“L’amore ti riveste, ti ridà  dignità  regale …”

di don Enzo Gabrieli *

 

III^ DOMENICA DI QUARESIMA

 

LC 13,1-9

 

L’EPISODIO violento che Luca annota come apertura di questo capitolo, che attribuisce a Pilato la responsabilità di un evento delittuoso, perpetrato contro la Comunità ebraica e in contesto o in un ambito culturale (il sangue dell’uomo mischiato a quello dei sacrifici) resta molto vago. Esso è utile però per cogliere la tentazione continua di attribuire alcuni eventi a Dio, ponendo continuamente la domanda della sua assenza di fronte al male, alle stragi, alle vittime della violenza. Luca non attribuisce a Dio questa responsabilità, né al peccato più o meno grande dell’uomo, che riceve da Dio la punizione. Ma gli eventi tragici della storia sono occasione per avviare un percorso interiore, di ricerca e anche di penitenza. Penitenza, non come mortificazione, ma come affermazione della signoria di Dio sulla nostra vita. E’ questo il secondo invito della Quaresima. Gesù stesso richiama altri fatti dolorosi della storia di Israele, distingue il peccato dalla giustizia divina, ma rafforza il suo invito alla converzione. Non a casa egli stesso racconta subito dopo del ‘fico sterile’. Non si può essere sterili di fronte agli eventi e alla storia dell’uomo; alla staticità egli contrappone la dinamicità del cuore, che porta alla vita nuova, alla conversione. Una pianta sterile, cioè che non produce frutti, è parassita. Non ci si può accontentare della sua presenza se è chiamata a portare frutti, non può bastare la sua ombra. Occupa spazio, a volte diventa anche ingombrante. Ecco perché, dopo tre anni, un periodo simbolicamente lungo, ordina il taglio. C’è poi l’intercessione di chi si occupa dell’albero, di chi è chiamato ad irrigarlo, a spianarne le zolle, a concimarlo. La Quaresima è questo tempo. Attraverso la sua Parola ancora una occasione per darci uno slancio, per produrre frutto, per investire i doni.

 

“Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi, dal Vangelo di Cristo ” (Benedetto XVI°).

 

 

Un’altra volta Signore vieni a visitarmi, mi offri un’altra occasione affinché porti frutto. Permetti al contadino, dopo questa tua visita, di concimare e versa sul terreno l’acqua della Parola che feconda la terra. Fai splendere sulle foglie il suo del tuo amore affinché le riscaldi con il tepore di una dolce presenza. Carezza i rami con la brezza del tuo Spirito per rinvigorire le membra stanche e doloranti perché, allo spuntar della Pasqua, fiorisca il ramo, annunci prossimo il frutto.

 

IV^ DOMENICA DI QUARESIMA

 

IL QUADRO di questa domenica è davvero particolare. I peccatori si avvicinano a Gesù, Farisei e gli scribi mormorano contro di Lui. Gli uomini della religione lo giudicano, i “presunti” lontani lo ascoltano. Con la parabola che Gesù racconta e che Luca è l’unico a riportare nel suo Vangelo si apre uno spaccato significativo sul grande mistero della Misericordia. Il Padre Misericordioso è quello il cui cuore si muove verso l’uomo, vive tutto il mistero di dolore e di amore per il figlio che chiede gli averi e che spenderà con prostitute in maniera dissoluta. È qui il segreto della paternità portata avanti fino in fondo, fino alla Crocifissione del cuore. In questo racconto però c’è anche l’esperienza dei due figli. Il primo è quello che dopo l’errore ha il coraggio di rialzarsi , di fare indietro la strada, senza nulla pretendere e l’altro che tutto pretende perché non si è spostato da casa, ma forse il suo cuore era lontano. C’è chi rientra e chi non esce proprio, chi fa l’esperienza della strada e poi dell’abbraccio pietoso, chi non si sporca ma non si sente amato in casa propria. Che meraviglia sapere che c’è un padre che ti aspetta alla finestra. Sai che puoi tornare quando vuoi. È davvero stupendo l’orizzonte dell’amore anche di fronte ad un cuore che si rimprovera qualcosa. L’amore ti riveste, ti ridà dignità regale, ti ri-costituisce figlio, per te imbandisce un banchetto ed uccide l’agnello. È questa l’esperienza che possiamo fare in Quaresima ritornando a Lui con tutto il cuore. Guai se siamo già dentro casa ma il nostro cuore è lontano e non batte al ritmo di quello del Padre.

 

“Le persone ti pesano ? Non metterle sulle tue spalle. Portale nel cuore” (Helder Camara).

 

 

Donaci Signore, il cuore del Padre che nella ferita del distacco sa aspettare. Donaci Signore il coraggio del figlio che dopo l’errore sa ritrovare il coraggio di alzarsi e riprendere il cammino verso la casa. Donaci Signore il piacere della festa il gusto del banchetto la freschezza delle vesti La dignità del figlio. Allontana da noi la tentazione del giudizio della sufficienza nei confronti di chi, lontano torna, per paura no partecipa alla festa dell’amore

 

* * Don Enzo GABRIELI, sacerdote e giornalista (accreditato presso la Santa Sede) è parroco di Mendicino, Vicario Foraneo delle Serre e Vice Postulatore della Causa di Canonizzazione del Servo di Dio Gioacchino da Fiore. Ha pubblicato: La Chiesa dello Spirito Santo e la Congregazione dei Nobili di Rogliano (con Gaspare Stumpo); Innocenzo XII – Un papa dalle origini contese; La Chiesa di S. Nicola in Cosenza, monumento dell’arte sacra moderna; il giallo religioso Delitto nell’Abbazia; Ecce/Deus Ecce/Homo: Bernardo Milizia da Rogliano. Fondatore dei Colleretani, Il Santuario di S. Maria (di recente pubblicazione) e alcune raccolte di poesie. Collabora con Il Quotidiano della Calabria, Avvenire e con la rivista pastorale Via, Verità e Vita, edita dalle Edizioni Paoline. Attualmente è anche Direttore responsabile del giornale Comunicando News.

 

vedi anche: http://www.parrocchiamendicino.it/

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