Quel giorno in cui il Presidente Gronchi incontrò Pasquale Arcuri. Un racconto di Pino Oliveti

ALLA FINE degli anni ’50 l’Italia era in pieno miracolo economico. Un milione di persone o forse più, in cerca di lavoro e di una vita migliore avevano abbandonato in poco tempo il sud, raggiungendo i centri industriali del nord. Un giorno di quegli anni, il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi si trovava in viaggio in Calabria insieme alla moglie Carla Bissatini, scortato naturalmente dal nucleo presidenziale del Quirinale.

Poiché non era ancora stata costruita l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, egli stava viaggiando sulla strada Statale 19, quando nella zona a sud di Rogliano, (si sconosce la direzione di marcia del corteo presidenziale), nei pressi della Borgata Serra, notò qualcosa di strano sul lato della strada. Un uomo stranamente camminava carponi sul ciglio della strada. La prima sensazione fu che fosse accaduto qualcosa in quel frangente. Il presidente ordinò di bloccare immediatamente il corteo. Al termine delle procedure di sicurezza poste in essere dalla scorta, Egli scese dall’auto e insieme alla sua Signora si avvicinò a quell’uomo, ormai terrorizzato dai movimenti e dalle armi del personale del Quirinale. Lo spavento però svanì poco dopo quando capì che da quegli uomini non aveva nulla da temere, anche perché essi prontamente lo avevano rassicurato con cordialità e affetto. Il Presidente gli chiese chi fosse, dove abitasse e come mai si trascinava così sulla strada. “Mi chiamo Pasquale Arcuri fu Nicola” si presentò questi. “Abito qui vicino, a Rogliano in via Serra”; “ho camminato sempre così per via di una brutta malattia” – e concluse addirittura con una nota auto ironica: “nella mia vita ho consumato solo un paio di scarpe.” Dove vi state recando? Gli chiese la moglie del Presidente. “Vado a lavorare in campagna” – rispose l’uomo, che all’epoca aveva 35/40 anni. “Ma… qualcuno … le Autorità… vi hanno mai offerto un aiuto?”. Domandò incredulo il Presidente. “Mai nessuno, Eccellenza!”. Rispose l’uomo. Quelle parole e la vista di alcuni dettagli del suo abbigliamento, quali le ginocchiere di gomma ricavate da camere d’aria di pneumatici di autoveicoli; ma soprattutto i piedi penzoloni ravvolti in calzini afflosciati, suscitarono nei due illustri viaggiatori una forte emozione e, forse risvegliarono nella loro mente le immagini di qualcosa di drammatico da loro già visto. Forse in alcuni celebri dipinti: le note agghiaccianti dei naufraghi alla deriva e dei guerriglieri popolani, gli uni che arrancano sempre più deboli verso una speranza avvistata all’orizzonte e gli altri che stremati, combattono, cadono e tentano di rialzarsi in nome della libertà.

Poco dopo i collaboratori presidenziali ebbero disposizioni di annotare con cura le generalità e tutti gli altri elementi necessari relativi a quell’uomo. Infine il Capo dello Stato lo salutò, rassicurandolo che presto gli avrebbe inviato un mezzo idoneo per muoversi più facilmente (nella foto). In capo a un mese giunse al Comune quanto il Presidente aveva promesso. Era una bellissima carrozzella a motore, un vero gioiello della tecnologia di quei tempi.

La ricostruzione di questo episodio è stata possibile grazie ai ricordi dei suoi familiari e dei suoi amici, in particolare Daniele Tiano.

Pino OLIVETI

 

Tratto da “Antico Caffè Rogliano” di Pino Oliveti.

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com