Al via il programma di catechesi per le Comunità dei fedeli di Bianchi e Colosimi

PRESSO il Teatro comunale di Bianchi si è tenuto il primo degli incontri in programma di Catechesi inter parrocchiale dal titolo “L’amore fa rumore”. Tema della serata a cura di don Giuseppe Trotta “Dire perdono” (Senso, significato e contenuto di perdono). Gli incontri, in questo periodo pre-natalizio aiuteranno ad approfondire il senso profondo della Parola di Dio. Un’occasione, un’opportunità per le Comunità dei fedeli di Bianchi e Colosimi, di cui don Giuseppe è parroco, per condividere in un contesto di preghiera, il significato spirituale ed esistenziale della Sacra Scrittura.

Gli incontri sono aperti a tutti, e ognuno può liberamente partecipare per dare il proprio contributo. Obiettivo dell’incontro quindi, discutere, dialogare del “Perdono” – occasione di approfondire per non banalizzare il termine, sempre più spesso in questa nostra società e nella famiglia utilizzato con superficialità, senza esserne veramente coscienti. Tra i presenti in sala anche suor Luisa e suor Elena, Suore adoratrici del Santissimo Sacramento, fondatore della congregazione padre Francesco Spinelli, proclamato santo da Papa Francesco nello scorso ottobre. Suore che operano con amore e passione da oltre due nei Comuni dell’Alto Savuto. Sulle frasi “L’amore fa unire” – “Il perdono è la chiave che apre le porte del cuore”  “La mancanza di perdono è uno dei più grandi ostacoli per il nostro cammino di crescita spirituale, che solo Dio può togliere” e tante altre, don Giuseppe ha intrattenuto e coinvolto per poco più di un’ora i convenuti, entusiasti di un discorso molto sentito e apprezzato.

Don Giuseppe (nella foto) ha spiegato che il perdonare non è solo un atto istantaneo, dovuto ad uno sforzo volontario, ma un processo che fa appello a tutte le facoltà della persona. Aggiunge, che il vero perdono costituisce l’esito di un difficile, faticoso e spesso doloroso processo psicologico si chi perdona, sia per chi è perdonato. Perdonare, per don Giuseppe esige innanzitutto un onesto riconoscimento che si sta soffrendo a motivo di un’offesa subita e nonostante ciò si ripudia la vendetta. Il perdono quindi, libera i prigionieri del passato, un atto di grande generosità e amore per continuare a credere nella dignità di chi ci ha ferito, o tradito. Il perdono, sottolinea don Giuseppe “agisce come una doppia liberazione” (offeso e offensore) e infine essere disposti a dare il perdono anche quando non viene chiesto (porgere l’altra guancia può toccare, sconvolgere convertire).

Pasquale Taverna

Data: 06 dicembre 2018.

Fonte: ‘Parola di Vita’.

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