di Massimiliano CRIMI *
I PIU’ NOSTALGICI ricorderanno sicuramente “Indovina Chi?” Il celebre gioco da tavolo Anni ’80 della MB. Ventiquattro caselle con volti caricaturali e una sequenza incalzante di domande sui dettagli fisici per scoprire l’identità dell’avversario. Negli ultimi tempi, scorrendo la pagina Facebook de “Il Bello di Rogliano“, sembra quasi che l’intera Comunità si sia ritrovata immersa in una versione paesana (e reale) di quel gioco. Il motivo ha un nome dal sapore letterario e ironico: Lady Whindeldton. Un profilo anonimo che, post dopo post, intrecciando scatti fotografici e parole che assomigliano a poesia pura, sta tracciando un ritratto intimo e struggente dei vicoli, degli angoli e degli anfratti del paese. È bastato poco per far scattare la curiosità generale e dare il via alla caccia al tesoro: se ne studiano gli spostamenti, si cercano le ombre nelle foto, si analizzano gli orari dei post per cercare di dare un nome e un cognome a chi firma quei pensieri. Ma soffermarsi sull’identità significa perdere di vista la vera magia di questa storia. Il punto, infatti, non è scoprire chi ci sia dietro quella tastiera, ma riconoscere la bellezza di ciò che sta mostrando. Siamo ormai abituati a vivere i social network come un terreno di scontro, teatri di polemiche sterili, lamentale o esibizionismo. La storia di Lady Whindeldton ribalta del tutto questo paradigma dimostrando che la tecnologia può ancora piegarsi all’arte e farsi veicolo di amore per le proprie radici, resilienza e forte identità territoriale. Quando la misteriosa autrice racconta una pausa alla villetta di Rogliano alle 15:30 di un caldissimo pomeriggio di luglio, non sta semplicemente pubblicando un post, ma sta regalando una lezione di sguardo. Descrive un silenzio che non è assenza di rumore ma presenza di qualcosa che non sappiamo più ascoltare, parla di pietre consumate dal tempo, di una balaustra bianco sporco di eternità e dell’atto rivoluzionario di dare le spalle all’abisso per guardare il giardino. Ci ricorda che il Bello di Rogliano non sta nelle cose piene, nella confusione o nella festa, ma nei vuoti tra le cose, nella pausa, nella capacità di sostare. Chiedersi chi sia Lady Whindeldton, se abbia davvero i capelli lunghi e neri o se sia solo un espediente narrativo, non aggiunge nulla al valore del suo regalo. La sua forza risiede proprio nell’essere un’ombra: potrebbe essere la vicina di casa, un passante o, più semplicemente, la coscienza poetica di una Comunità che aveva solo bisogno di risvegliarsi. Lasciamo allora i tesserini di “Indovina Chi?” chiusi nella loro scatola e godiamoci la risposta più bella che questa vicenda ci offre: Rogliano non è solo un posto geografico, ma una condizione dell’anima, e il volto di Lady Whindeldton appartiene a chiunque sappia ancora fermarsi ad ascoltarne il silenzio.
* giornalista



