Valle del Savuto. Mancano servizi e infrastrutture, quale futuro per l’area industriale di Piano Lago? *

di Gaspare STUMPO *

IL TEMA pur essendo tra quelli strategici è rimasto senza risposta forse perché funzionale a certi “momenti” e per questo mai affrontato “di petto”: l’area industriale di Piano Lago. L’ultima volta che l’argomento è stato oggetto di una discussione più o mena articolata in cui forze politiche, amministrazioni locali e mondo dell’impresa si sono confrontati, esisteva la Comunità montana del Savuto, ente oggi dismesso. Correva l’anno 2010. A distanza di tempo il comparto industriale di Cosenza sud, che è tra i più grandi del Mezzogiorno, presenta problemi ancora più seri legati alla carenza di servizi e proposte progettuali. Un gap che rende poco appetibile l’attrazione di capitali e l’avvio di ulteriori forme di investimento per l’implementazione di attività e la creazione di nuovi posti di lavoro. Quasi 140 ettari di terreno (di cui 90 destinati a lotti di tipo industriale) compresi nei Comuni di Mangone e Figline Vegliaturo sui quali operano realtà anche di nicchia, la cui presenza non è sufficiente in rapporto alla domanda di lavoro e, soprattutto, agli obiettivi posti in essere con la stesura del programma per la industrializzazione dell’area. Che ha vissuto momenti esaltanti con l’attività di gruppi di livello internazionale (Polti, Dne, etc.) e, successivamente, di grave crisi con scioperi e manifestazioni legati alle delocalizzazioni degli stabilimenti e agli stessi licenziamenti degli operai. Tuttavia, questa porzione di territorio alle porte del Capoluogo, compresa tra il Tirreno, la Sila, ha mantenuto complessi importanti come la Cms segno che non è proibitivo (o controproducente) impegnare capitali per la realizzazione di realtà produttive. Circa due anni fa, in una articolo apparso sul quotidiano economico Il Sole 24Ore sono stati posti in sintesi i risultati di uno studio condotto da Unical e Centro di Ricerca Torino Nord Ovest su commissione dell’Unipol, relativo ad “Economia della Terra” – a partire dal rapporto tra istituzioni, imprese e risorse ambientali. Un lavoro che ha toccato più zone, comprese quelle del Reventino-Savuto, con risultati sorprendenti circa i modelli di sviluppo che da queste parti si intendono realizzare. Uno sviluppo basato sul binomio tradizione-innovazione, sostenibile, di qualità, in linea con la natura e la cultura dei territori. Ma è possibile insistere su tali modelli di sviluppo? Probabilmente si. Se si pongono le basi per una stretta sinergia tra istituzioni, impresa e cittadini, la strada che porta alla implementazione di nuovi processi economici può essere praticabile. Agroalimentare, terziario, ricerca, smart manufacturing, tecnologie della comunicazione, sono solo alcuni tra i settori su cui puntare per favorire sviluppo e occupazione. Occorre però partire dalle infrastrutture e dai servizi, che al momento risultano troppo carenti o mancanti: strade, autostrade, ferrovie. Rappresentano il primo tassello da sistemare, seriamente.

Data: 13 marzo 2018.

gasparemichelestumpo@pecgiornalisti.it )

Fonte: ‘Parola di Vita’.

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