di Lillo SCIARRATTA *
PRIMA di iniziare ci tengo a precisare che non ho la pretesa di ergermi a giornalista o scrittore. Il mio obiettivo è parlare di Carpanzano non attraverso un racconto generico sul territorio, ma di un viaggio nel suo borgo antico, lungo le tracce di un passato nobiliare, il tutto per trasformarlo in una leva di rinascita turistica. Carpanzano non può e non deve essere raccontata solo attraverso la cronaca del fango e del dissesto. Ridurre questo storico borgo alle sue gravi ferite significa ignorare una storia millenaria che affonda le sue radici nel tempo. C’è una Carpanzano che merita la ribalta nazionale non per le frane, ma per il suo glorioso passato e per un patrimonio culturale che merita di essere salvaguardato e riscoperto. La nascita di questo nostro caro paese è legata all’incursione saracena del X° secolo (986) e alla ricostruzione dopo il devastante terremoto del 1638. Bisogna valorizzare il mantello dell’Imperatore Carlo V°, lasciato ai Carpanzanesi nel 1535, che richiederebbe azioni mirate di conservazione scientifica e promozione turistico-culturale. Custodito nel Palazzo Comunale può diventare il fulcro dell’identità storico-locale della Valle del Savuto. Sarebbe opportuno istituire un corteo di rievocazione storica del XVI° secolo legato al transito dell’Imperatore, coinvolgendo le scuole e i borghi vicini; questo significherebbe inserire Carpanzano in una rete turistica regionale. Il Santuario Maria SS. delle Grazie (nella foto), originariamente noto come chiesa dell’Annunziata, è il cuore spirituale del borgo; eretto tra il XIV° e XV° secolo custodisce la sacra effige della Madonna, proclamata protettrice del paese nel 1903 da Papa Leone XIII°. Questa sacra effige, custode della fede carpanzanese, fu recata a Roma da don Enzo Gabrieli per ricevere la solenne benedizione durante il Giubileo del 2000 di Sua Santità Giovanni Paolo II°.
Da ricordare le sue parole: “Amate la madonna, amatela, amatela …”. Nel Santuario c’è un pregevole fastigio ligneo, un’antica acquasantiera marmorea risalente al 1563. Nel portico c’è il «Sedile Carpanzanese», che era il luogo di incontro in cui i nobili e le famiglie patrizie del borgo si riunivano per discutere e prendere decisioni amministrative e sociali della Comunità. La Chiesa parrocchiale di San Felice Martire, simbolo della rinascita post terremoto, con il fonte battesimale considerato uno dei principali tesori artistici risalente al XVII° secolo. Da ricordare pure i portali e gli stemmi delle famiglie nobili, testimoni silenziosi di un tempo senza fine. L’ex chiesa di San Pietro (1500), con la sua cupola ottagonale, oggi diventata il museo di civiltà contadina, dove si custodiscono gli attrezzi, i ricordi e le voci di una comunità rurale che ha scritto la storia del luogo e il sudore e la fatica. Il Convento dei Frati Minori Conventuali (1614) custodisce un prezioso altare maggiore in marmo ad intarsio (opera di bottega calabrese), luogo legato alla memoria di Padre Bonaventura Ponterio. Puntare, dunque, sul turismo facendo leva su noi abitanti, tenendo conto che il turista non è un numero ma un ospite d’onore. I visitatori saranno accolti nel nostro centro storico millenario dai meravigliosi affreschi del Santuario delle Grazie che trasformano le pareti in un museo a cielo aperto. La struttura del «Curtigliu» indica lo spazio racchiuso tra le case in pietra dove si svolgeva la vita quotidiana dell’attività rurale risalente al XVII° secolo. Venire a Carpanzano significa riscoprire una Comunità che ama le proprie origini. Un turismo lento, autentico, ben lontano dai circuiti di massa. È un rifugio dal ritmo caotico delle città dove il lusso non è l’hotel a 5 stelle, bensì il silenzio, il vento tra i vicoli e il suono delle campane.
Il nostro paese, pur trovandosi in una posizione strategica, crocevia tra mare, montagne e fiume, necessita dell’attenzione dei politici per porre fine all’atavica storia di questa strada a scorrimento veloce Piano Lago – Medio Savuto, ribadendo che siamo seccati di queste vane promesse affidate soltanto alla sapiente efficienza parolaia di questi parlamentari. C’è, come racconto, l’antica via Tozzarello-Silana, un percorso storico che collegava la costa con gli altopiani interni. C’è la storica Macelleria Antonio Fabiano, che si tramanda da generazioni, aperta nel 1950 dai nonni Pasquale e Rosina Fabiano, con i sapori autentici del territorio e con una eccellente professionalità garantita. E il paese della castagna, la cui sagra viene portata avanti dalla locale Proloco con abnegazione, continuando a valorizzare la castagna rovellese dal sapore ottimo e dolce, storicamente considerata “il pane dei poveri” per la sua capacità di sfamare intere generazioni montane. I castagneti secolari definiti “patriarchi del bosco” oggi rappresentano un patrimonio paesaggistico insostituibile contro l’abbandono delle aree montane. Nel panorama agricolo di Carpanzano c’è l’uliveto che ricade in località “Ginostrini”, che produce l’olio biologico extravergine di oliva di eccellenza curato dall’azienda agricola di Verusca Cianni, la cui attività rappresenta un punto di riferimento per la olivicoltura locale, avendo ricevuto importanti riconoscimenti nel settore come la partecipazione al “Premio Elaioteca Mediterranea dell’Oro dei Bruzi“. Anche i vigneti rappresentano la realtà della viticoltura collinare della Valle del Savuto.
Il 26 agosto 2025 a Carpanzano si è costituita l’associazione «Ricci di Bosco» con a presidente Luigi Sposato. L’atto costitutivo dimostra una maturità progettuale nell’utilizzare il riccio di bosco come simbolo, un contatto con la terra con finalità sociale e di valorizzare le tradizioni locali legate alla castanicoltura. Un plauso per il successo riscosso per il primo evento estivo organizzato nei castagneti, registrando un’affluenza di persone ben oltre le aspettative. Da sottolineare il calendario della Proloco con le manifestazioni estive che animano le piazze del nostro borgo, con un ringraziamento all’Amministrazione comunale per l’aiuto concreto e tangibile, così pure il circolo «La Botte» nel mese che storicamente rappresenta il picco delle attività organizzative. Desidero esprimere la mia più profonda gratitudine al giornalista e scrittore Luigi Michele Perri per la sua espressione: “Carpanzano siamo Noi“, che racchiude l’essenza di una battaglia civile e culturale. Questo suo trasporto attraverso queste sue splendide parole restituiscono dignità, orgoglio e valore alle nostre radici. Sosteniamo la rinascita di Carpanzano, non solo con i soccorsi ma venendola a visitare.
* consigliere con delega alla Cultura del Comune di Carpanzano (Cosenza).



