‘Sotto lo stesso cielo’. Il libro di Alessandra Pagano sul Catasto di Mendicino *

Copertina del libro

*di Omar FALVO

ABBIAMO raggiunto Alessandra Pagano, una giovane scrittrice cosentina. In questi giorni è impegnata nella presentazione del suo ultimo libro “Sotto lo stesso cielo”. Un lungo lavoro di ricerca che ci riporta indietro nel tempo. Una fotografia di Mendicino a partire dalla metà del 1700: caratteristiche del borgo, stili di vita proiettati nel futuro in maniera eccellente e con tantissime curiosità. Tratte dal Catasto Onciario del 1751 emergono tutte le caratteristiche della popolazione del tempo. Il libro si presenta scorrevole e di piacevole. Di notevole fascino anche la copertina (nella foto) che propone un disegno di Lina Amendola.

-Dove e come nasce la sua passione per la scrittura?

Alessandra: sono nata a Cosenza e vivo a Mendicino. Sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali nel 2005 presso l’Università della Calabria e ho sempre avuto una forte passione per la storia e la storia dell’arte, per cui, al termine degli studi accademici, ho proseguito nell’approfondimento delle tematiche storiche, con particolare riferimento a quelle legate a Cosenza e al suo hinterland. Nel frattempo ho anche intrapreso la “carriera” del giornalismo, collaborando con alcune testate locali. Tra queste, il settimanale d’informazione dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, “Parola di Vita”. Oggi, infatti, sono anche giornalista pubblicista. La passione per la storia locale mi porta in giro tra biblioteche e archivi soprattutto a caccia di quelle piccole notizie di “micro-storia” legate al territorio. Tra i miei principali interessi di ricerca, la storia della Chiesa Cosentina e la storia del mio paese, Mendicino. Da quest’ultimo elemento è nato il mio ultimo libro (che segue “Parola di Vita. Dal 1925 una storia che continua” (I quaderni di Parola di Vita) e “Storia della chiesa. Cosenza e la sua provincia dall’Unità di Italia ad oggi” (Falco editore), scritti come coautore.

-Si descriva con un aggettivo.

Alessandra: paziente, come dev’essere chiunque appassionato di storia, dato che è molto probabile il dover passare giornate intere a spulciare documenti.

-Da qualche settimana é uscito il suo ultimo lavoro editoriale … può descriverlo ai lettori di savutoweb?

Alessadra: il libro si chiama “Sotto lo stesso cielo”. La popolazione di Mendicino nel Catasto Onciario del 1751”. Intorno al 1740 Carlo III di Borbone ordinò che venisse redatto il Catasto Onciario per ognuna delle università che componevano il Regno di Napoli. Il suo obiettivo era la conoscenza dello stato finanziario del Regno, in particolare modo delle rendite dei propri sudditi espresse in “once” (da qui il nome esteso a tutto il sistema) al fine – almeno negli intenti dichiarati – di contrastare il disordine e le sperequazioni contributive. Pertanto, ogni capofamiglia era tenuto a dare informazione sui propri “redditi” – ma anche informazioni sulla famiglia stessa: per esempio, quanti erano i componenti, i nomi e le età di ogni componente, zona di residenza e professione svolta. Tralasciando la parte fiscale, questo documento oggi è uno strumento straordinario per la ricostruzione della storia delle persone, perché leggendo le informazioni sui fuochi e svincolandole dai dati puramente fiscali, permette di sapere, ad esempio, in quale zona vivessero le varie famiglie, i legami di parentela o la condizione della donna e dei bambini, inserendo il tutto nel più ampio quadro delle dinamiche sociali dell’Università. Si tratta, insomma, di una “fotografia” di un paese in quel tempo. Il Catasto di Mendicino fu redatto nel 1751. Emerge che a quella data vi abitavano poco meno di 2000 persone, divisi in 403 famiglie. Era una comunità perfettamente immersa nella realtà calabrese di metà Settecento, con pertanto, una netta prevalenza del lavoro agricolo, anche se non mancavano gli altri mestieri, come barbieri, muratori e soprattutto filandieri. La lavorazione della seta, infatti, è stata un’attività fiorente presente a Mendicino da secoli. Nel libro sono indicati anche tutti i cognomi del tempo – come Gaudio, Filippelli e Reda – molti dei quali ancora presenti oggi, a indicare la continuità generazionale di moltissime famiglie. Il volume si divide in tre parti: la prima contiene un’analisi dei dati ricavati dalla lettura del documento; la seconda la trascrizione del Catasto, con l’indicazione quindi di tutte le famiglie presenti; la terza raccoglie i toponimi del tempo, molti dei quali ancora in uso o comunque di cui se ne conserva memoria.

Grazie e buon lavoro.

Data: 27 ottobre 2015.

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