La Lirica ha la sua stella. Mariangela Sicilia, dalla Calabria ai grandi palcoscenici d’Europa *

*di Massimiliano CRIMI

MARIANGELA Sicilia, giovane, affermata cantante lirica, soprano. L’abbiamo intercettata – è proprio il caso di dirlo, visti i suoi numerosi impegni nei maggiori teatri europei – a Siviglia, Spagna, in una pausa pranzo, in un ristorante. Fuori c’è il sole, si concede a noi, ritagliando un momento tra una prova e l’altra senza indugio. Venti minuti di immensa gioia per lei che, a sentir parlare di Calabria, si emoziona ancora, ripercorrendo le sue strade, i suoi luoghi, i suoi primi passi nel canto. Mariangela è come la sua terra, bellissima ma difficile da conquistare. La sua voce incanta come il tramonto sul Mar Tirreno e da pace come la neve sui pini della Sila. Il giornale “Le Monde” ha scritto di lei: “un miracolo di saldezza vocale”.

-Parliamo subito di questo binomio: Mariangela e la Calabria. Emozioni ed un colore per raccontare la tua terra.

La Calabria ha tante emozioni, cerco sempre di portarle in palcoscenico con me. E’ una terra che mi ha dato tanto, in sacrificio, in emozioni, in coraggio, patos. Dico sempre: “il verde Calabria” – perché il verde che c’è nella mia terra, non si trova in altre parti d’Italia. Quello che porto sempre dentro di me, della mia terra è questo colore vivido.

-Da giovane hai lasciato la Calabria per questa passione, prendendo coscienza del tuo talento, divenuto ora lavoro. Come hai cominciato e come hai capito che poteva essere la tua strada?

Ho iniziato a cantare da quando avevo tre anni. Da piccola ho studiato musica, pianoforte e ho scoperto il Teatro e la mia grandissima passione per il palcoscenico. Presi coscienza che cantare non mi bastava più. Dovevo chiedere di più alla mia passione, l’interpretazione, scoprire i vari personaggi, dare la mia idea e portarla in scena. Questo ha fatto sì che il mio sogno diventasse realtà.

-Quando vai in scena devi seguire la partitura, un cliché, o porti qualcosa di tuo, la tua personalità?

Entrambe le cose, sicuramente il canovaccio che il regista o il direttore d’orchestra mi assegnano è importante. La partitura mi dà la possibilità di scoprire il personaggio, i suo modo di essere, la sua chiave di scena. Poi ci metto sempre del mio, perché ovviamente l’interprete fa questo; ci mette sempre del suo per interpretare il ruolo e renderlo magico agli occhi del pubblico. Tanto vero per trasmettere emozioni e per dare volere al personaggio che il direttore o regista ha visto in me, scegliendoti tra tanti talenti che il mondo della lirica ha nel suo parterre.

-A Valencia e stai interpretando un’opera, il “Flauto magico” del 1791. Il ruolo che ti è stato assegnato è Pamina, la giovane figlia della regina della notte. Rapita da Sarastro che tutti credono erroneamente malvagio. Proprio lui ti libera da Tamino. S’innamora e ti sposa, entrando con lui nel regno della luce, governato da Sarastro. Una sintesi dell’opera, cosa puoi dirmi di più?

E’ una storia bellissima, che ha una chiave di lettura molto suggestiva sulle donne. Tutta la seconda parte in cui Sarastro chiede a Tanino di non parlare con le donne, di non seguire quello che le donne dicono, invece alla fine vediamo che è Pamina stessa salva Tamino. Lo aiuta a superare le prove, quindi è grazie a Pamina, che la donna – questo personaggio esce fuori dal non essere un cliché femminile – ma diventa un simbolo di speranza di una donna matura, di una donna saggia.

-Quest’opera quindi può anche essere un messaggio sociale?

Certo. Come tutte le opere di Mozart possono essere un messaggio sociale. Lui era molto attento alla società, ai costumi, alle relazioni, ha studiato una società e l’ha portata in scena. Con il passare degli anni nulla è mutato, stiamo parlando di un’opera del 1791 che è completamente attuale, dei giorni nostri.

-Quanto è difficile essere soprano?

E’ difficile perché richiede una vita fuori dalla quotidianità. Adesso, proprio ora, sto pranzando sola. Sono in una città bellissima, ma sono sola. E’ difficile in questo.  E’ difficile perché sei lontana dagli affetti, è difficile anche ad avere delle relazioni personali. Non impossibile ma, comunque difficile. Quando si è una donna in carriera ed in giro per il mondo purtroppo lo è. C’è inoltre una concorrenza spietata, ma si tratta di concorrenza positiva perché si parla di arte. La concorrenza comunque serve, aiuta a migliorarsi.

-Verona, Parigi, Madrid, Berlino, Salisburgo, Amsterdam, fino in Australia a Sidney. In questo momento Valencia. Qual’ è il teatro, il palcoscenico, che ti ha emozionata di più?

Parigi è uno dei teatri che mi ha dato più emozioni. L’Arena di Verona, dal canto suo, ti dà un’energia immensa per stare su quel palcoscenico, Indescrivibile e diversa da tantissimi altri teatri. Devo ammettere, che l’anno scorso, cantando nel mio teatro, il Rendano di Cosenza, anche quella è stata una grande emozione. Il Rendano è il mio primo teatro d’opera che ho visto da piccola, che ho calcato da studente. Mi riporta alla mia gioventù, mi ricollega ai miei luoghi, alle mie radici.

-I tuoi ricordi, le tue emozioni, riconducono sempre a quella che è la tua vita da giovane. Ora hai tantissime altre persone che ti seguono nel tuo percorso artistico. Qual è il regista che ti ha dato di più?

Io sono stata fortunata a conoscere dei grandi registi. Ognuno di loro mi aiuta a crescere. Ad esempio il regista del “Flauto magico” è uno dei grandi del teatro. Tutte le volte mi aiuta a portare in scena un’anima più che un personaggio.

-Adesso andiamo a quelli che saranno i tuoi prossimi impegni, rientrerai in Italia, ti ritroveremo su Roma e in seguito su Bologna.

Lavorerò a Roma. Ne sono felicissima. Per la prima volta lavorerò con il maestro Antonio Pappano, poi sempre a Roma al teatro dell’Opera andrò in scena per “Orfeo ed Euridice” e io sarò Euridice sotto l’attenta regia di Robert Carsen. Sarò in scena, in concerto, in una rassegna chiamata “Le prime donne” – in associazione con l’Università Roma Tre nella quale ho coinvolto anche un amico, un poeta Daniel Cundari anch’esso calabrese, della mie zone. Con lui porteremo in scena “nemici intimi, canto e discanto tra musica e poesia” – è un duello di parole tra personaggi del mondo della lirica e della letteratura. “Romeo e Giulietta” ad esempio. In contrapposizione con i testi contemporanei di Daniel, quindi, attraverso gli amori contrastati dalla società; questo sarà il tema. Da non perdere.

-Rientrata in Italia dalla Spagna, la tua prima giornata, cosa farai?

La prima cosa che farò nella mia bella Italia è prendere un caffè in piedi, in un bar. Qui non si usa prendere il caffè in piedi, ma da seduti. La prima cosa che farò è questa. Poi una bella passeggiata con il mio cane, che mi manca tanto, un po’ di riposo, semplice.

-Da giovane hai recitato. Quanto ti ha aiutato la recitazione nella lirica, nel canto?

Moltissimo, perché ho fatto di questo – dell’interpretazione teatrale –  la mia caratteristica. Amo moltissimo l’interpretazione e lo trasporto nella musica. Anche il modo di leggere lo spartito, per me è tutto assoggettato all’interpretazione, non solo vocale.

Se dovessi dare un consiglio a una giovane ragazza calabrese, ad una lettrice del nostro giornale, cosa ti sentiresti di dire, di sussurrare?

Questo mestiere lo devi sentire dentro. Il consiglio che do sempre è di studiare. Studiare bene, studiare tecnica, perché la natura aiuta sicuramente ma lo studio ti porta lontano. Sul palcoscenico tu porti un prototipo, ma è la società moderna, la vita quotidiana, tutto il tuo bagaglio culturale fa sì che tu possa portare in scena un qualcosa di valore.

-Studio, è una delle parole che usi di più.

Si! Lo studio non deve restare solo teoria. Ho imparato tantissimo dai miei viaggi. Hai delle conoscenze molto più ampie, se dal viaggio impari a trattenerne le sue emozioni, i luoghi, la cultura, le persone, il loro modo di guardare alla vita. Quindi … studio, preparazione, ma soprattutto non avere un’unica idea ma vedere sempre varie prospettive.

-Mariangela Sicilia ieri ed oggi, come eri e come ti vedi ora

Prima ero più caparbia, forse anche un po’ presuntuosa. Il tempo mi ha insegnato ad essere più naturale, come la visione di Picasso, prima disegnava benissimo e poi ha iniziato a disegnare come un bambino, credo che questo debba essere la chiave di tutto, la semplicità.

-Semplicità e umiltà, perché anche questo tipo di lavoro è un modo per confrontarsi con qualcuno che forse, ha anche qualche giorno in più di esperienza della tua, giusto?

Esattamente, c’è sempre qualcuno che può insegnarti qualcosa. Puoi imparare in realtà da tutti, anche da un bambino, da qualsiasi individuo, lungo un percorso incontri sempre qualcuno o qualcosa da cui prendere un tassello per costruire il tuo sapere.

-Quanto ti piace andare in scena?

Tantissimo, non vedo l’ora di tornare sul palcoscenico.

Tanti i personaggi che hai portato in scena, tanti i panni che hai vestito, qual è il personaggio che ti ha conquistato?

Mimì … è un personaggio che sento dentro.

Semplicemente, grazie Mariangela ad maiora semper.

Data: 18 dicembre 2018.

 

 

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