L’arte di Francesco Arabia, uno degli ultimi allievi di Cesare Baccelli

MODELLARE, creare, modificare ferro, acciaio, bronzo e pietra. Non un elenco di azioni e materiali nella bacheca fantasiosa di un artista eclettico ma, semplicemente, parole legate a Francesco Arabia (nella foto), architetto,  roglianese di nascita. Classe 1967, papà di Aurora e Giuseppe, si mantiene lontano dai riflettori anche quando le sue opere trionfano in bella mostra. Opere da osservare in luoghi sacri o in quelli della Memoria. La rigidità e la pesantezza dei materiali utilizzati nei lavori come per un ossimoro si caratterizzano tuttavia per il movimento e la leggerezza. A Malito, in provincia di Cosenza, da poco è stata installata un’opera in ferro incisa, quasi “accarezzata” dallo stesso Arabia per raccontare un viaggio, quello di Mogol e Battisti, a cavallo. “Il mio viaggio nell’arte ha inizio negli Anni Ottanta, qualche decennio fa. Sono tra gli ultimi allievi del maestro Cesare Baccelli, racconta emozionato l’artista. Ringrazio lui, maestro di vita e di creatività”.  Opere monumentali, come la porta di bronzo nella chiesa della zona marina di Gioia Tauro. Tredici metri quadrati raffiguranti Gesù morente tra le braccia di Maria trafitta al cuore dalla corona di spine del figlio. Annunciazione, nascita e morte in questa opera intitolata “Porta del Cammino”. Ancora, giù in Sicilia, a Portopalo, per ammirare i mosaici da lui firmati; le stazioni della Via Crucis si mostrano nella loro bellezza, una composizione di tanti piccoli pezzetti di pietra, smalti e oro zecchino per conferire lucentezza al lavoro. Ci sono pazienza ed estro nelle composizioni di Arabia. Alla domanda cos’è per te l’arte, la risposta secca è: “come acqua e cibo, vitale”. “Domani pronto per un altro viaggio, verso Modica”, spiega. Frettolosamente pulendosi le mani sporche d’argilla, mi saluta: “alla prossima”. Sorrido e mi allontano lasciando il maestro intento nella sua creazione. Buon lavoro. (Massimiliano Crimi)

Fonte: Parola di Vita.

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