“Internazionalizzazione: la Calabria protagonista del futuro o eterna subalterna?” *

di Roberto BEVACQUA *

L’ANALISI del quadro politico ed economico nazionale, suggerisce un serio approfondimento delle dinamiche strutturali, della competitività del sistema paese e della relativa strategia commerciale di medio e lungo periodo. Parlare di strategia di lungo periodo appare un azzardo, se rapportato alle evidenze storiche dei nostri governi in tema di programmazione e pianificazione economica di cicli temporali, solitamente caratterizzati da cabotaggio di breve corso.

Questo limite, ancorato alle brevi durate dei governi nazionali e alle inefficienze di gran parte di quelli regionali, va di pari passo con la mediocre strategia di difesa dell’interesse economico nazionale. Paghiamo ritardi nelle strategie di tutela del nostro sistema paese, con carenze organiche nelle strutture di analisi di penetrazione di mercati e difesa preventiva del made in Italy, sempre più esposto al sistema predatorio internazionale, benché legittimamente normativizzato nel libero mercato. Un mercato globale che sempre più si caratterizza come un’arena competitiva, dove la logistica integrata, la digitalizzazione dell’economia, l’intelligenza artificiale e la formazione superiore si sposano con strategie multi approccio di medio e lungo periodo.

Si sta ridisegnando la road map del nuovo ordine mondiale del commercio, con il gigante cinese che sembra destinato a svolgere, come già sta facendo, un ruolo da protagonista per i prossimi decenni.

La Via della Seta rappresenta un’opportunità per gran parte delle economie mondiali, ed europee in particolare, che il governo cinese ha progettato nei decenni passati con lungimiranza e un approccio pragmatico del libero mercato su cui oggi investe, forte di un governo autorevole che non ha bisogno di consensi elettorali. Serve dunque al nostro paese un programma lungimirante, una strategia di azione e di sostegno ai nostri principali asset, in modo da riconquistare margini di competitività erosi dalla lunga crisi di questi anni. Occorre ristrutturare ampi settori strategici, a partire dall’alta formazione e dai settori tecnologici, che verosimilmente, condizioneranno i livelli di competizione tra i principali attori del commercio mondiale.

Dai dati dell’Osservatorio Economico del Ministero dello Sviluppo Economico, elaborati su dati Istat dalla Direzione Generale per le Politiche di Internazionalizzazione e la Promozione degli Scambi, appare chiaro che, l’Interscambio commerciale del nostro paese nel primo semestre del 2019, è stato pari a 669,8 miliardi di euro con un incremento di un punto e mezzo circa rispetto al primo semestre del 2018. Con il saldo commerciale Italiano che si è assestato a +35,1 miliardi di euro (+6,4 miliardi di euro rispetto a gennaio – settembre 2018)  Entrando nello specifico, il sistema Italia ha esportato circa 352,4 miliardi di euro, con un incremento del 2,5% rispetto a gennaio – settembre 2018, mentre le importazioni si sono attestate a 317,4 miliardi di euro, con un +0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. C’è stata, quindi, una ripresa delle esportazioni unitamente a una meno marcata crescita delle importazioni. Ma se disaggreghiamo questi dati per regioni appare chiara la divisione delle performance territoriali con la metà delle regioni, per lo più del nord, che hanno registrato tassi di crescita positivi, e le altre dieci che hanno invece subito una contrazione delle esportazioni rispetto a quanto realizzato il 2018.  Guidano il trend di crescita la Toscana, le cui esportazioni sono cresciute di oltre 3,2 miliardi di euro, nei sei mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e il Lazio, che ha realizzato un incremento notevole con un +26,9%.

 Il risultato peggiore spetta ancora una volta alla Calabria con una contrazione importante di circa il 22% del suo export. Ma è gran parte del Mezzogiorno che fa registrare performance modeste e cali vistosi, con una contrazione media, durante il semestre di riferimento, del 2,2%. Il volume ridotto dell’export, generato dalle imprese calabresi, che ricordiamo rappresenta solo lo 0,1% di quello nazionale (Osservatorio Ministero Sviluppo Economico su dati Istat) è in parte dovuto a fattori strutturali che spiegano bene gli elementi di debolezza del sistema di esportazioni calabrese, sia dal punto di vista dimensionale delle unità produttive, che organizzativo.

Serve dunque un’azione integrata dello Stato che riequilibri lo sviluppo territoriale della nazione anche e soprattutto per ciò che concerne servizi, mobilità, information technology, smart city, logistica integrata, alta formazione, internazionalizzazione della rete d’impresa, in modo da rendere negli anni che verranno, più competitivi questi territori e far sì che l’intero paese possa competere sugli scacchieri internazionali come sistema Italia, forte della sua identitaria differenziazione. Serve un Governo regionale che sia integrato in un sistema relazionale allargato, all’interno di un’area omogenea meridionale, che guardi alle sponde del mediterraneo e non solo alle direttrici europee, che investa nel marketing territoriale per creare un forte legame identitario tra il territorio e i prodotti di eccellenza, formalizzando nel tempo il brand Calabria.

È necessario che il settore produttivo si orienti culturalmente e operativamente all’internazionalizzazione. Ma, questo presuppone un’azione coordinata tra le associazioni di categoria, i centri di studi e analisi, le università e i centri di ricerca, la regione e gli istituti nazionali, come l’ICE, per sviluppare competenze tecniche e conoscenze specifiche all’interno dei settori aziendali. Tutto ciò per implementare e valorizzare non solo le attività di marketing, ma un più marcato sviluppo e una maggiore sinergia operativa con le funzioni di ricerca, sviluppo e innovazione di prodotto, analisi di penetrazione e conoscenza dei mercati internazionali, propensione a fare sistema attraverso reti di impresa e filiere lunghe.

La Calabria ha un potenziale di crescita elevato in molti settori dell’economia, alcuni fortemente integrati come agricoltura di qualità, turismo ambiente e beni culturali. La regione ha un sistema universitario diffuso con alcuni settori di eccellenza a supporto della conoscenza e del sistema produttivo locale. Allora bisogna ricollocare la Calabria, e il sud in generale, al centro dell’agenda del Governo nazionale e chiamare a raccolta tutte le energie locali affinché si apra una nuova, e si spera risolutiva, fase di programmazione, per non perdere quello che faticosamente gli imprenditori e i centri di ricerca hanno prodotto in questi anni con passione, spesso disinteresse dello Stato e tra mille difficoltà.

* Eurispes Calabria.

Data: 29 novembre 2019.

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