“Nuove emigrazioni, il dramma degli over 40 negli anni della crisi” *

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*di Gaspare STUMPO

NUMERI pesanti. Il quadro fornito dagli studi sul fenomeno non lascia spazio se non ad interpretazioni precise circa la decisione di migliaia di nostri connazionali di abbandonare il Paese. “E’ come se – si legge in uno rapporto effettuato dal CNA – nell’arco di un anno (2013, nda) l’intera popolazione della Valle d’Aosta avesse deciso di migrare all’estero”. Già da tempo, infatti, si assiste a un boom di espatri che coinvolge più fasce di età. Non solo giovani e giovanissimi – studenti, intellettuali e docenti in carriera “affamati di nuove opportunità” – ma anche (e soprattutto) quarantenni alla ricerca di soluzioni ottimali nei paesi europei, nelle Americhe e persino in Australia. Basti pensare che nel solo quinquennio 2007-2012 questo flusso migratorio è aumentato quasi dell’80% – con un alto tasso di crescita per quanto riguarda gli over 40. In Italia, purtroppo, esiste una scarsa capacità di innovazione del sistema produttivo e la meritocrazia è sempre stata un miraggio. Si emigra, quindi, alla ricerca di contesti lavorativi adeguati, si emigra, soprattutto, per questioni legate alla mancanza di occasioni. Anche imprenditoriali. Inoltre, il perdurare della crisi economica ha prodotto gravi forme di depauperamento nei territori della Penisola, a partire dal Mezzogiorno dove certe zone sono ormai al collasso per povertà, carenza di servizi e vetustà delle infrastrutture. Uno scenario da Terzo Mondo che incide sulla qualità della vita, alimentando scelte spesso radicali. Un tempo la maggior parte degli italiani che si recava all’estero tornava nei luoghi di origine per vivervi l’età della quiescenza, oggi accade il contrario. In questi anni di Austerity, invece, molte famiglie decidono di non “rientrare” e sono sempre di più gli anziani che si stabiliscono oltre confine per “godersi” la pensione fruendo di vantaggi fiscali e migliori contesti ambientali. Ma chi sono i nuovi emigrati? La tipologia è varia e comprende, oltre cosiddetto “brain drain” (<fuga di cervelli>), frontalieri, gente che viaggia nei fine settimana, ragazzi impegnati in vacanze-lavoro, dipendenti di società multinazionali, studiosi legati al mondo della formazione e della ricerca, pensionati, immigrati stranieri che dopo l’arrivo e il soggiorno in Italia pensano di spostarsi verso altre destinazioni. Quello dell’emigrazione è diventato pertanto un fenomeno globale facilitato dalla conoscenza e, in primo luogo, dai mezzi di comunicazione e di trasporto che ormai sono alla portata di tutti. Internet, infatti, ha permesso di allargare sia gli spazi virtuali, sia gli spazi geografici. L’avvento del Web ha cambiato la vita delle popolazioni stravolgendone le abitudini, incidendo sulla mobilità e facilitando lo spostamento delle persone anche da luoghi remoti. L’area del Mediterraneo è sempre più – dunque – “luogo di movimento” con l’Italia posta al centro di un crocevia rappresentato da immigrati provenienti dai Paesi del Sud del Mondo e da “nuovi emigrati”. Un fenomeno transnazionale destinato a segnare la realtà sociale e culturale europea. Guerre e carestie costringono migliaia di persone a sfidare il destino e a raggiungere le coste della Penisola dopo un viaggio estenuante; assenza o precarizzazione del lavoro spingono i nostri connazionali alla ricerca di soluzioni professionalmente meno qualificate ma certamente più dinamiche e vantaggiose in termini economici. Secondo un dossier dell’IDOS, nel 2014 il numero degli emigrati all’estero è cresciuto più di quello degli immigrati stranieri, mentre Londra è definita da molti “la tredicesima città italiana”. L’emigrazione è pertanto un segno dei tempi, un fenomeno che al pari dell’immigrazione è parte di un processo storico che, inserendosi in un contesto globale, avviene in un ottica di necessità e modernità. Il migrante italiano non è più quello di una volta, con la valigia di cartone. Il migrante viaggia in aereo portando nel sé, nel trolley, un percorso formativo a volte anche importante. Egli parte perché deve. Parte perché vuole.

Data: 17 novembre 2016.

Fonte: ‘Confluenze – Quadrimestrale di Cultura e approfondimento’.

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