Rogliano, presentato l’ultimo libro del professor Ciro Servillo. Un romanzo di formazione in cui il viaggio, per il protagonista, diventa percorso di crescita

SABATO 18 agosto presso la sala consiliare del Comune di Rogliano, Ciro Servillo ha presentato la sua terza fatica letteraria “L’ombra ossessiva (Comet Editor Press). Moderatore della serata il delegato alla Cultura Antonio Simarco che ha discusso del romanzo insieme con Miriam Coccari ed Eugenio Maria Gallo, autori, rispettivamente, dell’introduzione all’opera e di una nota Ccritica. Era presente l’autore che, in conclusione, ha condiviso con il pubblico significato e genesi del romanzo.

Protagonista un ragazzo di nome Sandro, il cui cupo umore, in un primo momento, sembra trovare giustificazione in un brutto litigio avuto con la sua ragazza. Ben presto, però, ci si rende conto che quello che il giovane porta sul cuore è un macigno enorme, del quale è intenzionato a liberarsi e la rottura con la fidanzata Luisa gli fornisce un ottimo pretesto. Intraprende, così, un viaggio attraverso la Calabria e, insieme, a ritroso nella propria esistenza, alla ricerca delle proprie radici, con la speranza di riuscire a fare chiarezza sul proprio passato e poter guardare, finalmente con speranza al futuro. Persi i genitori in circostanze tragiche, e costretto a separarsi dall’unico fratello, viene accolto in una casa famiglia, nella quale ogni operatore si adopera per farlo sentire a proprio agio e cerca di fornirgli tutto ciò che gli occorre per la propria crescita, ma che mai potrà sostituire la sua vera famiglia, quella che brutalmente e in tenerissima età gli è stata sottratta. Un romanzo di formazione in cui il viaggio diventa percorso di crescita, durante il quale incontrerà delle persone disposte ad aiutarlo e a favorire quel processo di maturazione che porta un ragazzo a diventare un uomo.

La Calabria, altra grande protagonista di questo romanzo, così come di quelli precedenti. Una terra che appare qui più che mai bella e dannata. Bella, non solo paesaggisticamente, la sua è una bellezza espressa anche attraverso la propria gente, genuina, a volte schiva, diffidente, perché così ha dovuto imparare a essere per sopravvivere, ma pur sempre dotata di un grande cuore. Una terra bella per gli antichi valori che in essa ancora albergano: l’amore per la famiglia, la solidarietà, l’ospitalità … . Una terra dannata d’altro canto perché attrae a sé i propri figli come una madre affettuosa e benevola, salvo poi rivelare troppo spesso un volto da matrigna che poco si cura dei suoi abitanti o addirittura a volte arriva ad accanirglisi contro, costringendo alla fuga o alla morte.

M.C.

Data: 22 agosto 2018.

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