Dalla Costa d’Avorio alle giovanili del Rende. La storia del giovane Sanogo *

di Gaspare STUMPO *

LA COSTA d’Avorio è una grossa lingua di terra protesa verso l’oceano, segnata dall’asprezza dei climi e dalle lotte tribali, ricca di minerali, di petrolio e di altre risorse naturali ma scarsa di prospettive circa l’implementazione di progetti per lo sviluppo e la qualità della vita. Un “sistema Paese” che non funziona, che spinge i giovani a cercare fortuna altrove, soprattutto in Europa. Poco più di mille euro per dirigersi verso il confine, attraversare il deserto e approdare sulle coste del Mediterraneo. Un esodo che coinvolge circa quindicimila persone in media ogni anno alla ricerca di condizioni di vita migliori. Di quel “sogno” suscitato dalle immagini delle televisioni sulla scorta delle imprese dei grandi personaggi del Calcio moderno: Yaya Tourè, Didier Drogba, Gervinho, solo per citarne alcuni. Un sogno capace di scatenare passioni, ispirare avventure. Sanogo ha dodici anni quando assieme al fratello scappa di casa e dopo un lungo viaggio attraverso Mali e Algeria raggiunge la Libia. I suoi vivono a San Pédro, una città di poco più di duecentomila abitanti del distretto di Bas-Sassandra, secondo porto del Paese e una baraccopoli tra le più grandi del continente in cui vivono i due terzi della popolazione metropolitana. Una esistenza difficile ai margini di una città cosmopolita dal passato coloniale, dove la disperazione, la violenza e le malattie sono il risultato di un ambiente promiscuo, povero e malsano. Sanogo appartiene a una famiglia sostanzialmente né ricca, né povera, di fede musulmana. Studia e gioca a pallone nel Siroco, una società che milita nella seconda divisione ivoriana in cui ha mosso i primi passi il famoso attaccante Boubacar. E’ un centrocampista di belle speranze. Il padre, tuttavia, lo vuole indirizzare alla carriera religiosa investendo danaro affinché il figlio possa approfondire la formazione migliorando la lingua e la conoscenza della scrittura coranica, magari in Arabia. Sonogo però ha obiettivi diversi e fugge. Lo fa con l’incoscienza e il comportamento irrazionale di un ragazzo che immagina un domani diverso, migliore, lontano dalla Costa d’Avorio. L’attenzione del fratello e un po’ di fortuna lo assistono. Rimane per tre settimane in un centro di permanenza libico, poi viene imbarcato con altre ottantasette persone. Paga mille euro per la traversata. Il gruppo rimane in acqua per dodici ore prima di essere recuperato dal personale di una nave commerciale che si dirige verso Crotone.

E’ il mese di maggio, per Sonogo e Benogo Mohamed inizia una nuova vita in Italia. Da li a poco saranno trasferiti presso la Paideia, una struttura per minori ubicata a Marzi, in provincia di Cosenza. Vengono accolti, seguiti, indirizzati con dedizione. Compiuto il diciottesimo anno di età il maggiore dei due si trasferisce a Parigi e inizia a lavorare come falegname. Sanogo rimane invece nel Savuto: frequenta amici, studia e pratica sport. Possiede forza e tecnica. Gioca a calcio prima a Rogliano, poi a Grimaldi prima di essere notato dai talent scout cosentini e approdare nelle giovanili del Rende. Trascorre anni intensi. Quando esordisce nell’Under 19 dimostra serietà e intelligenza sapendo di dover spendere tutto se stesso suddividendo il tempo tra la scuola, il viaggio e gli allenamenti. Non vuole rimanere indietro, ha voglia di apprendere, integrarsi, raggiungere obiettivi, preparare il futuro. Un infortunio alla caviglia lo tiene per molti mesi lontano dal terreno di gioco. Educatori e dirigenti lo incoraggiano, hanno capito che hanno a che fare con un giovane di belle speranze, che può far bene nella vita e nello sport. Lui ascolta, accetta i consigli, immagina soluzioni. “Mi trovo bene – spiega. Voglio imparare, migliorare, essere utile a me stesso e, magari, alla mia famiglia e al mio Paese”. Sanogo ha le idee chiare. Spera di prendere la qualifica di operatore turistico e, qualora non dovesse fare il salto di qualità nel mondo del calcio, partire per l’Inghilterra e iniziare a lavorare nel settore dei tour operator o delle grandi catene alberghiere. Lui però non ha fretta, vuole fare le cose per bene. Per adesso si prende cura del percorso scolastico e della caviglia malconcia che gli impedisce di indossare calzoncini e maglietta e di correre in mezzo al campo. Del resto “le case felici – scrive Harold E. Kohn – sono costruite con mattoni di pazienza”.

* direttore responsabile (gasparemichelestumpo@pecgiornalisti.it)

Fonte: Calabria che Accoglie 2.0

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