“Il Ponte Romano sul Fiume Savuto”. A Scigliano rievocati 2150 anni di storia. Un reportage tra natura e memoria

NON è servita la macchina del tempo per tornare indietro di oltre duemila anni. Nel Savuto, nei dintorni del Ponte di Annibale (o Ponte Sant’Angelo) bretti, magnogreci e romani invadevano, attraversavano una terra ricca di storia e leggende. Due giorni (18 e 19 maggio) in cui l’Amministrazione comunale di Scigliano, le associazioni “La Via Popilia” e ai “I Brettii”, la scuola lottatori di Simone Gallo, hanno mostrato ad un folto pubblico questo luogo e le sue vicissitudini. Valido il supporto dei gruppi “De Bello Italico” proveniente da Verona, “Colunia Iulia Feenestris” da Fano e i “Cavalieri de li Terre Tarantine” da Taranto, che hanno fatto riemergere un tesoro nascosto di Calabria da mostrare all’Italia intera, con orgoglio, per la sua valorizzazione. Per l’occasione, un villaggio brettio, uno magnogreco e un castrum romano, sono stati allestiti nei pressi del Ponte con la presenza di figuranti. I turisti che faranno vacanza a sud, potranno rivolgere attenzione ed interesse verso un nuovo percorso che, nel caso del Savuto, saprà essere attrattore culturale mettendo in vetrina potenzialità storico-rievocative e culinarie. Chi si è fermato ha avuto la possibilità di partecipare alle conferenze e osservare gli spettacoli rievocativi. Di assaporare le eccellenze, tra gli alberi con lo sguardo al ponte romano, udendo lo scorrere del fiume sapendo di dover tornare nelle vesti di “ambasciatore della valle”. Da queste parti, infatti, si apre un nuovo varco per la valorizzazione e la conservazione di luoghi potenzialmente validi per il turismo di prossimità. Da Rogliano, a partire dalla zona rurale di Cannavina e la sua cascata, dal ponte di Tavolaria a quello delle Fratte lungo il fiume Savuto, si arriva fino al mare passando per “Annibale” sapendo di non aver sbagliato direzione. Chi oggi ha scommesso in questo e in altri eventi non ha fantasticato su luoghi, natura e monumenti, con l’obiettivo di rendere fruibile un territorio bello e suggestivo. Come per una foto scattata e stampata su carta, affidata all’album del tempo, la Vallata e i suoi borghi sapranno essere così la nuova cartolina da mostrare al mondo.

Massimiliano Crimi

 

  • Antichi Romani: una presenza che non ha portato benefici alla Calabria.

 L’uso della tecnologia è stato alla base dello sviluppo dell’Impero Romano nell’area euro-mediterranea tra il I° sec. a.C. e il V° sec. d.C.. Tecniche e mezzi avanzati per quell’epoca furono utilizzati nel settore dell’ingegneria per la realizzazione di infrastrutture (ponti, gallerie, strade, acquedotti, dighe, edifici, cloache) ma anche in quelli della produzione e del comparto militare. Gli antichi romani si rivelarono abili sia per quanto riguarda l’idea progettuale sia per quanto riguarda l’interesse e la fase costruttiva legati all’opera ingegneristica. Logica, rigore ed efficienza erano alla base di regole e criteri realizzativi. Sono oltre trecento quelle ancora visibili. Anche il Ponte di Annibale venne costruito in modo da sfidare il tempo, le intemperie e la forza del fiume in un’area ideale per caratteristiche orografiche e consistenza geologica. Costruito presumibilmente tra il 131 e il 121 a.C. (nel periodo successivo al passaggio del generale cartaginese) il Ponte è legato alla Via Popilia (ab Regio ad Capuam). Di essa, in rapporto al tracciato “Cosentia ad flumen Sabatum” realizzato lungo una fascia geografica particolarmente adatta per sicurezza, esposizione e ricchezza ambientale, ne rappresenta uno dei pochi reperti archeologici attualmente ben conservati. Nelle sue vicinanze si trova una cappella (con annesso rudere) dedicata a Sant’Angelo per via di una vecchia leggenda popolare. In 2150 anni di storia l’opera ha subito mutamenti dovuti a fattori naturali o ad interventi (a volte anche maldestri) da parte dell’uomo. Quello di Annibale è dunque uno dei ponti più antichi costruiti in Italia. Un’opera monumentale pensata ed edificata in un contesto rurale e non certo in un luogo urbano magari importante o densamente popolato. Che rientrava in un sistema di infrastrutture certamente strategico per l’Impero. Tuttavia, ricordiamo, la Calabria non trasse grandi benefici dalla “presenza” romana né dal punto di vista economico né tantomeno dal punto di vista sociale, culturale e infrastrutturale. Tutt’altro! Controllo e sfruttamento (di risorse e persone) condizionarono la vita nell’estremo sud della Penisola. La stessa “Popilia” venne costruita per scopi militari lungo una serie di passi e fondovalle interni con raccordi sulla costa solo in prossimità dei porti per il carico delle merci.

  • Visite guidate per studenti e docenti. Il Ponte di Annibale torna ad essere oggetto di studio.

Scuole di ogni ordine e grado hanno aderito alla manifestazione promossa dall’associazione “La Via Popilia” che, oltre alla rievocazione di fatti e tradizioni ha consentito, il 18 ed il 19 maggio scorsi, la partecipazione a conferenze, visite guidate e degustazioni di piatti tipici locali. Una due-giorni contraddistinta da proposte culturali, spettacoli in costume ed approfondimento su storia ed architettura del Ponte di Annibale, in territorio di Scigliano. Tra i visitatori anche docenti e studenti universitari. Tutti hanno avuto la possibilità di osservare da vicino il manufatto risalente al II° secolo a.C. legato al tracciato dell’antica Via Popilia. Ma anche l’ambiente circostante, le caratteristiche di un paesaggio fluviale e rurale, nella valle del Savuto, che da qualche anno a questa parte il turismo esperienziale ha saputo apprezzare, valorizzare e rilanciare a livello interregionale. Luoghi capaci di far rivivere ricordi agli adulti, scaturire stupore tra i più giovani e di proporre nuovi studi tra storia e microstoria.

Gaspare Stumpo

 

  • L’epoca di costruzione del Ponte Sant’Angelo: un dibattito mai concluso.

Di sicuro c’è che la Valle del Savuto possiede un patrimonio storico culturale tra i più importanti della Calabria. Tra questi beni spiccano i ponti di presunta origine romana, in particolare il Ponte Sant’Angelo, tra i Comuni di Altilia e Scigliano, di straordinaria fattura e dalle caratteristiche tecniche uniche. Recentemente, il dibattito si è riaperto per l’interesse e la sensibilità mostrata da associazioni, professionisti e studiosi provenienti da altre regioni d’Italia. Una sensibilità locale che in diverse occasioni si è dovuta scontrare con l’interesse dello “straniero” che ha palesato un marcato deficit nello studio dei nostri beni storici e delle aree circostanti. E’ il caso di ricordare una parte di un libro dedicato alla Via Annia Popilia, scritta evidentemente con avventatezza, a proposito dei ponti Sant’Angelo, Tavolaria e Fratte, collocando la loro realizzazione in periodo alto medievale se non addirittura in epoca più recente. L’autore afferma quanto segue: “Sembra impossibile che i tre manufatti, simili per tecnica costruttiva e dimensioni, possano aver resistito tanti secoli, oltre che alla furia delle piene, anche ai terremoti che hanno costantemente distrutto interi centri abitati ed atterrato possenti strutture fortificate (castelli, torri, cinte urbiche) e monumentali complessi religiosi e monastici (chiese, monasteri, conventi, abazie) costruite in Calabria”. Affermazione poco convincente per inconsistenza, in contrasto con quelle di altri addetti ai lavori tra i quali docenti universitari di Storia Romana e di Scienza e Tecnica delle Costruzioni, oltre che da studiosi impegnati ad approfondite ricerche non solo a livello bibliografico ma anche sul campo, che fanno risalire l’origine del ponte Sant’Angelo all’epoca romana. Un’affermazione che, peraltro, avrebbe dovuto limitarsi ad un solo ponte che si presume faccia parte della vecchia Via Annia Popilia (Capua Rhegium), il cosiddetto Ponte Sant’Angelo (chiamato anche ponte D’Annibale), e non ai due restanti ponti, anch’essi di presunta origine romana, Ponte di Tavolaria (Tabula ria) e Ponte delle Fratte.

– L’origine romana e il collegamento con la Via Popilia.

L’origine romana del Ponte è dimostrabile da diverse ipotesi e da alcuni reperti recuperati. Durante l’ultimo restauro del manufatto sono state rinvenute monete antiche, a tal proposito Saturno Tucci, in uno dei suoi libri scrive: “Sul piedritto a monte venne ricucita la famosa lesione che, a suo tempo, permise di scoprire una camera vuota, all’interno della quale gli operai si sbizzarrirono a scavare alla ricerca di un antico tesoro che la diceria popolare voleva fosse lì nascosto. Furono trovate, invece, alcune monete che vanno dal periodo greco (350-194 a.C.) al periodo romano fino ai “Vespri Siciliani” (1200-1280 a.C.) … “. C’è da dire che l’asse del ponte segue un tracciato che si presume appartenesse alla Via Popilia (Capua Rhegium) in quanto parallelo e vicino a quello dell’autostrada, probabilmente quello più ragionevole oltre che dal punto di vista geologico, anche da quello ingegneristico, e più a nord, vicino alle strade ricostruite nel periodo Borbonico nei pressi di Rogliano. Questa ipotesi è contenuta nello stesso testo dedicato alla costruzione dell’antica strada romana, e contraddice l’affermazione dell’autore stesso, considerata la posizione vicina e parallela del ponte all’autostrada: “Mi rendo conto che la politica dei collegamenti stradali in Calabria, in duemila anni non è sostanzialmente cambiata: una principale arteria longitudinale che attraversa il cuore del territorio: da una parte l’Annia e dall’altra l’Autostrada A3 che ne ripercorre abbastanza fedelmente il tracciato e poi le vie di collegamento con la costa ionica.”. Che il punto di valico del fiume Savuto fosse necessariamente a “Macchia della Fiera” non è fondato in quanto non esistono testimonianze storiche che affermano l’esistenza di scambi commerciali in tale area tenuti fino a oltre 2000 anni fa. Nel testo non si cita che la grande fiera di bestiame, organizzata sino a tempi recenti (ancora oggi tradizionalmente praticata ma in misura più modesta), era denominata Fiera di Sant’Angelo, né si cita l’esistenza, vicino al Ponte Sant’Angelo, di una chiesetta dedicata a Sant’Angelo, che dimostra l’importanza del ponte e i legami con la fiera, importantissima per i paesi vicini. Nello stesso tempo si potrebbe dire che l’antica Via Popilia (Capua Rhegium) necessitava di un punto di valico sul fiume Savuto e questo avveniva attraverso il Ponte Sant’Angelo. Ponte che ha ragione di esistere soprattutto se apparteneva a tale strada, vista anche la sua vicinanza a Rogliano, Martirano e Scigliano, tutti toponimi di origine prediale, ovverosia quei nomi di luogo che rammentano l’esistenza di antichi praedia romani (era abitudine romana denominare il fondo dal nome del proprietario aggiungendo il suffisso ano). Non solo, ma l’ottima fattura giustifica l’esistenza in quell’area di un’arteria principale e di fondamentale importanza fino a pochi secoli fa.

– I ponti sul fiume Savuto necessari per l’economia del territorio.

Per quanto riguarda gli altri attraversamenti, Ponte di Ischia Romana, Ponte di Tavolaria (Tabula ria) e Ponte delle Fratte, la loro origine è legata all’interesse che avevano i romani allo sfruttamento del territorio sia durante le guerre romano-puniche, legno della Sila e pece (pix bruttia), sia per la coltivazione della vite per produrre il vino Previtaro bianco e il Fulvus, apprezzati in modo particolare ancora più del Cirò e del Greco, da Plinio il Vecchio. Dire che sembra impossibile che i ponti abbiano resistito tanti secoli, oltre che alla furia delle piene del fiume, anche ai terremoti, e quindi la loro realizzazione risale al periodo alto medievale se non più recente, non è esatto per il semplice fatto che tali infrastrutture sono state ricostruite e restaurate più volte nelle epoche passate per l’importanza che hanno avuto fino a 50-60 anni fa, sia per il pascolo sia per l’agricoltura. D’altronde, nel testo vengono ricordati i restauri più recenti del Ponte Sant’Angelo (1856 e 1961) eseguiti non soltanto perché belli da vedere, ma necessari. Riguardo alla resistenza del Ponte, è utile ricordare un fatto curioso che l’ingegner Antonello Pironti riporta nella sua tesi di laurea: “Dopo il restauro del 1961, negli anni 1968-69, fu costruita l’autostrada Salerno-Reggio Calabria (oggi Autostrada del Mediterraneo, nda) ma l’atteso richiamo turistico non si è verificato. In effetti l’unico evento particolarmente importante per il ponte stesso è stato il transito su di esso di un mezzo del cantiere autostradale: un “Caterpillar D9″. Questo provocò la parziale distruzione dei parapetti e probabili lesioni longitudinali ma anche questa volta il ponte superò indenne l’evento assolutamente eccezionale”.

– I dibattiti.

Il dibattito prosegue fino agli ultimi convegni organizzati a Scigliano. Sembra che alcuni relatori per documentarsi abbiano letto unicamente questo libro. Secondo gli stessi, il Ponte, essendo ad una sola corsia, non può essere considerato di origine romana. La revoca ai relatori si traduce con l’individuazione nei pressi dei vicini Campi di Malito di un lungo tratto di strada basolata (antico sentiero lastricato di epoca romana con tracce ben conservate) con una sede carrabile larga 2,70 metri. Dimensioni compatibili con quella del Ponte, considerando la larghezza di 3,50 metri. L’arco del Ponte Sant’Angelo è stato addirittura definito “gotico” e paragonato a quello di un antico ponte di Squillace, in provincia di Catanzaro, con arco marcatamente a sesto acuto. Inoltre, i tre ponti, sono stati definiti uguali per tecnica costruttiva. Tutte queste affermazioni fanno trasparire la poca conoscenza dei manufatti e del contesto che li circonda. Sono imprecise e poco convincenti. Il Ponte Sant’Angelo ha una luce di circa 22 metri e una freccia di circa 11 metri. Dimensioni che, con semplici calcoli, dimostrano l’esistenza di un arco a tutto sesto. Una impercettibile schiena d’asino potrebbe essersi formata per gli eventi tellurici avvenuti nel corso dei secoli ed in rapporto alla geologia della Calabria, giovane e in continuo movimento. Gli archi dei ponti di Tavolaria e Fratte sono stati costruiti con materiali e tecniche differenti. Il Ponte Sant’Angelo, a differenza degli altri, ha un arco costruito a blocchi di tufo rosa, provenienti da una cava nelle sue vicinanze e sconosciuta alla stragrande maggioranza degli studiosi “stranieri”. Infine, pensando all’altezza e alla lunghezza considerevole del Ponte, ci poniamo una domanda: il regime del fiume Savuto è stato sempre così? La narrazione di Dionigi di Alicarnasso (60 a.C. circa – 7 a.C.) fa pensare ad un fiume più regolare, sopra cui era possibile praticare la fluitazione e quindi il trasporto del legname a valle per la costruzione delle navi romane.

Anselmo Filice *

*Ingegnere, dottorando Unical.

Data: 19 giugno 2019.

Fonte: ‘Parola di Vita’.

Questo servizio e’ stato pubblicato sul settimanale ‘Parola di Vita’ a firma di Gaspare Stumpo, Massimiliano Crimi e Anselmo Filice.

Anche le immagini fanno parte del reportage.

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