Presentato a Santo Stefano di Rogliano il libro del professor Eugenio Maria Gallo sulla figura del medico Lorenzo Diano

“UN LAVORO straordinario, un libro molto bello, un testo che dal primo all’ultimo rigo mette in evidenza quella sensibilità che solo Eugenio Maria Gallo riesce a manifestare”. Lo ha detto il professor Ciro Servillo nel corso della presentazione del libro “Lorenzo Diano. Dal lager di Sandbostel al dramma fecondo del ricordo” (Pellegrini Editore), che si è tenuta nei giorni scorsi a Santo Stefano di Rogliano. Un lavoro di cui lo stesso Servillo ha evidenziato tre aspetti significativi: biografico, storico ed educativo. Il volume, ricordiamo, ricostruisce la vicenda umana di Lorenzo Diano, medico di origini reggine, ufficiale del Regio Esercito Italiano nel corso della Seconda Guerra Mondiale, fatto prigioniero ed internato dopo l’8 settembre 1943 per aver scelto di non collaborare con i tedeschi. Una esperienza, quella di IMI (Internato Militare Italiano), che assieme alla perdita della madre “rese ancora di più faticosa e tormentata” la vita di questo tenente nato a Gioiosa Jonica nei primi anni del Novecento. Il dottor Diano è stato un uomo, un professionista, un intellettuale dalle grandi virtù umane e morali. Una esistenza, la sua, sostenuta dalla fede e dedicata al bene nonostante il dolore legato alle crudeltà del conflitto (operò in un ospedale da campo in Albania), in modo particolare a quello del lager (Semlin, Siedlce, Sandbostel) a cui si era aggiunta la preoccupazione per le sorti della famiglia in Italia e la paura della morte. Un insieme di sofferenze fisiche e psicologiche (carenza igienica, fame, freddo, ansia e malattia) che lo hanno segnato e con le quali ha saputo convivere con grande dignità, riservatezza e speranza cristiana. “Non è stata tanto la fede – ha spiegato don Saverio Diana (sacerdote, figlio di Lorenzo) – quanto la speranza che ha caratterizzato la vita di mio padre”. A Sandbostel Diano conobbe il politico Alessandro Natta, lo scrittore Giovannino Guareschi, il professore Giuseppe Lazzati, il filosofo Robert Althusser e l’attore Gianrico Tedeschi. Un gruppo di persone che, nonostante la durezza della prigionia, trovò nello studio e nell’impegno culturale un valido sostegno per mitigare l’umore ed avvertire quel senso di libertà altrimenti negata dall’arroganza e dalla prevaricazione nazista. “Il dottore Diano – scrive l’autore – seppe vivere con responsabilità e con pieno auto dominio le vicissitudini del campo, comportandosi sempre da uomo libero, corretto, giusto e solidale con i compagni di internamento, non solo con quelli italiani, ma anche con quelli di altri Paesi”.

Lorenzo aveva frequentato il Liceo Classico a Cosenza e l’Università a Roma. Allievo di Michele Serra, fondamentale per lui fu l’incontro con don Gaetano Mauro, religioso nativo di Rogliano, fondatore – a Montalto Uffugo – dei Pii Catechisti Rurali (Ardorini). Laureatosi, intraprese la carriera medica a Belsito, il piccolo centro della Valle del Savuto dove conobbe Teresa Deni che sposo il 13 settembre 1941 e dalla quale ebbe due figli: Saverio e Paola. “Vivere è necessario – si legge in uno dei suo tanti scritti – per dimostrare che, proprio quando si rivela all’uomo il limite della infinita vanità del tutto, proprio allora si illumina il senso ultimo della vita umana: cioè realtà trascendente e spirituale della nostra vita, cioè la suprema verità di Dio”. Col tempo, il ritorno in famiglia, la ripresa degli studi, la “missione” di medico e l’impegno sociale alleviarono ma non cancellarono il senso di smarrimento e la sofferenza del campo di concentramento. “Il dramma della memoria lo aggrediva e lo affliggeva nelle notti insonni e tormentante dall’angoscia di incubi ricorrenti. Lorenzo Diano – ricorda Eugenio Maria Gallo – continuò a vivere quel dramma, che si presentava in vesti e in forme diverse da come si era verificato nella realtà, nel corso del periodo relativo all’internamento”. Diano si spense nell’anno 2004 a Santo Stefano di Rogliano, luogo in cui aveva scelto di risiedere assieme ai congiunti. Negli anni della professione medica si era distinto per le capacità ma anche per il senso di umanità e la bontà del carattere. Aveva ricoperto ruoli importanti nell’Azione Cattolica e nella Associazione Medici Cattolici. Con gli amici, soprattutto con i pazienti era rassicurante. Amava riflettere e dialogare. “Un uomo straordinario, un uomo generoso” come hanno testimoniato Fortunato e Peppino Deni, Nicola De Florio e Francesco Garofalo. “Una figura, un esempio per tutti. Il pensiero e l’opera (peraltro molto complessi) di Lorenzo Diano – ha sottolineato, invece, il professor Mario Mazzei – anche attraverso il libro di Eugenio Gallo, devono essere alla portati all’attenzione di tutti”. “Lorenzo Diano. Dal lager di Sandbostel al dramma fecondo del ricordo” è un lavoro importante sul piano storiografico perché, attraverso documenti anche inediti, contribuisce ad arricchire la micro e la macro-storia favorendo il recupero e la promozione della Memoria. Laureato in Filosofia, Eugenio Maria Gallo è stato docente negli istituti d’istruzione secondaria. Critico letterario noto per la sue esposizioni chiare e documentate, collabora con riviste di approfondimento storico-culturale. Ha pubblicato “Fuochi in Amantea” (2014) e “I giorni di Maratea e di Amantea”. All’evento santostefanese (nelle foto), che ha segnato la partecipazione di intellettuali, esponenti del mondo della scuola e dell’associazionismo, hanno partecipato (e sono intervenute) anche il sindaco del luogo, Lucia Nicoletti, e il presidente Acli, Carla Lupia. Proprio alla professoressa Lupia, il primo cittadino ha consegnato il libro “Calabriamerica” di Pino Nano. Il volume è stato conservato nella biblioteca comunale che gestita, appunto, dalle Acli.

Gaspare Stumpo

Data: 27 settembre 2017.

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com