Carlopoli, un incontro sui valori (e sulla scelta) della Resistenza. Iniziativa della sezione Anpi del Reventino

PROMOSSO dalla Sezione ANPI del Reventino (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) si è tenuto presso la sala consiliare di Carlopoli l’incontro dal titolo “I giorni della scelta: Meridionali e Resistenza in Piemonte”.

L’intento degli organizzatori è quello di onorare coloro che hanno realizzato per noi la Repubblica e la Costituzione e ricordare i nostri concittadini e i tanti calabresi che hanno preso parte alla lotta di Liberazione. Dopo i saluti del giovane sindaco Mario Talarico, molto attivo anche su questo fronte, sono intervenuti Corrado Plastino, presidente della Sezione ANPI del Reventino, il professor Angelo Falbo e l’avvocato Giancarlo De Santis relazione: “Il nonno e gli altri Patrioti e Partigiani del nostro Comune”. Le conclusioni sono state del presidente Mario Vallone che tra l’altro ha detto <<Ritengo validi ancora oggi i valori dell’8 settembre, per i quali in tanti scelsero di diventare Partigiani; scegliere l’umanità e la solidarietà fra i popoli; respingere l’indifferenza che avanza, risvegliare le coscienze, trovare nuovi modi di incontrarsi per allontanare i giovani dal Facebook in nome di quegli uomini e donne che si immolarono in nome della libertà e della democrazia>>.

Molte le domande emerse nel corso dell’incontro, innanzitutto recuperare il dialogo con i giovani su fatti di tanti anni fa, ma che sono le basi della vita democratica che lega la Costituzione alla Resistenza e alla storia degli italiani. Partendo dalla ricerca del Consiglio Regionale piemontese: Meridionali e Resistenza “Il contributo del Sud alla lotta di Liberazione in Piemonte 1943-45” a cura di Claudio Dellavalle, Falbo sottolinea: “sono 140 pagine che contribuiscono a dare luce a quei giovani e meno giovani del Sud Italia che ebbero ruoli e responsabilità importanti nel movimento di Liberazione in Piemonte e si distinsero sul campo, guadagnato la fiducia dei compagni per le loro capacità organizzative e di coraggio, tenendo alto quegli ideali di libertà e di riscatto dalla dittatura nazifascista>>. Falbo da uomo di storia e cultura ha analizzato con meticolosità e dati di fatto le fasi del regime fascista fino allo sbandamento dell’8 settembre 1945, quando molti soldati e ufficiali meridionali in Piemonte non potendo tornare a casa furono costretti o ad arruolarsi nell’Esercito Repubblicano della RSI oppure unirsi ai partigiani. <<Nell’ora della scelta, fra i seimila partigiani meridionali in Piemonte – sottolinea con orgoglio Falbo – mille circa erano calabresi e alcuni di Carlopoli e scelsero la Resistenza, molti caddero negli scontri contro i tedeschi o feriti e altri furono internati nei campi di concentramento>>.

Infine, Falbo ha fatto cenno ad una sua ricerca in corso di elaborazione sui tre fratelli Tallarico, combattenti partigiani in Val Sangone, figli di Vincenzo di famiglia originaria di Carlopoli, nati a Marcedusa: Antonio Frico, Capo di Stato Maggiore della Divisione “S. De Vitis”, Tenente Federico Comandante della “Brigata Frico” e Caterina dottoressa staffetta e partigiana con il nome di battaglia “Nina”. Il capitano Frico, ingegner Antonio, ha voluto essere sepolto nel cimitero di Carlopoli, dove tuttora riposa. De Santis, ha tracciato uno spaccato di storia partigiana che pochi conosco, in particolare i giovani. Soldati diventati partigiani combattenti nelle formazioni partigiane piemontese, nati e cresciuti nelle province e nelle campagne dell’Italia meridionale, dei quali esalta le qualità di combattenti come i partigiani di Carlopoli: Vittorio Scalise (Lucio), Gaspare Muraca, Carlo Muraca (Pizzo) caduto, Luigi Astorino (Lupo) e Lorenzo Arcuri. Numerose e interessanti gli interventi dalla platea, come quello dell’ex sindaco di Carlopoli Francesco Talarico che sottolinea: << E’ sorprendente sentir dire che il fascismo ebbe alcun meriti>> – e l’ex sindaco accenna alle leggi razziali e all’entrata in guerra.

Talarico ha l’impressione che in questi anni <<si sono persi i valori della Resistenza e della Costituzione democratica, in particolare i giovani faticano a riconoscersi e a sentirsi coinvolti in una storia che non hanno vissuto e che conoscono poco. Infine, evidenzia il grande valore del lavoro della memoria attraverso la narrazione e la celebrazione per costruire insieme un futuro migliore. Non è mancato il sostegno di Flavio Maglio dell’Anpi di Verbania e Verbano Cusio Ossola (Novara) e di Fausto Pettinato presidente ANPI Soverato nel ricordare vicende umane e dolorose di partigiani. Vallone, sostiene che è stato dimenticato il ruolo avuto dai artigiani nel Centro Italia e nel Piemonte, come Mario Sirianni vissuto cinquant’anni nel silenzio e di tantissimi altri che non hanno chiesto il riconoscimento ufficiale di partigiano. Sul perché sono rimasti tanti anni in silenzio – Vallone spiega che interpellati, hanno ritenuto senza nessuna finzione “di aver fatto la loro parte e poi a casa col gravoso compito di pensare ai figli e alla famiglia”. Dalla manchevolezza del Sud di riconoscere il giusto ruolo dei partigiani, conclude <<oggi noi, non per obbligo morale, ma solo se riteniamo valido ancora quei valori dell’8 settembre dobbiamo impegnarci di più affinché la storia non si ripeta>>.

Pasquale Taverna

Data: 11 luglio 2018.

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