordo indelebile nel cuore e nella memoria di quanti hanno avuto modo di conoscerla e di frequentarne la “scuola”. Intelligente e di temperamento brillante, minuta ma dinamica, Madre Cecilia ha dedicato la sua vita ai deboli ed ai sofferenti testimoniando concretamente (e coerentemente) le virtù cristiane come fondamento di vita e di missione. Era nata a Cornale, frazione di Pradalunga, località della Val Seriana, in provincia di Bergamo, il 9 settembre 1921, prima di due figli, in un contesto ambientale e familiare salubre ed accogliente. A 17 anni aveva deciso di entrare nel noviziato delle Figlie della Carità di Santa Maddalena di Canossa, a Bergamo. Sempre a Bergamo, l’8 settembre 1947 aveva emesso i voti perpetui, scegliendo di arricchire la sua formazione spirituale con il conseguimento dei titoli di maestra elementare e di assistente sociale ma, soprattutto, ottenendo l’abilitazione all’insegnamento degli audiolesi ai quali si dedicò dal 1941 al 1975: venticinque anni a Pavia, due a Catania, due a Potenza e cinque a Rogliano. Dove era giunta nel 1970 per assumere l’incarico di superiora della Comunità Canossiana e direttrice della scuola per sordomuti. Così la ricorda Madre Maria Di Gaudio, attualmente a Potenza: “Ho conosciuto Madre Cecilia a Rogliano. A quel tempo era responsabile della Comunità e insegnante di Etica professionale nell’Ospedale locale. Dotata di pronta intuizione, sapeva unire la fortezza di carattere alla maternità, che si traduceva in accoglienza serena e aperta per chi si trovava in difficoltà. Donna libera, spontanea, era sobria per sé ma tanto generosa per gli altri …”. Una persona positiva (e propositiva), dunque, capace di accogliere, dialogare, indicare la strada, in modo particolare ai giovani che in quel periodo avevano intravisto in lei un riferimento importante quando si trattava di partecipare, confrontarsi e progettare. Definita “maestra di vita e di fede” Suor Cecilia ha lasciato un ricordo straordinario nelle famiglie, tra gli studenti, i bambini che frequentavano le parrocchie e gli asili; anche fra i non credenti. Il bagaglio culturale, il carisma, la capacità di ascolto, il sorriso, sono stati alla base del suo “successo” all’interno della Comunità, nel rapporto con le istituzioni, il mondo del volontariato e con gli stessi sacerdoti (don Gaetano Dodaro, don Rosario Salvino, don Fausto Cardamone) con i quali si era trovata a collaborare. Scrive Geppino Altomare:… Madre Cecilia ha, da subito, pur venendo dal Nord, saputo interpretare, conoscere e condividere, entrando nell’animo e delle abitudini della gente del Sud. Anche per questa sua conoscenza della realtà locale, non era facile distoglierla dalle sue idee e/o convincerla di altro. Si! Madre Cecilia aveva un carattere forte, ma, mai prevaricatore e giammai invadeva il ruolo e la sfera dei parroci”. Nell’autunno del 1982 si trasferì a Potenza per svolgere il ruolo di superiora e, nel triennio successivo, di insegnante elementare a Foggia. Per i roglianesi il distacco dalla “suora milanese” fu traumatico ma il legame non si recise. Il ritorno in Lombardia avvenne nel 1988, nella Comunità di Pavia, per continuare – sempre con disponibilità, capacità ed atteggiamento positivo – l’opera missionaria. Nell’aprile del 2009 passò, invece, alla casa di Bergamo Rocchetta per trascorrervi gli ultimi anni di vita e dove si spense, serenamente, il 30 agosto 2016 – prossima al compimento di 95 anni di età e 78 di vita religiosa. La figura di Madre Cecilia Birolini è stata commemorata nel corso di una funzione religiosa organizzata nell’ambito del novenario di Maria Santissima Assunta e presieduta da don Santo Borrelli. Tra gli altri, alla iniziativa hanno partecipato i vecchi allievi della “canossiana” – che nell’occasione hanno distribuito una pubblicazione curata dalla Provincia Italia “Santa Maddalena di Canossa” – con testimonianze, appunto, di Maria Del Gaudio, Gina Guarasci, Daniela Comaschi, Anna Maria Achilli, Eugenio Maria Gallo e Geppino Altomare. Per quest’ultimo “è innegabile che Rogliano debba, da sempre, un grande grazie ed un immenso riconoscimento a tutte le Suore Canossiane, che, da oltre sessant’anni operano sul territorio: da Madre Mattea, a Madre Ida a Madre Carolina, a Madre Ada, a Madre Margherita fino all’attuale superiora ed a tutte le sue collaboratrici – perché, sempre e da sempre, con la loro presenza infaticabile, discreta, hanno fatto e continuano a fare la storia, assistendo e formando intere generazioni”.

Data: 12 agosto 2017.

*direttore responsabile gasparemichelestumpo@pecgiornalisti.it )

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