25 anni fa la morte di mons. Umberto Altomare

“LA CASA di un vescovo deve essere aperta a tutti. Deve essere di vetro affinché tutti possano guardaci dentro”. Ancora oggi, nel centro storico di Rogliano è possibile ammirare il grande portone d’ingresso a vetrata dell’antico palazzo che fu dell’alto prelato. Mons. Altomare lo volle così, in linea con la sua filosofia di vita e con la luminosità  stessa del suo sorriso. Era nato a Cellara il 13 dicembre 1914 da Raffaele e Chiara Montemurro, in una famiglia modesta pervasa da forti sentimenti religiosi. Carattere mite, Umberto Altomare era stato ordinato sacerdote il 16 giugno 1940 svolgendo la sua missione prima a S. Fili come collaboratore parrocchiale, poi a Rogliano (1941 – 1943) e a S. Giovanni in Fiore (1943 – 1960). Nominato vescovo titolare di Carpasia e ausiliare di Mazara del Vallo il 31 marzo 1960 da Giovanni XXIII° – due anni più tardi aveva fatto ingresso nell’episcopio di Muro Lucano, quindi, il 10 luglio 1970 in quello di Teggiano, dove era rimasto sino alla prematura scomparsa avvenuta a Rogliano il 3 febbraio 1986. Mons. Altomare ha svolto il suo ministero in tre regioni del Sud (Calabria, Sicilia, Campania) operando in un periodo ‘di passaggio’ per la Chiesa contraddistinto dal Concilio Vaticano II°. “La Chiesa – diceva – dev’essere aperta all’uomo”. Nel periodo della Candelora era tornato a Rogliano per una breve vacanza-riposo. La morte lo aveva colto improvvisamente mentre si stava recando a Cellara. Personaggio di notevole carisma, don Umberto (così si faceva chiamare) ebbe amici e allievi importanti. Tra questi ultimi mons. Leonardo Bonanno, vescovo di recente elezione. A questo vescovo dal sorriso straordinario è stata dedicata una associazione culturale e diverse strutture religiose.

Gaspare Stumpo

Nella foto: mons. Umberto Altomare con Papa Paolo VI°.

Fonte: L’Eco dei Casali.

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