Cosenza, concluso il Convegno diocesano. “La Comunità è il luogo privilegiato per accogliere e accompagnare”

DOPO i saluti di mons. Francesco Nolè ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, e alla Comunità dei fedeli tutta, l’apertura dei lavori (del Convegno Diocesano di Cosenza, ndr) è stata avviata dai coniugi Gianluca e Zaira Marino, responsabili dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare, i quali hanno affermato come “il mettere al centro la famiglia abbia contribuito a fortificare la nostra comunità, rendendola, giorno dopo giorno, famiglia diocesana”. A stimolare ed arricchire il dialogo, la relazione di don Paolo Gentili, direttore Ufficio Nazionale di Pastorale Familiare della CEI, che ha sottolineato quanto “oggi sia facile parlare male del Papa e della Chiesa”, affermando a tal proposito come “Amoris Laetitia non è il capriccio illuminato di un Pontefice che, in modo solitario, si mette a scrivere. Quest’enciclica è stata un ‘parto’ frutto di un lavoro condiviso, condotto con l’ausilio dell’Ufficio Nazionale di Pastorale Familiare, e basato sull’ascolto di testimonianze date da moltissime famiglie e dall’intenso lavoro dei padri sinodali. Papa Francesco ha voluto rispettare integralmente quanto emerso da questa coralità di voci fatta di popolo e di Chiesa nel pieno rispetto delle parti”. Dopo avere approfondito il tema della famiglia nella vostra diocesi “adesso è necessario per voi – esorta don Paolo Gentili– aprire lo sguardo verso la comunità, perché sia realmente quel luogo dell’abbraccio in particolare per tutte le famiglie ‘ferite’, che vivono ogni giorno tra difficoltà”. Ricordando il Convegno di Firenze di due anni fa, don Gentili ha messo in luce che “non esistono famiglie e membri della nostra comunità lontani che non possono essere raggiunti. Non ci sono più fratelli lontani, ci sono soltanto i fratelli”. Don Gentili come ha osservato come “la società stia vivendo un momento di profondo cambiamento, che necessita di conversione. I matrimoni finiti, poi, non devono lasciarci indifferenti. La Chiesa deve lavorare in comunione con le famiglie attive nelle rispettive diocesi, per supportare altre famiglie, sentendo la Chiesa come il faro che le accompagna” in questo cammino missionario d’accoglienza. L’invito finale di don Gentili, quindi, è quello “di cercare la bellezza d’ogni persona al di là delle sue fragilità, con sguardo rinnovato.Occorre mostrare un amore maggiore poi nei confronti di chi ha vissuto il fallimento del proprio matrimonio”, giungendo sino al divorzio. A conclusione dei lavori del primo giorno, mons. Nolè ha esortato con forza tutti i presenti e a chi ancora teme il cambiamento “a stare attenti a non mettere vino nuovo in otri vecchie. Il cambiamento infatti non è un momento in cui sta crollando tutto, ma è un tempo in cui si sta rinnovando tutto”. Il secondo giorno di convegno è stato aperto dalla celebrazione eucaristica presso la Chiesa di San Carlo Borromeo, a seguito della quale sono stati avviati i gruppi di lavoro in cui sono state approfondite le tematiche relative alla famiglia e alle sue fragilità, affrontandole con spirito propositivo e a vantaggio di una comunità come la nostra che aspira di divenire un’unica famiglia che accoglie.”Una Chiesa per i perfetti sarebbe una Chiesa per nessuno”. Lo ha detto monsignor Francesco Nolè, arcivescovo di Cosenza – Bisignano, chiudendo il Convegno pastorale dal tema “La Comunità e l’Amoris laetitia”. “Il Papa ci chiede di non presentare un ideale minimo di famiglia o di contrattare, tuttavia la realtà è quella di difficoltà nelle famiglie, delle nostre fragilità e tentazioni” – ha detto il presule richiamando anche la Evangelii gaudium. “Francesco ci chiede di gettare uno sguardo all’attualità che ogni giorno ci è presentata dai media e che descrive le criticità della famiglia. La Chiesa, andando al pozzo senza fondo della Misericordia, può trovare risposta per tutto, pure per accompagnare gli ammalati nell’ospedale da campo. Abbiamo questo ospedale da campo? Abbiamo gli operatori sanitari adatti? Non ci è chiesta superficialità o paura di proporre ideali alti, siamo chiamati a una conversione missionaria. È questa la nuova evangelizzazione. La missionarieta comincia dalla moglie per il marito e dal marito per la moglie, dai sacerdoti, dai seminaristi, dagli operatori pastorali, senza paralizzarci. Cominciamo a valorizzare quello che abbiamo”. Da qui le domande scaturite dalle riflessioni del PadreArcivescovo: “Sei disponibile a una paternità e maternità responsabile? Vuoi un matrimonio veramente cristiano?. Non risolveremo di certo tutti i problemi ma abbiamo la chiave per dare una mano, donando Cristo e il suo Vangelo a tutte le famiglie. L’obiettivo vero della formazione ai sacramenti è far incontrare con Gesù, motivando la ragione della propria speranza”.

Fabio Mandato

Data: 05 ottobre 2017.

Fonte: ‘Parola di Vita’.

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