Rogliano: da capoluogo alla mai persa centralità *

RICEVIAMO e pubblichiamo:

Era l’anno 1927 e già allora Rogliano, per la sua posizione strategica e centrale nella Valle del Savuto, su tutti gli altri Comuni del circondario  aveva un ruolo di prestigio e di preminenza che ha mantenuto per un lungo periodo. Ciononostante già da allora, quando ci si apprestava a nuovi assetti territoriali, chi amministrava si dovette  impegnare per far si che  venisse “conservato a Rogliano  il territorio delle sue frazioni Saliano, Cicchelli, Melobuono, Acqualatiglia ed altre che si vorrebbero, contro i desideri dell’intera popolazione stessa ed avverso a quell’equa distribuzione dei migliori interessi che si studia per raggiungere, aggregare a Parenti, per formare insieme a questo un piccolo centro autonomo di non oltre 2.800 abitanti”. Chi scriveva  era l’Ing. Domenico Parisio  ed il suo scritto è  riportato nel prezioso volume di Ferdinando Perri  “Dalla monarchia dei Savoia alla Repubblica (1860-1948)” edito da Editoriale Progetto 2000 e prossimo ad una ristampa perché ormai introvabile. Parisio, che fu nominato dal Quadrumviro Bianchi Fiduciario in Rogliano della Confederazione dei sindacati nazionali,  aggiungeva che il fatto “guardato sotto i diversi aspetti, messa da parte ogni visione ristretta di campanilismo, debba risolversi anziché con l’aggiunta delle frazioni a Parenti, con l’aggregazione stessa di Parenti al suo Capoluogo di Mandamento, a Rogliano” domandandosi quindi “quali vantaggi potrebbero avere queste piccole frazioni di Rogliano, che hanno bisogno di acqua, strade e di ogni miglioramento, con l’aggregarle a Parenti che, bisognoso anch’esso di acqua, fognatura e luce, non è riuscito con i propri mezzi a risolvere tali problemi per sé?“.

Ancora oggi, un secolo dopo, campanilismo, interessi di bottega, mentalità limitate, attaccamenti morbosi a piccole poltroncine ostacolano per altri versi  il progresso di popolazioni che hanno a lungo sofferto e mai ottenuto nulla. Anche oggi, al pari di un secolo fa, argomenti come le fusioni di piccoli Comuni sono alla ribalta, vengono proposti e riproposti. Spesso vi si gira attorno, colpevolmente, tirando dal cassetto dei surrogati  come le unioni, sebbene siano fallite perché in alcuni casi già attuate. Solo tentativi di dissuasione della pubblica opinione perché si cambi affinché nulla cambi. Rimane comunque il fatto che anche all’epoca di cui stiamo parlando, gli Anni ’20 dei quali Ferdinando Perri ci ha dato una approfondita e minuziosa analisi, storica ma anche sociologica da vero scrittore, la nostra Rogliano era  “lo sbocco immediato, naturale, unico di tutte le popolazioni rurali” dei paesi circostanti in quanto “Tutta la vita commerciale, gli uffici di giustizia, di finanza, etc stanno a Rogliano. Al quale, se si vuole dare quel respiro che gli è necessario e conservargli quella situazione sua naturale, che ne ha fatto e ne farà sempre più un centro importante, il più importante, dopo il capoluogo della provincia, fra la  Vallata del Savuto e la Sila, a cavalcavia della maggiore arteria stradale e ferroviaria che unisce e unirà Cosenza a Catanzaro, come a Nord, a Sud, ad Ovest gli si dovranno i suoi paeselli, del suo mandamento, così ad Est gli sono indispensabili le sue frazioni di Saliano ed il Comune di Parenti”. Questi territori allora, ma anche oggi, venivano visti come la sede naturale per ogni scambio, per ogni attività tra la Sila e Rogliano. L’Ing. Parisio, da esperto ingegnere, suggeriva poi di “guardare una carta topografica per vedere quanto questo territorio si presenti omogeneo, organicamente unito a Rogliano” e capire l’utilità di “intensificare i legami amministrativi che si  presentano più benefici in quanto più rispondenti alle naturali correnti degli scambi che la situazione dei luoghi offre ed impone”,

Con obiettività e lontani da inutili nostalgie ci sentiamo di affermare che lo scritto dell’Ing. Parisio – integralmente riportato da Perri – fosse estremamente lucido e già allora metteva il dito sulla piaga delle problematiche legate alla sopravvivenza dei piccoli Comuni. Le esigenze del territorio e le rispettive soluzioni proposte dal Parisio furono recepite dagli organi responsabili e Parenti e tutte le frazioni  insieme ad altri Comuni vennero aggregati a Rogliano che continuò ad essere Capoluogo di mandamento. Rogliano riuscì  così ad espletare il suo prestigio per vari anni. Nel dopoguerra mantenne intatta la sua posizione preminente sino e dopo la sindacatura quarantennale di Pietro Buffone che per il progresso ed il benessere economico che caratterizzò Rogliano in quegli anni portò a coniare la definizione di “fasti Buffoniani”. Tutto quanto previsto nel 1927 dall’Ing. Parisio si era avverato. Piccolo particolare le previsioni e le aspettative del Parisio, che avrebbero visto sempre Rogliano come il centro più importante del Savuto, erano state concepite fino agli albori del nuovo secolo. Passato il quarantennio Buffoniano e qualche anno successivo sono in molti anche oggi ad affermare ed a ribadire che dopo fu il diluvio. Pur non volendo essere così drastici nei giudizi è però innegabile che oggi Rogliano sia solo un deserto. Nulla dell’antica grandezza è rimasto sotto gli occhi impassibili e sonnecchiosi degli amministratori degli ultimi anni. Non più uffici, negozi, studi, fiere. Ma ciò che conta – secondo alcuni degli amministratori – è che “Rogliano non ha mai  perso la sua centralità”.  A questo si è arrivati, sostengono opinionisti e politologi locali, rimanendo, nel deserto, protetti nella tenda.

* Ciro Oddo

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