Io, lui e la dipendenza affettiva! *

di Deborah VIZZA *

“Le sue ex non ci sono riuscite … ma io posso cambiarlo!”… “La colpa è solo mia perché potevo non fare … non dire…!”, “Io sono sbagliata … non lui!”, “I miei atteggiamenti sono sbagliati …”. Chi di voi si è mai detta almeno una volta questa frase!? Probabilmente molte o tutte noi donne ci siamo dette almeno una sola volta nella nostra vita una o più di queste affermazioni!

Diagnosi? Dipendenza affettiva. E’ questa etichetta diagnostica che molto spesso ci viene attribuita, la dipendenza affettiva viene delineata come una patologia, ma per insufficienza di dati sperimentali, non rientra tra i disturbi mentali diagnosticati nel DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (American Psychiatric Association, 2013), anche se essa viene classificata tra le “New Addiction”, ovvero le nuove dipendenze di tipo comportamentale, tra cui si ritrovano anche la dipendenza da Internet, il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da sesso, la dipendenza da sport, lo shopping compulsivo e la dipendenza da lavoro.

La definizione di “dipendenza affettiva” nasce da parte del gruppo di Reynaud (Reynaud, Karila, Blecha e Benyamina, 2010), il quale partendo dalle analogie riscontrate con la dipendenza da sostanze, propone una definizione diagnostica della love addiction, basata sulla durata e sulla frequenza della sofferenza percepita, sostenendo che essa si presenta come: “Un modello disadattivo o problematico della relazione d’amore che porta a deterioramento o angoscia clinicamente significativa”. Vorrei ricordare però che le dipendenze da sostanza hanno effetto sul sistema neuronale del circuito della gratificazione e possiamo notare che in tutte le dipendenze sopra elencate la gratificazione è data da un qualcosa, da un oggetto e/o da un’azione specifica, mentre in quella che definiscono “love addiction” l’assuefazione è data da qualcuno (e non da qualcosa) che con la pillola del “io ho bisogno di te” dà inizio alla storia infinita di: “Io, lui e la dipendenza affettiva”. Può sembrarvi un film, ma non lo è! Posso dirvi che all’inizio è una storia travolgente in cui ti ritrovi sotterrata da una valanga di parole d’amore, di frasi studiate, di gesti inaspettati ma, improvvisamente, come sulle montagne russe e come in un sogno che finisce, ti ritrovi a scendere a capofitto nel vuoto, è come vivere in un gioco di logica, tra i più meschini, un gioco in cui il sistema neuronale sei tu e la droga è lui, una sostanza che ti sballa e ti ammalia allo stesso tempo più dello shopping compulsivo! Dunque, da un lato la teoria, con paroloni complicati, dall’altra, la realtà, una storia diversa in cui la dipendenza affettiva è tangibile, un tarlo nella testa, uno speaker che continuamente ti dice: “sei tu la donna che può cambiarlo” e tu questa affermazione te la scolpisci nella mente, te ne convinci fermamente e fai di tutto, nel vano tentativo di far rimanere a galla una barca destinata ad affondare anche sapendo che più ti ostini ad aggrapparti e più ti trascina negli abissi!

“Donne che amano troppo” così ci definisce Robin Noorword e se proprio dobbiamo dirla tutta, ha ragione! Perché quando essere innamorate significa soffrire, quando il nostro argomento centrale di conversazione è sempre e solo lui, i suoi problemi, quello che pensa e i suoi sentimenti, stiamo veramente amando troppo! Quando siamo inermi e giustifichiamo i suoi malumori, il suo carattere, la sua indifferenza considerandoli la conseguenza di una sofferenza nell’infanzia e crediamo di essere le luminari terapiste che lo aiuteranno a salvarsi, anche in questo caso stiamo amando troppo. Quando tutto questo gioco ormai diventato un’amara realtà, non ci piace, ma ci adattiamo sperando che essendo attraenti e affettuose a dismisura lui vorrà cambiare per noi, stiamo amando troppo anche stavolta! Ma soprattutto, quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo e amare troppo significa calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo “sbagliato” per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci. Dunque care donne! Se stiamo amando troppo, facciamo un passo indietro, possiamo accorgerci che nessuno cambia senza consapevolezza e che nel vano tentativo di salvare qualcuno che non merita di essere salvato abbiamo annegato noi stesse modificando la parte più intima che era solo nostra! Amare in modo sano, è prima di tutto imparare ad accettare e amare se stesse, per poter poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo “giusto” per noi!

*Psicologa

Bibliografia: “Donne che amano troppo”, Robin Norwood, Feltrinelli

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