Il rapporto di Banca Italia sulla Calabria e la profonda criticità dell’apparato industriale regionale *

di Massimo COVELLO *

NEI GIORNI scorsi è stato pubblicato il rapporto annuale di Banca Italia sull’economia della regione Calabria. Si è trattato di uno dei primi rapporti post Lockdown e per questa ragione ha assunto una particolare valenza  al fine di avere un quadro strutturato dell’impatto della pandemia nel primo semestre di questo drammaticamente anomalo 2020. I dati, sul piano dell’industria in senso stretto nonché su quelli occupazionali ed economici, com’era prevedibile, sono allarmanti, a maggior ragione perché si sono innestati su un contesto già precedentemente critico.  Infatti si scrive nel rapporto che: ”Nel 2019 l’attività dell’industria regionale è lievemente calata in linea col resto del Paese. Su tale contesto già debole si sono manifestati  nei primi mesi del 2020 gli effetti dell’emergenza Covid-19  e dei provvedimenti governativi tesi a limitarne la diffusione. La percentuale di produzioni sospese in regione ha riguardato l’equivalente del 24% del valore aggiunto dell’industria (56% in Italia). La minore incidenza rispetto alla media nazionale è da ricondurre alla presenza più significativa di alcuni comparti ritenuti essenziali, ed al minor peso di quelle con maggiore incidenza di chiusura  come il tessile, la metallurgia, i mezzi di trasporto. Le aspettative delle imprese prefigurano un brusco peggioramento della congiuntura nel 2020.

Su piano occupazionale tra l’1 febbraio ed il 31 maggio 2020 le attivazioni nette di nuovi contratti di lavoro alle dipendenze nel settore privato sono diminuite di circa 15.000 posizioni rispetto allo stesso periodo del 2019. Il calo è riconducibile essenzialmente alle posizioni a tempo determinato, a fronte di una sostanziale stabilità di quelle a tempo indeterminato anche in connessione al temporaneo blocco dei licenziamenti previsto a decorrere dal mese di marzo per 5 mesi”. Come Fiom- Cgil della Calabria a fronte di questi dati, non possiamo che ribadire con forza la necessità che anche nella nostra regione si debba avviare una “politica industriale” ed una “politica attiva del lavoro” capace di sovvertire una condizione di declino strutturale. Serve qui ed ora una ricognizione puntuale della strumentazione di sostegno industriale attivabile nonché la definizione di un corposo “Piano di investimenti pubblici” sui settori di forte impatto occupazionale funzionali anche al superamento di deficit strutturali come le reti telematiche banda larga ed ultralarga,  trasportistiche, energetiche, idriche, della depurazione. E serve una attenta analisi dei “fabbisogni professionali” delle filiere industriali presenti in regione per delineare una azione formativa capace di mobilitare tutte le risorse del FSE, oltre che quelle nazionali come Industria 4.0, il piano per il SUD, oltre che rendere finalmente operative scelte di promozione territoriale come la Zes, ecc.. Alla luce di questi dati, dopo averlo fatto unitariamente, torniamo a sollecitare l’assessorato regionale all’attività produttive e le associazioni datoriali di categoria per un confronto di merito. La sottovalutazione storica delle questioni industriali in Calabria deve essere superata. La Regione deve ripensare cosa produrre, come produrlo e perché produrlo. In questo la valorizzazione del buon lavoro e della buona impresa devono trovare elementi di sostegno pattizi, attraverso l’applicazione piena dei CCNL, ma anche attraverso una regia politica ed Istituzionale finora sempre mostratasi inadeguata se non del tutto inesistente. La Fiom- CGIL della Calabria ad ogni livello vuole concorrere al cambiamento necessario.

* Segretario regionale Fiom-Cgil

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