UN LUNGO corteo silenzioso ha attraversato nel pomeriggio le vie di Catanzaro per chiedere più sicurezza nei luoghi di lavoro e fermare quella che i sindacati definiscono ormai una “strage quotidiana”. Alla manifestazione, promossa da CGIL Calabria, CISL Calabria e UIL Calabria, hanno aderito anche Unindustria Calabria e ANCE Calabria.
In strada cittadini, lavoratori, imprenditori, familiari delle vittime e anche giovani stranieri pronti ad affacciarsi al mondo del lavoro. Tutti accomunati da un unico messaggio: “Il lavoro è dignità, non morte”.
L’iniziativa arriva dopo le recenti tragedie che hanno colpito la Calabria sul fronte degli incidenti sul lavoro. Una mobilitazione composta, ma carica di significato, per trasformare il dolore in richieste concrete rivolte alle istituzioni e al sistema produttivo.
“In Calabria mentre festeggiavamo il Primo Maggio qualcuno lavorava e non tornava a casa”, ha dichiarato Gianfranco Trotta durante la manifestazione. “Le parole sono ormai sprecate per questa strage quotidiana. Chiediamo alle istituzioni maggiore attenzione. Oggi sfiliamo in silenzio per ricordare le vittime, ma è un silenzio che grida alle coscienze di chi ha responsabilità, soprattutto quegli imprenditori che utilizzano lavoratori in nero senza protezione nei luoghi di lavoro”.
Tra i presenti anche la moglie di Edison Malaj, l’operaio albanese di 55 anni morto nel 2024 dopo essere stato colpito alla testa da una lastra di cemento. Una presenza simbolica che ha riportato al centro della manifestazione i volti e le storie delle vittime, famiglie segnate da perdite che non possono essere dimenticate.
I sindacati hanno ribadito la necessità di un nuovo approccio alla sicurezza sul lavoro, con controlli più rigorosi, contrasto al lavoro nero e maggiori tutele per i lavoratori. Al termine del corteo, una delegazione è stata ricevuta dal Prefetto di Catanzaro, al quale sono state illustrate criticità e proposte per rafforzare concretamente la prevenzione degli incidenti nei luoghi di lavoro.
La marcia si è conclusa senza slogan né bandiere alzate, ma con un messaggio chiaro: il diritto al lavoro non può trasformarsi in una condanna a morte. (R.S.)



