“Nulla esiste ma tutto accade”. Apprezzamenti per il nuovo libro del roglianese Pierluigi Vizza

“Nulla esiste ma tutto accade” (Santelli Edizioni) è il nuovo lavoro di Pierluigi Vizza (nella foto). Calabrese, figlio del Savuto. Dalla sua Rogliano ha trovato il tempo, la passione, lo spunto per scrivere questo romanzo che lo stesso autore definisce “distopico”. Come oggi si suole dire «speculativo» – ossia una narrativa che esplora un processo o fenomeno concreto, familiare, e lo esagera per mezzo dell’immaginazione al fine di scorgerne gli effetti e i risvolti nella possibile realtà immaginata.

“Grossomodo si potrebbe collocare – come tiene a precisare Vizza – nel filone della fantascienza, e più precisamente della «distopia sociale» – in quanto la narrazione tenta di provocare quello che Bertolt Brecht chiamava «straniamento cognitivo»; vale a dire non solo immaginare un possibile che c’è più o meno vicino e che si potrebbe concretizzare nel futuro, ma anche far generare nel lettore degli interrogativi, sfidarlo, farlo riflettere.

Il romanzo si intreccia lungo le vicende di quattro personaggi – un prete, una meretrice, un fisico e un poeta – ognuno rappresentante di una differente concezione del mondo e di una diversa, divergente, posizione nella Comunità. I personaggi si ritrovano sballottati in questa realtà pacifica, estremante razionale, sviluppata, che purtuttavia odiano. Ciò che potrebbe essere utopia per molti – che potrebbe addirittura allettarci – per altri invece è realtà nefasta, incarceramento dell’essere, degradazione delle relazioni sociali. Insomma, l’intero scritto si dipana lungo una critica agli assunti della società moderna, ma presenta anche una contro-critica ai modi e ai mezzi con cui viene a sua volta criticato il mondo fattuale.

Ciò inevitabilmente condurrà questa realtà ad esplodere, alla rottura del patto sociale, e ad una sorta di ritorno allo stato di natura hobbesiano di tutti contro tutti, da cui però i quattro personaggi verranno preventivamente salvati. Ebbene toccherà – agli stessi personaggi – scegliere se preservare l’umanità e, soprattutto, come preservarla. La narrazione è incalzante, tagliente, al punto da non lasciare respirare il lettore; al contempo, tenta pasolinianamente di scandalizzare e di sviscerare ogni fenomeno dalla sua moralità: – Che cos’è il male? Può esistere il bene all’interno di un campo di concentramento, e il male in paradiso? L’intero scritto ruota appunto attorno a questi temi che, in ultima istanza, sono riconducibili ad una costante ricerca di una filosofia da seguire o, più che altro, di una spiritualità da ritrovare.

Insomma, un libro che si presta ad un moltitudine di interpretazioni e che invita colui che legge a muoversi, a cercare, e a fare una propria storia, perché ogni lettore è un primo uomo.

Massimiliano Crimi

Data: 18 dicembre 2018.

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