Rogliano. Sanità, il “bivio Santa Barbara” e le urgenze verso Lamezia. Storia di un (piccolo) ospedale senza futuro

di Gaspare STUMPO *

E’ CONSIDERATA la madre di tutte le vertenze, la battaglia per la difesa del diritto alla salute in un territorio difficile, carente di infrastrutture e con problemi atavici dal punto di vista economico e sociale. Anni di scontri, polemiche e dibattiti sul progetto di riordino incluso in quel Piano di rientro dal debito che ha segnato la fine dei piccoli ospedali. Di quei plessi, cioè, che hanno garantito assistenza alle popolazioni residenti nelle periferie di una Calabria sempre più povera di mezzi, collegamenti e salari, dove chi ha la possibilità (o la fortuna) si rivolge altrove emigrando per poter ottenere un’assistenza migliore. Così, anche per il “Santa Barbara” sta per chiudersi l’epoca (durata alcuni decenni) che ha garantito alla Valle del Savuto un punto di riferimento prezioso in materia di Sanità grazie alla presenza di un pronto soccorso, di reparti e laboratori capaci di fornire una prima risposta all’utenza. Per questo nosocomio di provincia è stata decisa infatti la riconversione in Hospice-Cure Palliative e semplici ambulatori, nell’ambito di un programma che toglie alla struttura ogni possibilità di lavorare in emergenza con buona pace dei cittadini che già da tempo, purtroppo, devono indirizzarsi verso Cosenza e fare i conti con il superaffollamento dell’Annunziata. Questo per i fortunati che risiedono nelle aree prossime al capoluogo bruzio. Per quelli che abitano invece nelle zone rurali e nelle frazioni montane i problemi sono destinati ad aumentare per via di un sistema stradale vetusto e inadeguato. E per le complicazioni legate alla rete dei mezzi pubblici, oggi ridimensionati o quasi inesistenti.

Peccato che il mondo della politica non sia stato in grado di implementare una proposta progettuale alternativa capace di favorire, nelle dovute proporzioni, l’interazione tra stabilimenti della stessa Azienda nell’interesse dei pazienti e delle stesse famiglie. Peccato, perché dalla “osmosi” tra due realtà’ contermini, dall’azione sinergica di professionisti e mezzi attivi nei due plessi potevano scaturire, magari, forme di assistenza migliori e più qualità nella gestione delle piccole e grandi emergenze. Bastava garantire un Pronto Soccorso (o un Punto di Primo Intervento), collocare un nuovo reparto chirurgico specializzato, ottimizzare i laboratori a Rogliano. Bastava poco per ri-dare senso ai piccoli ospedali (non solo a quello del Savuto) ri-creando condizioni ottimali all’Hub di Cosenza in un momento in cui anche la Medicina territoriale sembra avere problemi. Eppure, facendo riferimento a parametri sostanzialmente economico-numerici, istituzioni e tecnici di settore hanno optato per soluzioni che a distanza di tempo non hanno sortito gli effetti sperati con una utenza, quella della vallata, sempre più propensa a rivolgersi al “Giovanni Paolo II °” di Lamezia Terme pur di non incappare in lunghe e snervanti attese all’Annunziata quando si tratta di urgenze. Anche questa è Calabria.

*Direttore responsabile www.savutoweb.it gasparemichelestumpo@pecgiornalisti.it )

Data: o4 novembre 2018.

Fonte: ‘Parola di Vita’.

 

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