“Idjidjia”. A Rogliano va in scena il “Teatro dell’Oppresso”. Iniziativa dell’associazione “Il Teatro Invisibile”

C’è una forma di espressione ispirata alle idee (e all’opera) del pedagogista Paolo Freire, nata in Brasile negli Anni Sessanta del Novecento in un clima di tensioni sociali, povertà e privazioni scaturite dalla dittatura militare. E’ il cosiddetto “Teatro dell’oppresso” – un metodo artistico che invita all’analisi, al confronto ed alla critica costruttiva basando le sue caratteristiche sulla interazione attore-spettatore. Una tecnica in grado di porre lo “spett/attore” al centro della rappresentazione affinché quest’ultima divenga più creativa e socializzante. Questo genere di manifestazione è stata al centro di un progetto curato dall’associazione “Il Teatro Invisibile” grazie al lavoro di Maria Antonia Fama, Andrea Causapruna e Margherita Bulzacchelli. L’iniziativa (nella foto) ha coinvolto gli ospiti del Centro di Accoglienza Straordinaria e dello Sprar di Rogliano protagonisti, nell’occasione, assieme ad un gruppo di giovani studenti e rappresentanti dell’associazionismo locale. Obiettivo della proposta: lanciare un messaggio concreto nel dibattito per la realizzazione di una società più equa, solidale e multiculturale. La performance “Idjidjia” (che nell’idioma africano significa forza e coraggio) è andata in scena con successo presso l’auditorium dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Guarasci-Marconi” alla presenza di docenti, alunni ed intellettuali. Tre momenti di recitazione (supermercato – autobus – ufficio del capo) legati al tema (e all’esperienza) dell’immigrazione, rivisti e ripetuti, che hanno invogliato il pubblico in una sorta di teatro-forum molto partecipativo e significativo dal punto di vista didattico-educativo. L’evento è stato realizzato in collaborazione con i centri Auser di Rogliano e di Cosenza.

Gaspare Stumpo

Data: 27 ottobre 2018.

Fonte: ‘Parola di Vita’.

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