Rogliano celebra il 75° anniversario della proclamazione della Vergine Patrona della cittadina

“CI SIAMO abituati in questi ultimi anni a celebrare in maniera diversa le festività, senza processioni ma con più fede. Le processioni sono belle quando sono espressione di fede altrimenti sono un modo per esporsi pubblicamente ma senza dare testimonianza”. Lo ha detto l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Francesco Nolè, nel corso dell’omelia pronunciata a Rogliano in occasione della Solennità dell’Immacolata Concezione. “In Chiesa si viene per pregare, per fare esperienza di comunione, di fraternità. Quella dell’Immacolata è la prima festa della Madonna. Dio l’ha pensata da sempre Immacolata perciò è diventata Madre di Dio e Madre nostra. Ma Dio – ha ricordato Nolè citando San Paolo – ha pensato anche noi, a come essere santi e immacolati nell’amore”. L’arcivescovo ha concelebrato il rito eucaristico assieme ai sacerdoti don Serafino Bianco, don Davide Gristina, don Pasquale Panaro e a padre Salvatore Cimino. Quest’ultimo, Superiore generale degli Ardorini, ha presieduto il Novenario nel Duomo della cittadina che ha dato i natali a don Gaetano Mauro, fondatore dei Pii Catechisti Rurali, del quale si è conclusa la fase diocesana della Causa di Beatificazione.  L’avvio delle celebrazioni è stato preceduto dal cerimoniale scouts, che ha segnato l’apertura dell’anno associativo. L’assistente di zona Agesci, don Manuel Iaccino, ha celebrato la Santa Messa a cui è seguita l’accensione di un braciere simbolico che in concomitanza con l’emergenza pandemica ha sostituito la “focara”, il tradizionale falò che da tempo immemore caratterizza la vigilia dei riti religiosi più importanti. Quest’anno ricorre il 75° anniversario della proclamazione dell’Immacolata Concezione Patrona e Regina della città di Rogliano.Era il 1946 – ha ricordato il sindaco Giovanni Altomare – quando i nostri padri assunsero questa storica iniziativa in corrispondenza del profondo culto mariano, radicato nella nostra Città tanto da costituirne motivo cardine di identità, ispiratore della civiltà e della cultura dei roglianesi, elemento guida della costruzione di una società viva e sana che ne ha accompagnato il corso storico”. Per  l’evento l’Unità Pastorale di San Pietro-Santa Lucia haprovveduto a realizzare anche un logo commemorativo. Al termine della funzione religiosa l’effige della Vergine è stata portata sul sagrato della Chiesa prima del rinnovo della consegna delle <Chiavi della Città>, da parte del primo cittadino, alla Immacolata Concezione. “Che il Signore ci faccia degni di questa grande Madre che ci ha donato, e Maria – ha concluso l’arcivescovo – non si stanchi mai di amarci, di sostenerci e di incoraggiarci nel nostro cammino”. Alla celebrazione (che si è svolta secondo le normative vigenti in materia sanitaria) hanno partecipato, tra gli altri, i neo comandanti della Stazione Carabinieri, maresciallo Marco Di Filippo, e della Compagnia Carabinieri di Rogliano, maggiore Alberto Fontanella. Non sono seguiti i consueti fuochi d’artificio in segno di rispetto per la scomparsa di Madre Giulia Tarasi, suora canossiana, molto amata nelle Comunità parrocchiali di Marzi, Santo Stefano e Rogliano per via della sua lunga (e benemerita) missione al servizio della Chiesa e dei più bisognosi.   

(Gaspare Stumpo)

Il sindaco Altomare: “la nostra città perennemente grata a Maria”

ANCHE quest’anno, dunque, è stata riproposta la cerimonia di consegna delle <Chiavi della Città> alla Immacolata Concezione, a testimonianza dell’importanza storica ed istituzionale, non solo religiosa, assunta dalla Solennità dell’8 dicembre nella Comunità roglianese, e del legame di fede tra quest’ultima e la Vergine Maria. Durante il discorso pronunciato al termine della funzione eucaristica, il sindaco Giovanni Altomare ha posto in evidenza le analogie relative alle difficoltà affrontate dal popolo roglianese nell’immediato Dopoguerra e quelle più attuali derivanti dalla grave crisi sanitaria legata alla pandemia. “Il manto della Madonna – ha evidenziato il primo cittadino – si è così fatto sentire, tanto che, ogni anno, puntualmente alla sua Festa, è emerso il bisogno di esprimerLe la nostra gratitudine, una gratitudine perenne che non verrà, né dovrà, mai venir meno nella fideistica dedizione della Rogliano presente e futura. Oggi, come ieri ci siamo rivolti alla Madonna Immacolata affinché le nostre invocazioni, le nostre preghiere, il nostro grido di dolore possa essere accolto per aprire i nostri cuori alla speranza”. “Siamo fiduciosi – ha sottolineato Altomare – perché non ci può essere fiducia se non c’è Fede, e noi la Fede la teniamo ardente nei nostri animi e nei nostri cuori”. (G.S.)

Fonte: Parola di Vita

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