Operazione “Ricettopoli”. I Carabinieri eseguono 9 misure cautelari e 4 misure interdittive. Coinvolti anche un medico e tre farmacisti

NELLA MATTINATA odierna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza, unitamente ai militari del Nucleo Antisofisticazione e Sanità di questo capoluogo (Cosenza, ndr), hanno dato esecuzione a 13 misure cautelari personali (di cui 6 agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, 3 agli arresti domiciliari, nonché 4 misure interdittive dall’esercizio della professione) e reali (sequestro preventivo delle somme di denaro per un totale di 175.947,96 €), emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Cosenza nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di “prescrizioni abusive in concorso”, “detenzione e cessione di sostanze stupefacenti in concorso”, “truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale” e “falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in concorso”.

L’operazione odierna ha permesso di scardinare un articolato sistema attraverso il quale alcuni tossicodipendenti, con la compiacenza di un medico di base con studio in questo centro, riuscivano a rifornirsi, presso alcune farmacie, di un medicinale contenente “ossicodone”, successivamente spacciato sul mercato illegale quale valido sostituto dell’eroina.

L’indagine – condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia di Cosenza di concerto con il locale N.A.S., e coordinata dal Procuratore della Repubblica di Cosenza, dott. Mario Spagnuolo, e dal Sost. Proc. dott.ssa Margherita Sacca’ – scaturisce da una segnalazione inviata dalla locale ASP al citato Reparto dell’Arma in ordine ad un esponenziale incremento delle prescrizioni di un farmaco oppioide a base di ossicodone, utilizzato per le cure palliative e del dolore severo in patologie neoplastiche o degenerative, contemplato nella Tabella D allegato III bis del D.P.R. 309/90, in quanto caratterizzato da una molecola del tutto simile a quella dell’eroina, per cui in grado di innescare forme di dipendenza analoghe a quelle delle droghe pesanti.

Il medico, titolare dei ricettari utilizzati per le prescrizioni di medicinali a favore dei coindagati, per giustificare la propria condotta dinanzi ai responsabili dei competenti Uffici di medicina di base, aveva riferito di essere stato vittima del furto di 10 ricettari, precisando che avrebbe poi formalizzato la denuncia in ordine a quanto accaduto. Tuttavia, da accurate verifiche, non risultava essere stata effettivamente presentata alcuna denuncia da parte del sanitario. La susseguente attività di indagine ha consentito di accertare che si era soltanto trattato di un mero e maldestro tentativo di occultare la propria condotta illecita, nel frattempo perpetrata, senza soluzione di continuità, anche nei successivi anni. Infatti, gli accertamenti hanno abbracciato un arco temporale particolarmente ampio, focalizzando l’attenzione sulle prescrizioni dallo stesso emesse a partire dal 2015. Ecco dunque che questo farmaco dagli effetti stupefacenti è divenuto il motore della presente indagine che ha fatto emergere l’esistenza, sul territorio cosentino, di un mercato di smercio di sostanza stupefacente apparentemente legale, ma parallelo a quello clandestino di spaccio dell’eroina.

Le condotte illecite oggetto di contestazione nella presente indagine vedono coinvolto il citato medico di base cosentino, il quale, dietro richiesta di alcuni pazienti, si è reso disponibile a prescrivere innumerevoli ricette del citato farmaco a base stupefacente, pur in assenza di patologie sofferte dai destinatari, i quali potevano così ottenere illecitamente confezioni in quantità spropositate ed incompatibili anche con l’uso raccomandato dall’AIFA per singolo paziente, come confermato in una perizia redatta da un consulente tecnico del PM.

Nel corso delle attività investigative, i Carabinieri hanno potuto rilevare, in un arco temporale tra il 2015 e il 2019, ben 2.360 illecite prescrizioni, per un totale di 4.720 confezioni del farmaco in argomento contenenti, ciascuna, 28 compresse aventi un dosaggio compreso tra 20 e 80 mg.

Una condotta, quella del medico, caratterizzata da una chiara consapevolezza dell’illiceità del proprio agire, come emerso nettamente da alcune conversazioni con i pazienti indagati, riportati nell’ordinanza del GIP, in cui lo stesso asserisce “Tu non hai titolo a prendere (ndr segue la denominazione del farmaco)”, o ancora, in un altro incontro, “Ma ti rendi conto che sono anni, che fate ste cose…?.. Anni…!!.. No giorni…!!.”. Lo stesso, cosciente delle conseguenze nefaste potenzialmente derivanti dall’assunzione incontrollata del farmaco, appare anche incurante dello stato di salute riferito da alcuni assuntori. Infatti, in alcune intercettazioni captate, il sanitario, preoccupato per l’abbassamento delle difese immunitarie di uno di essi, spiega allo stesso come a causare il disturbo possa essere stato l’eccessivo consumo del farmaco, cedendo comunque alle continue richieste di prescrizione dello stesso prodotto. Quanto chiaramente rilevato circa la piena consapevolezza del potenziale altamente nocivo per la salute dei suoi pazienti connesso con il consumo eccessivo del farmaco in argomento in assenza di ragioni cliniche, è apparso ancora più chiaro allorquando lo stesso, nel ribattere ad uno dei pazienti, ha sostenuto “Nooo che ti ammazzi solo con tutte queste medicine …” Alquanto singolare l’esternazione di un altro paziente, durante uno degli incontri registrati presso lo studio, in cui a fronte delle preoccupazioni del medico circa le verifiche sull’esenzione dal ticket, risponde, noncurante, “Tanto paga lo Stato!”.

Infatti, le indagini hanno evidenziato una truffa in concorso ai danni del Servizio Sanitario Nazionale ad opera del citato medico di base, di tre farmacisti e degli intestatari delle ricette, consistente nel far ricadere i costi dei medicinali a carico del S.S.N. per un ammontare di 175.947,96 euro.

In particolare, dall’attività di monitoraggio svolta dai Carabinieri è stato possibile rilevare come i farmacisti, nonostante le stringenti prescrizioni di legge in materia, avessero dispensato i predetti farmaci in quantità spropositate ed incompatibili con l’uso di un singolo paziente, poi presentando le ricette per il successivo rimborso. Gli stessi, in alcuni casi, venendo meno ai loro obblighi, hanno favorito la condotta illecita dei richiedenti, talvolta anche mediante la consegna dei farmaci incriminati presso il loro domicilio. Addirittura, come viene anche sottolineato nell’ordinanza del GIP, alcuni farmacisti, animati da interessi di natura economica, in più occasioni, invogliavano l’indagato ad ottenere ulteriori prescrizioni abusive, segnalando allo stesso la disponibilità presso la farmacia del medicamento contenente l’ossicodone. Particolarmente significative, per non dire allarmanti, appaiono le conversazioni in cui una farmacista offre ulteriori confezioni di farmaco ad uno degli indagati, rispetto a quello che lo stesso aveva richiesto ed in relazione alle quali aveva riferito di essere in possesso delle necessarie prescrizioni, così, di fatto, invogliandolo a procurarsi, per il tramite del suo canale di fiducia, ulteriori prescrizioni aventi ad oggetto farmaci stupefacenti. Analoghe condotte alquanto anomale sono state riscontrate anche a carico di altri farmacisti destinatari di interdittiva, i quali, in assenza di alcun controllo ed in violazione della normativa che disciplina l’erogazione di farmaci così delicati, hanno consegnato a domicilio il predetto farmaco ad uno degli indagati, anche se quest’ultimo non fosse l’intestatario della ricetta.

Gli stessi hanno mantenuto, lungo l’arco investigativo, un contegno alla stregua di un qualsiasi commerciante su cui, a differenza del farmacista, sicuramente non gravavo gli obblighi professionali di controllo e, in ultimo, di rifiuto di consegnare il farmaco illecitamente richiesto. Obblighi sicuramente necessari per dei professionisti, volti soprattutto a prevenire il pericolo che farmaci siffatti entrino nella disponibilità di soggetti non titolati, con conseguenti pericoli di danni alla salute e di dipendenza dai predetti farmaci per gli stessi e per i terzi, potenziali cessionari.

Inoltre, i Carabinieri hanno avviato le procedure volte al sequestro preventivo della somma di € 175.947,96 nei confronti dei tre farmacisti destinatari delle misura interdittiva. In particolare, tale importo è calcolato quale rimborso corrisposto dal S.S.N. alla medesima farmacia per la dispensazione delle ricette intestate ad un singolo indagato nell’arco temporale a decorrere dal 2015.  Dal monitoraggio degli indagati è stato accertato che il farmaco, ottenuto a seguito della presentazione delle prescrizioni presso le farmacie di Cosenza, veniva in parte impiegato per uso personale ed in parte ceduto a terze persone dietro pagamento di un corrispettivo come documentato nel corso di mirati servizi culminati nel sequestro complessivo di 419 compresse. Particolarmente significativo il quantitativo rinvenuto nel corso di una perquisizione domiciliare avvenuta il 6 marzo 2019, presso l’abitazione di uno degli indagati, in cui i Carabinieri rinvenivano 279 compresse a base di ossicodone di 80 mg e diverse ricette aventi ad oggetto le prescrizioni di tale farmaco, numero sicuramente sproporzionato per la cura di un singola persona.

Un altro aspetto che viene imputato agli odierni arrestati è quello relativo all’ulteriore falsificazione materiale delle ricette ricevute dal medico. Infatti, è stato accertato che gli indagati erano soliti farsi prescrivere il farmaco avente un dosaggio da 20 mg ed, alcune volte, da 40 mg. Una volta ottenuta la ricetta, al fine di ottenere un farmaco con un principio attivo più elevato, modificavano manualmente il numero “20” in “80”. Da quanto documentato, non risulta che il medico fosse pienamente consapevole della successiva condotta di falsificazione materiale tenuta dagli indagati, anche se dal contenuto delle conversazioni captate è emerso come lo stesso avesse avuto il sospetto di una siffatta evenienza ma che, ciononostante, avesse ugualmente perseverato nella propria condotta.

Contestualmente all’esecuzione delle predette misure cautelari i Carabinieri hanno proceduto alla perquisizione domiciliare nei confronti dei 4 titolari delle altre farmacie coinvolte, con contestuale notifica di informazioni di garanzia in ordine al reato di truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale per un ammontare complessivo di 130.699,46 euro, in relazione all’ abusiva erogazione di ulteriori 2.258 confezioni del medesimo farmaco.

Le indagini, d’intesa con la Procura della Repubblica di Cosenza, continuano alacremente per accertare l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti facenti parte del circuito criminale in argomento nonché per individuare, attraverso ulteriori approfondimenti, eventuali condotte illecite da parte di altre farmacie insistenti in questa provincia.

Data: 05 settembre 2019.

Fonte: Legione carabinieri calabria – Comando Provinciale di Cosenza.

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