Il mare: stravaganze pseudo-culturali *

di Leopoldo CONFORTI *

SONO passati ormai molti anni da quando nel mare di Riace sono stati trovati i Bronzi (nell’immagine), che hanno rese celebre quella spiaggia. In fatto di ricerche archeologiche è stato quasi certamente l’evento più importante del secolo scorso. Come era logico, il rinvenimento ha dato incremento a studi sulla loro epoca, sui personaggi mitologici che rappresentano, sugli artisti che li hanno scolpiti e su altri argomenti di cultura. La collocazione di essi nel Museo della Magna Grecia di Reggio ha accresciuto l’importanza già notevolissima di quella istituzione. All’epoca del ritrovamento ci fu qualcuno al massimo dell’entusiasmo, che su un organo di stampa, si spinse fino al punto di ringraziare il mare per la preziosa restituzione. Viva il mare, dunque, benevolo e generoso collaboratore alla scoperta dell’antichità. La rilettura di quelle lodi richiama alla memoria, non so per quale arcana risonanza, un verso di Euripide: “il mare lava tutti i mali degli uomini”. Il poeta dunque lo eleva a salvatore dell’umanità. Nel secolo successivo Senofonte, in una delle pagine più famose dell’Anabasi, racconta la drammatica marcia dei diecimila soldati sperduti nelle desolate e gelide regioni dell’Asia Minore e mette in risalto il grido di esultanza di tutti: “Thalatta, Thalatta – il Mare, il Mare”, quando lo scorgono in lontananza, e si rendono conto del pericolo che incombe sulle loro vite. Anche questa volta la liquida superficie svolge una funzione salvifica sia pure in termini diversi. Eppure non meritava questi ed altri elogi ed in modo particolare dai Greci, poiché ha inghiottito una buona parte della loro civiltà. Terenzio, il poeta latino, che componeva commedie ad imitazione delle greche, mentre tornava in patria, portando con sé un centinaio e più di opere di Menandro, morì in un naufragio, nel quale andò perduto anche il prezioso carico. D’altra parte si ha notizia che lo stesso Menandro annegò nel mare mentre nuotava nel Pireo. Nella parte finale dell’Anabasi si racconta che la costa europea del Mar Nero era cosparsa di carcasse di navi piene di merci di ogni genere e fra l’altro c’erano “casse di legno piene di titoli librari”. Evidentemente libri greci.

Ma ci fu nell’antichità uno che si rese conto della malvagità del mare e si comportò di conseguenza. Serse, imperatore di Persia, il quale per rendere agevole il passaggio del suo esercito in Occidente aveva fatto costruire un certo numero di ponti di barche sull’Ellesponto. Ecco come procede testualmente il racconto di Erodoto: “Quando ormai lo stretto era dotato di ponti, sopraggiunse una terribile tempesta, che li fece a pezzi. Serse, non appena fu informato, in preda all’ira ordinò di colpire il mare con trecento frustate e di gettarvi dentro un paio di ceppi. Pronunciò anche, mentre frustavano l’Ellespondo, parole barbare e folli: Acqua amara, il tuo signore ti infligge questo castigo, perché lo hai offeso senza aver ricevuto da lui alcuna mancanza di rispetto”. Serse è un uomo di grande considerazione, perché fu l’unico degli antichi a reagire con dignità e coraggio, nel modo come poteva e sapeva, alla malvagità del mostro. Altro che parole barbari e folli, come le definisce incautamente lo storico. Barbari no, ma certamente folli e insipienti furono i Greci, che sopportarono senza un minimo di ribellione la sepoltura in acqua della loro straordinaria civiltà. Nel corso delle Olimpiadi, che ebbero luogo in America ai tempi di Reagan, i giornali raccontano che, quando passò la squadra greca davanti al palco riservato alle autorità, il Presidente degli Stati Uniti, indicando gli atleti, pronunciò questa frase: “Tutto quello che siamo, lo dobbiamo a questi”. In quel momento non si ricordò o, più verosimilmente, non pensò – date le circostanze – non era il caso di completare il pensiero così: “anche se la gran parte di quanto produsse questa civiltà giace in fondo al mare”. E per di più nel Mediterraneo. Ci rimane la speranza che qualche esperto e fortunato nuotatore subacqueo possa scorgere e strappare al Mare Nostrum una statua, un’anfora o qualche altro oggetto più o meno importante. Così chi ne avrà interesse, potrà aggiungere un altro tassello a quell’immenso mosaico di conoscenze che è il mondo antico. Nel frattempo le spiagge del Tirreno e dello Ionio si riempiono di bagnanti. Ed è possibile che qualcuno di essi si trovi l’acqua sporca venga la voglia di prendere a frustrate non il mare, come fece Serse, ma il Sindaco del paese. Però questo è un altro discorso.

Data: 19 agosto 2019.

* Docente emerito, presidente dell’Accademia Cosentina.

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