Dal Marocco in Calabria: Ahmed Berraou, una storia di riscatto e integrazione *

di Cinzia BARONE *

Ahmed ci racconta quando e perché è arrivato in Italia?  Sono arrivato in Italia nel 1995, per caso, perché la mia meta non era questo Paese. Lavoravo sulle navi da crociera come cuoco, si stava per tre mesi in mare ed un mese sulla terra ferma, una sorta di licenza per staccare dal lavoro. In quell’anno siamo approdati sulla coste della Francia ed ho deciso di far visita ad alcuni miei parenti che vivevano lì. Mi sono recato quindi a Lens, città al nord della Francia, dove risiedeva la sorella di mio nonno con la sua famiglia. Lei era arrivata in questa città negli Anni Cinquanta quando ci fu la prima ondata di migranti nord africani e di marocchini. Sono rimasto con loro un breve periodo, circa dieci giorni, poi ho deciso di ripartire e di dirigermi in Italia, perché mi avevano parlato bene di questa terra ed inoltre mi avevano informato che si poteva ottenere il permesso di soggiorno senza grandi difficoltà.  Ho preso quindi un treno  da Lens e mi sono diretto a Torino, e  poi nel sud Italia, a Catanzaro.

Perché dalla Francia ha deciso di raggiungere la città di Catanzaro? Perché a Catanzaro viveva un mio amico marocchino, un mio compagno di studi, Aziz. Lui era un cuoco, come me e con il tempo aveva imparato anche il mestiere di pizzaiolo. Ricordo che di lui parlava tutta la città perché era molto apprezzato per il suo mestiere. Sono rimasto per qualche tempo finché il mio amico non ha deciso di tornare in Marocco dalla sua famiglia. In seguito mi sono trasferito a Mangone, un paesino in provincia di Cosenza, dove vivevano altri miei connazionali. Qui ho lavorato con la famiglia Bruni che aveva un’azienda agricola ed ho fatto il bracciante agricolo per qualche tempo. Poi ho lasciato quel lavoro ed ho fatto il magazziniere  nell’azienda Spadafora, con sede a Piano Lago. Avevo un contratto a tempo indeterminato, il lavoro mi piaceva molto, mi sono subito integrato ed ho imparato da autodidatta la lingua italiana. Avrei potuto frequentare la scuola serale ma non lo feci e di questo sono pentito.

Ma lei ha il diploma di cuoco conseguito in Marocco. Non ha valore qui in Italia? Certo che ha valore, è riconosciuto come titolo di studio anche da voi. Infatti dopo tanti anni quel diploma, chiuso in un cassetto, mi è servito per iscrivermi all’Università della Calabria e frequentare la facoltà di Scienze dell’Educazione.

Ahmed, so che lei ha contribuito alla nascita della Comunità marocchina di Cosenza. Sì, ho contribuito a far nascere la Comunità non solo marocchina ma anche quella musulmana di Cosenza, insieme ad altre due persone. Ho fondato l’unico Centro islamico della città. Non c’era una Comunità organizzata, non avevamo un punto di ritrovo dove incontraci e confrontarci, così nel 1996 abbiamo dato vita a questa Comunità formata, all’inizio, da un piccolo gruppo di persone. Non avevamo neppure una sede, siamo stati aiutati dapprima dalla Cgil che ci diede, per qualche mese, una sala. Poi dall’associazione cattolica “L’Arca di Noè” che ci offrì una stanza nel centro storico. Con il tempo e con l’aiuto del Centro sociale “Rialzo” abbiamo restaurato una piccola struttura, che si trova nell’ex area delle Ferrovie della Calabria. In questa nuova sede ci riuniamo tutti giorni per ritrovarci, scambiare delle opinioni, conoscere i bisogni della Comunità ed il venerdì per celebrare il sermone. 

Lei è diventato un vero punto di riferimento per l’intera Comunità musulmana cosentina. Sì, dal 1997 ho fatto anche l’imam per questa Comunità. Ho studiato in Marocco anche Scienze Religiose. Ho partecipato a ritiri spirituali nel mio Paese ed anche in Grecia, Arabia Saudita e Bangladesh. Ho avuto un’educazione religiosa molto forte. Arrivo da una famiglia musulmana praticante.  Ero l’unico, in quel periodo, che poteva guidare la Comunità di Cosenza.

E’ ancora l’imam della Comunità musulmana di Cosenza? Ho lasciato il mio posto di imam a Cosenza dopo quindici anni per fare spazio ai giovani. E’ importante il ricambio generazionale. Certo, non è stata una decisione facile ma necessaria, ci deve essere la democrazia anche nella religione. Al momento svolgo questo servizio per  le Comunità musulmane che vivono in altre parti del territorio cosentino, in particolare a Scalea ed Acquaformosa. Questo passo indietro mi ha aperto altre possibilità. Ho frequentato un corso di alta formazione per imam italiani presso l’Università di Padova, ne vado fiero perché sono il primo musulmano in Calabria ad aver conseguito l’attestato che mi permette di fare il ministro di culto islamico in questo Paese. Inoltre ho dato vita ad alcune associazioni.

Di quali Associazioni  parla? Ho creato l’Associazione Culturale Daawa.odv ed ho fondato anche il Club di calcio “Respect Cosenza Club“ per sostenere la squadra di calcio del Cosenza. E’ il primo club di calcio multietnico  d’Italia.

E con la sua Associazione Culturale Daawa.odv, di cosa si occupa? L’Associazione si occupa di promozione sociale, di fare rete, di aiutare la Comunità musulmana, capirne necessità e bisogni, di lavorare insieme, di scambiare opinioni tra tutte le Comunità musulmane presenti non solo sul territorio cosentino ma in tutta Italia. Per fare questo abbiamo creato un sito internet che permette di farci conoscere e raggiungere facilmente. Siamo diventati, in poco tempo, un punto di riferimento per tutti, non solo per i musulmani ma anche per gli italiani. Inoltre, molti di noi sono mediatori culturali, aiutiamo donne che hanno subito violenza, ci occupiamo anche di questioni legate al mondo lgbt ed aiutiamo i bambini delle Comunità musulmane ad inserirsi nella nuova realtà italiana. Quando arrivano dai loro Paesi di origine sono spaesati, spaventati e molte volte privi di punti di riferimento. Sul territorio di Castrovillari insieme ad alcuni psicologi abbiamo lavorato ad un progetto per aiutare bambini e giovani che hanno subito traumi durante il viaggio. 

Lei, Ahmed, fa molto per la sua Comunità. Mi piace molto aiutare gli altri. La mia religione mi insegna a prendermi cura degli altri. L’Islam è diverso da quello che normalmente si pensa. Non siamo dei fanatici estremisti, non vogliamo imporre il nostro punto di vista. Noi vogliamo e dobbiamo portare la felicità, il benessere e la gioia a tutte le creature. Per questo motivo sono promotore anche di un gruppo interreligioso. Siamo in contatto con tutte le religioni presenti sul territorio cosentino, ci incontriamo una volta al mese, preghiamo, dialoghiamo, facciamo fraternità. Credo fermamente che  se riusciamo a produrre cose buone in cambio dagli altri avremo cose buone. E’ un uno scambio umano, è un “commercio” di umanità.

Ahmed parliamo della terra di Calabria che l’ha accolta venticinque anni fa. Che tipo di Calabria ha trovato quando è giunto qui? Una Calabria molto diversa da quella che vediamo adesso. Una Calabria laboriosa, ottimista, proiettata nel futuro, accogliente. Oggi purtroppo non è più così. La Calabria di adesso mi sembra più triste, rassegnata al suo destino. Questo mi dispiace perché amo questa terra, amo i calabresi gente intelligente, colta e accogliente. Terra ricchissima, con potenzialità enormi. Quando parlo con i miei amici e familiari che vivono all’estero dico loro che la Calabria è bellissima. Quando arrivano qui gli stranieri non credono ai loro occhi, perché immaginavano  una terra desolata e trovano, invece,  una terra ricca di possibilità, di bellezza, di calore umano ed anche di buon cibo. 

C’è qualcosa che accomuna la Calabria al Marocco? Certo. Intanto sono due realtà che si affacciano sul Mediterraneo, questo significa che la produzione e le colture sono uguali. Ad esempio anche in Marocco ci sono prodotti di qualità come olio, pomodori, olive, arance. La dieta mediterranea è uguale. Il clima ed il paesaggio sono molto simili. Siamo cugini, come si dice, noi siamo per metà calabresi e voi siete per metà arabi.

Come immagina il futuro della Comunità marocchina in Italia? Immagino in un futuro dove non ci sia più alcuna differenza tra un italiano nato qui ed un italo-marocchino. Noi desideriamo diventare italiani e vivere come fratelli, in pace, come un’unica Comunità, rispettandoci gli uni con gli altri. Questo già avviene in altre nazioni come Gran Bretagna e America dove molti musulmani ricoprono cariche politiche importanti: sono medici, avvocati, sono arruolati nell’esercito, nelle forze dell’ordine. Non può fare la differenza la tua origine, i tuoi antenati o il tuo credo religioso. Dobbiamo essere uniti per il bene dell’Italia. Vogliamo integrarci totalmente.

Cosa significa per voi essere integrati ? Rispettare, innanzitutto, le leggi del Paese in cui arrivi. Se rispetti le leggi sei integrato diversamente non lo sei. Integrazione per me significa, inoltre, incontrare, interagire, conoscere l’altro, conoscerne le usanze che possono anche migliorare la società e la convivenza civile. Quello che voglio dire è che bisogna comprendere e prendere il meglio gli uni dagli altri. Non bisogna imporre il proprio punto di vista. Dobbiamo vivere tutti quanti insieme ed in pace. Questa è per me integrazione.

Alcuni dicono che arrivano troppi migranti in Italia. Lei cosa pensa dei flussi migratori? L’Italia ha bisogno di regole è vero, non si possono gestire gli arrivi come si è fatto finora. Io sono d’accordo per regolare i flussi migratori, che vanno predeterminati con l’ausilio di persone competenti come fanno altri Paesi europei, per esempio la Francia e la Germania. L’ingresso dei migranti va regolarizzato in base alla domanda ed alla offerta di lavoro.

Cosa pensa del cosiddetto Decreto Salvini? E’ esagerato, ma alcune delle norme in esso contenute vanno bene. Le norme che prevedono dei corridoi umanitari sono giuste perché aiutano le forze dell’ordine ad effettuare maggiori controlli. Sono misure che condividiamo anche noi. Molte altre norme, invece, non sono affatto condivisibili come revocare o non concedere il permesso di soggiorno per motivi umanitari, oppure sopprimere i piccoli centri di accoglienza.  Non si può pensare di rimpatriare forzatamente tutti i migranti presenti in Italia perché questo è oggettivamente difficile. Molti di loro saranno costretti a fare lavori in nero nelle migliore delle ipotesi, mentre nella peggiore delle ipotesi saranno indotti a vagare per le città ed i comuni, diventando un serio problema di sicurezza. Non vogliamo un’Italia con questi problemi e neppure che sia vista come un Paese razzista perché gli italiani non sono razzisti. 

Cosa pensa della politica migratoria di questo nuovo Governo Pd-Cinquestelle? E’ cambiato solo il clima ma le leggi sono sempre quelle del Governo cosiddetto giallo/verde. Il nuovo ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese voleva intervenire per regolarizzare la posizione dei migranti ma ad oggi  nulla è stato fatto. Non dimentichiamoci che ci sono circa centomila migranti irregolari, centocinquanta mila richiedenti asilo e sei milioni e mezzo di immigranti regolari che lavorano e vivono qui. Se si leggono le statistiche dell’Inps gli immigranti producono il 12% del Pil italiano, pagano le tasse e contribuiscono anche a pagare le pensioni. E’ giusto che abbiano un permesso di soggiorno per vivere serenamente.  

Cosa chiede la Comunità musulmana italiana al Governo ed alle istituzioni Italiane? Chiediamo maggiore attenzione verso la Comunità musulmana ma anche e soprattutto verso i più piccoli che devono e vogliono crescere in questo Paese. Chiediamo di essere aiutati, di non essere lasciti soli perché noi siamo gli ultimi degli ultimi.

Come vivono i vostri giovani in Italia? I nostri giovani hanno bisogno d’aiuto, di consigli per orientarsi in questo nuovo mondo. Quelli che vivono in Calabria non studiano molto, hanno bisogno di essere aiutati anche per portare a termine gli studi. Io vorrei che arrivassero a prendere un diploma oppure una laurea per giungere a ricoprire, in futuro, posti di rilievo importanti. Oggi loro potrebbero farlo perché i loro genitori hanno una cultura diversa, sono persone che hanno studiato nei loro Paesi di origine. Possono capire meglio ed aiutare i loro figli a realizzarsi. Noi amiamo questa terra è la nostra seconda patria e vorremmo contribuire a migliorarla  e a farla crescere.

*Pubblicista

Fonte: Calabria che Accoglie 2.0

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